Il filtro solare al DNA

Una ricerca americana apre la strada allo sviluppo di schermi solari di nuova concezione, molto più efficaci e duraturi rispetto alle creme che conosciamo oggi.

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La tintarella? Solo se adeguatamente protetti.|Wikimedia Commons

Un team di ricercatori della Binghamton University di New York ha messo a punto un filtro solare di nuova concezione che potrebbe ridurre in modo significativo i gravi danni provocati alla nostra pelle dai raggi UV.

 

La prolungata esposizione ai raggi ultravioletti causa un’alterazione irreversibile al DNA della cute che porta all'invecchiamento precoce dell’epidermide e può causare tumori della pelle.

 

DNA da spalmare. Guy German e i suoi colleghi sono però riusciti a realizzare un sottile film di DNA che, esposto alla luce del sole, si è dimostrato in grado di arrestare il 90% dei raggi UVB e il 20% dei raggi UVA.

 

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I ricercatori hanno steso un sottile strato di materiale genetico di salmone disciolto in una soluzione liquida e lo hanno fatto asciugare, ottenendo la sottile pellicola di DNA essiccato che, esposta al sole, si è dimostrata un ottimo schermo.

Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

 

Invecchiando migliora. Grazie a uno spettrofotometro, uno strumento che permette di misurare la quantità di luce e la lunghezza d’onda delle radiazioni luminose, i ricercatori hanno scoperto che la capacità filtrante della pellicola genetica aumenta con il prolungarsi dell’esposizione al sole.

 

Come fa il DNA a filtrare così bene le radiazioni? Domanda legittima, e in effetti non è del tutto chiaro, ma gli scienziati hanno elaborato due teorie.

 


Come funziona. La prima vuole che il materiale genetico si adatti alla "nuova situazione" migliorando la sua capacità di assorbimento dei raggi UV. L’altra riguarda la densità delle cellule, che sembra aumentare con l’esposizione al sole. German e suoi colleghi non escludono però anche una terza ipotesi, che è un mix tra tra le altre due.

Il filtro solare al DNA arriverà mai sul mercato? Forse, e solo quando questo tipo di soluzione sarà stata completamente esplorata, perciò non nei prossimi anni. Anche se l’idea di una protezione da applicare una sola volta e che aumenta di efficacia con il passare del tempo sembra proprio il sacro graal dei patiti della tintarella.

03 Agosto 2017 | Rebecca Mantovani