Il dispositivo per "vedere" con la lingua

Brainport V100 converte i segnali visivi in microvibrazioni percepibili dalla bocca: con il necessario allenamento diventa possibile distinguere gli oggetti e la loro posizione nello spazio.

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Il dispositivo che permette di "vedere" con la lingua. | Wicab / Zelf Koelman

Dopo essere sbarcato in Europa già da un paio d'anni, ora il Brainport V100 è stato approvato dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA), che ha quindi autorizzato la sua vendita negli Stati Uniti. Si tratta di un nuovo, significativo riconoscimento per questo apparecchio per non vedenti, che converte gli stimoli visivi in vibrazioni distribuite sulla lingua e di cui vi avevamo raccontato del progetto nel 2006.

 

Come funziona. Realizzato dall'azienda di dispositivi medici Wicab, il Brainport consiste in una videocamera a basso consumo applicata sul retro di un paio di occhiali scuri; un controller da tenere in mano, che permette ad esempio di "ingrandire" le immagini acquisite e che contiene anche la batteria necessaria per tre ore di utilizzo; una placca ricevente da posizionare in bocca, che distribuisce gli stimoli elettrici alla lingua.

 

Brainport V100 converte in tempo reale le immagini ricevute in segnali elettrici, ovvero sequenze di leggere vibrazioni che vengono trasmesse alla placca collegata e quindi direttamente sulla lingua dell'utente. La loro intensità è proporzionale alla luminosità dell'immagine che colpisce il sensore della telecamera: più elevata alla presenza dei pixel bianchi, quasi nulla nella conversione dei pixel neri.

 

Serve un po' di pratica. Non è facile per gli utenti orientarsi immediatamente in questo mondo di stimoli completamente nuovi: la curva di apprendimento è ripida ed è necessaria almeno una decina di ore di sessioni dedicate per capire come decodificare gli stimoli correttamente e con un certo grado di automatismo.

 

Con il tempo però un'alta percentuale di utenti (il 69% negli ultimi test) riesce a distinguere posizione, forma e movimento degli oggetti nell'ambiente circostante.

 

25 giugno 2015 | Lorenzo Longhitano