Il circolo vizioso dell'Aids in Sudafrica

Uno studio genetico svela come si diffonde il virus in quel Paese, e perché è così difficile fermarlo.

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La Conferenza internazionale sull'Aids è stata l'occasione per fare il punto sull'epidemia globale.|International AIDS Society/Marcus Rose

Proprio il Sudafrica, che quest'anno ospita la Conferenza internazionale sull'Aids, è fra Paesi che faticano di più a controllare la diffusione del virus Hiv. Secondo uno studio presentato a Durban, sede dell'evento, all'origine di questa difficoltà c'è un fenomeno sociale ben radicato, per il quale è molto frequente che ragazze giovani abbiano relazioni con uomini adulti, che in cambio pagano i loro studi, qualche pranzo o fanno altri piccoli acquisti.

 

ragazze e uomini. I ricercatori del Centro Caprisa (sigla che sta per Centre for the Aids Program of Research in South Africa) hanno ricostruito le dinamiche del contagio analizzando le caratteristiche genetiche dei virus che circolano all'interno di una piccola comunità. È emerso che la principale criticità è costituita proprio dai rapporti sessuali fra uomini over 30 e giovani donne. Queste ultime, crescendo, trasmettono poi l'infezione ai mariti e compagni, che contagiano nuovamente le ragazze con cui avranno relazioni temporanee. «Questo è il motore che fa sì che l'Hiv in Sudafrica sia così diffuso» ha commentato Salim Abdool Karim, a capo del gruppo di studio. Fermarlo non sarà facile, perché ad alimentarlo è la povertà.

 

 

medicine per prevenire? Per correre ai ripari, è stato proposto di offrire alle ragazze farmaci che prevengano la malattia, già usati in altri Paesi. Infatti, sebbene gli studi non siano concordi sull'efficacia di questa strategia, l'Organizzazione Mondiale della Sanità la consiglia per le categorie a rischio, e a giugno proprio il Sudafrica ha approvato questa forma di profilassi per chi si prostituisce, ma non per tutte le giovani donne.

 

Epidemia stabile. La Conferenza internazionale sull'Aids è stata anche l'occasione per fare il punto sull'epidemia globale. Secondo gli ultimi dati, pubblicati anche dalla rivista Lancet, le persone che convivono con il virus nel mondo sono 38,8 milioni (erano 27,9 11 milioni nel 2005), mentre il numero di morti è sceso da 1,8 milioni nel 2005 a 1,2 nel 2015. Ancora oggi, più della metà dei malati non ha accesso alle terapie antiretrovirali, e sebbene negli anni si sia vista una riduzione chiara della trasmissione fra madri e figli, il numero di nuove infezioni fra gli adulti è calato invece pochissimo, e si attesta sui due milioni e mezzo all'anno. Il 72% dei nuovi casi si verifica nell'Africa Sub-Sahariana, di gran lunga la regione più colpita, e il 15,5% in Asia meridionale e orientale. Nell'Europa occidentale si registra lo 0,5% delle nuove infezioni (circa 13.000 all'anno), e con un 1960 casi stimati per il 2015 l'Italia è preceduta nell'Ue solo da Spagna (2350) Portogallo (2220) e Regno Unito (2060).

22 Luglio 2016 | Margherita Fronte