Il cervello di chi è sovrappeso è 10 anni più vecchio

Nelle persone con obesità è stata osservata una sensibile riduzione di sostanza bianca, non associata a cali cognitivi. Difficile stabilire stabilire se sia causa o effetto dell'aumento di peso.

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Più vecchi della reale età anagrafica.|Reuters/Darrin Zammit Lupi

Il cervello delle persone obese o sovrappeso appare invecchiato di 10 anni rispetto a quello dei coetanei normopeso. Lo rivela uno studio in risonanza magnetica delle università di Cambridge e Yale pubblicato sulla rivista scientifica Neurobiology of Aging.

 

La differenza si vede, in particolare, nella sostanza bianca, l'insieme di fasci di fibre nervose che collegano le varie aree cerebrali, il volume dei quali diminuisce con l'età, nelle persone di tutte le taglie. Ma l'entità di questo assottigliamento sarebbe correlata all'indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index).

 

 

In giallo, la sostanza bianca di un soggetto di 56 anni con BMI di 19.5 (a sinistra) e di un 50enne con BMI di 43.4 (a destra). | Lisa Ronan

 

Invecchiamento precoce. Le scansioni cerebrali di 246 persone normopeso e 227 soggetti obesi o sovrappeso tra i 20 e gli 87 anni hanno evidenziato che, all'età di 37 anni - quando inizia la riduzione del volume dei fasci di fibre nervose - la sostanza bianca dei secondi appare più sottile di quella dei primi. La differenza è massima ai 40 anni per poi stabilizzarsi su uno scarto corrispondente a 10 anni di "vecchiaia" in più, per gli obesi.

 

Nessuna conseguenza. Questo è quanto emerge dalle immagini. Occorre però fare alcune precisazioni. L'assottigliamento di sostanza bianca non ha comportato alcun calo nelle prestazioni cognitive, per le persone sovrappeso (il cui QI risultava in linea con quello dei coetanei magri).

 

Causa o effetto? Inoltre è difficile stabilire se la riduzione del volume di fibre nervose sia causata dall'aumento del BMI, se ne sia la causa o se abbiano entrambi un'origine comune. «Può darsi che i geni responsabili dell'obesità siano anche responsabili della riduzione del cervello; o che un cambiamento a livello del cervello porti a mangiare oltre misura», spiega Lisa Ronan, a capo dello studio.

 

Alcuni distinguo. In più lo studio ha il limite di non seguire i pazienti nel corso del tempo (perché "fotografa" soltanto la situazione attuale) e anche l'uso del BMI può nascondere insidie, perché non tiene conto della massa muscolare, diversa dal grasso corporeo. 

 

Occorrerà chiarire il rapporto tra questa correlazione e l'insorgenza di malattie neurodegenerative. Se la relazione tra demenze e obesità è da sempre controversa, tra gli stili di vita che proteggono dall'invecchiamento cerebrale ci sono senz'altro un'alimentazione sana e una vita attiva.

05 Agosto 2016 | Elisabetta Intini