Salute

Ictus: l'importanza della tempistica nella riabilitazione

Un nuovo studio su animali suggerisce che l’applicazione nella sequenza corretta di farmaci ed esercizi può fare la differenza per la cura di questa patologia.

La riabilitazione dopo un ictus cerebrale è una strada in salita: è lunga, difficile, e non sempre i risultati sono quelli sperati. Ora un gruppo di ricercatori ha testato, per ora solo sugli animali, una combinazione di terapia riabilitativa e farmacologica che darebbe risultati assai promettenti: ratti che avevano perso l’uso delle zampe anteriori dopo un esteso danno cerebrale sono tornati alla funzionalità quasi completa.

La chiave del successo, secondo gli scienziati, è nella scelta del momento opportuno per somministrare la terapia farmacologica, un’immunoterapia a base di anticorpi che promuovono la crescita delle fibre nervose, e l’allenamento con gli esercizi di riabilitazione.

L'esperimento su 70 ratti
Nel loro esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati su Science, ricercatori di università svizzere, tedesche e giapponesi hanno usato come modello animale una settantina di ratti. Hanno indotto un vasto ictus cerebrale negli animali e poi li hanno sottoposti a diversi schemi di terapia.

Metà dei ratti, prima degli esercizi di allenamento per il recupero motorio, ha ricevuto una terapia a base di anticorpi che bloccano una particolare proteina nota per inibire la crescita dei nervi. L’altra metà ha ricevuto lo stesso trattamento ma in contemporanea alla riabilitazione. Altri animali non hanno ricevuto alcun trattamento. La riabilitazione degli animali consisteva in “esercizi” di allenamento per cercare di afferrare uno zuccherino con le zampette davanti, la cui funzionalità era stata compromessa dall’ictus.

Risultati diversi
I risultati sono stati molto diversi a seconda che gli animali avessero ricevuto l’immunoterapia prima o in contemporanea all’allenamento. Mentre quelli trattati in precedenza hanno recuperato quasi completamente l’uso delle zampe, gli altri sono migliorati pochissimo, come anche i gruppi non sottoposti ad alcun trattamento.

L’analisi da un punto di vista anatomico ha poi dimostrato che mentre con la somministrazione prima degli esercizi, le fibre nervose erano cresciute in modo ordinato dalle parti intatte della corteccia motoria verso il midollo spinale, per andare a sostituire quelle perse con l’ictus, l’immunoterapia in contemporanea all’allenamento aveva prodotto una crescita di fibre molto più disordinata a caotica.

Il tempismo nelle terapie
Secondo i ricercatori, l’esercizio preceduto dall’immunoterapia ha l’effetto di stabilizzare e rinforza i nuovi circuiti nervosi; l’allenamento intensivo nel momento stesso in cui le nuove fibre si generano sarebbe invece controproducente e porterebbe invece a una plasticità nervosa aberrante e “inutile” ai fini del recupero del movimento.

È una dimostrazione, secondo gli scienziati, dell’importanza della tempistica con cui vengono effettuate le terapie nell’ictus e potrebbe dare indicazioni importanti per massimizzare l’efficacia dei trattamenti di questa patologia.

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13 giugno 2014 Chiara Palmerini
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