Focus

Coronavirus e CoViD-19: tutte le notizie Vai allo speciale

I fattori di rischio associati alla morte per covid

Uomo, anziano e appartenente a una minoranza etnica: sono le caratteristiche dei pazienti più spesso morti per covid, in base al più ampio studio sul tema.

morti-per-covid
Una ricerca su milioni di persone conferma i tratti demografici che aumentano il rischio di morire di covid. | Shutterstock

Genere, etnia, condizioni di salute pregresse e, soprattutto, l'età: questi sono i fattori che concorrono al rischio di sviluppare forme gravi di covid e di morire per l'infezione. I pazienti anziani, maschi, afroamericani o appartenenti ad altre minoranze etniche, o che soffrono già di malattie croniche, corrono un rischio aumentato di decesso per CoViD-19. Era già emerso in molti studi, ma ora la conferma arriva da un'analisi condotta su 17 milioni di persone nel Regno Unito, la più ampia ricerca epidemiologica di questo tipo mai realizzata, pubblicata su Nature.

 

«Molti dei precedenti lavori si concentravano su pazienti ricoverati in ospedale; ciò è utile e importante, ma volevamo farci un'idea chiara dei rischi in generale. Il nostro campione di partenza è letteralmente chiunque», spiega Ben Goldacre, scienziato dell'University of Oxford che ha partecipato allo studio.

Il fattore anagrafico. I ricercatori hanno analizzato i dati sanitari anonimi di 17.278.392 adulti residenti in Inghilterra e registrati dal Sistema Sanitario Nazionale del Regno Unito. Nel corso di tre mesi, 10.926 di queste persone sono morte per covid o per le sue complicanze. I dati sono stati caricati su una piattaforma di analisi in continuo aggiornamento, OpenSAFELY. I pazienti che avevano più di 80 anni sono risultati 20 volte più a rischio di morte per covid rispetto ai cinquantenni, e centinaia di volte più a rischio decesso dei malati sotto i 40 anni. La maggiore suscettibilità dei pazienti anziani era nota, ma la sproporzione del rapporto tra malati e deceduti tra un decennio di età e l'altro ha lasciato gli scienziati stupefatti. Oltre il 90% dei morti per covid in Inghilterra aveva più di 60 anni. In Italia, l'età media dei pazienti deceduti per l'infezione da coronavirus è di 80 anni (dati ISS).

 

Sesso e salute. Gli uomini colpiti dal virus corrono maggiori probabilità di morire rispetto alle donne della stessa età: in Inghilterra, il 60% dei pazienti deceduti era di genere maschile (in Italia il 58%). Le persone immunocompromesse o con preesistenti condizioni di obesità, diabete, gravi forme di asma e malattie cardiovascolari sono risultate più a rischio di morte. Così come chi percepisce un reddito più basso

Il fattore etnico. Lo studio ha confermato quanto emerso anche da altre ricerche, e cioè che le persone afroamericane o dell'Asia meridionale, così come i pazienti di altre minoranze etniche, sono più a rischio di decesso per covid rispetto ai malati bianchi. Le ragioni di questa disparità sono complesse e - dicono i ricercatori - «solo in piccola parte spiegate da una più elevata prevalenza di problemi di salute come malattie cardiovascolari o diabete tra gli afroamericani, o da una maggiore povertà»

 

Negli USA, gli ispanici e gli afroamericani si ammalano di covid tre volte più dei "bianchì" e corrono un rischio due volte più alto di morte. Molte di queste persone sono lavoratori essenziali che non hanno potuto prendere le giuste precauzioni durante i lockdown, che vivono in abitazioni affollate, con più generazioni sotto lo stesso tetto, o devono affrontare barriere linguistiche e discriminazioni quando provano ad accedere a cure mediche.

 

In Italia, il 5,1% dei casi di covid notificati riguarda cittadini stranieri (fonte), ma il rischio di ricovero in ospedale per gli stranieri è 1,4 volte più elevato e, in questo gruppo, ancora più alta è la percentuale di pazienti che necessitano di accedere alla terapia intensiva. La curva dei contagi relativa ai cittadini stranieri è però a lungo apparsa troppo positiva: adesso, ciò fa pensare che la diagnosi tra i pazienti stranieri arrivi in ritardo, che venga notificata più tardi alle istituzioni, e che i casi meno gravi passino inosservati.

13 luglio 2020 | Elisabetta Intini