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I danni del fumo di terza mano

È quello che si attacca a capelli e vestiti: si sapeva che può causare diversi disagi, ora si scopre che può anche favorire il diabete.

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Mobili, tende, tappeti, divani: il fumo di terza mano persiste molto a lungo. | Dani Cardona/Reuters

Che il fumo passivo nuoccia almeno tanto quanto quello diretto è un fatto noto, ma adesso si allunga anche l'elenco dei danni per il "fumo di terza mano", cioè quello che impregna abiti, capelli, tessili e arredi dei luoghi in cui viviamo.

 

Di alcuni si sapeva già: iperattività, difficoltà nel rimarginare le ferite e comunque danni a fegato e polmoni. Ora uno studio dell'università della California Riverside pubblicato su PLOS ONE ne aggiunge uno, riscontrato con i topi: il residuo di sostanze tossiche favorisce la resistenza all'insulina, l'anticamera del diabete di tipo 2.

 

I più a rischio. Il fumo di terza mano è un insieme di composti che permane a lungo nell'ambiente, e che mischiandosi con altri inquinanti dell'aria dà origine a sostanze in alcuni casi cancerogene. Bambini e anziani sono particolarmente vulnerabili a questo residuo di nicotina: i primi perché sono spesso a contatto con tappeti e altre superfici "impregnate"; i secondi, perché sono più vulnerabili.

 

Modello animale. Quando i ricercatori hanno esposto alcuni topi ad ambienti intrisi di fumo di terza mano, gli animali hanno sviluppato stress ossidativo cellulare (cioè danni alle componenti principali delle cellule), e con esso iperglicemia (un eccesso di glucosio nel sangue) e insulino-resistenza, ossia la bassa sensibilità delle cellule all'azione dell'insulina, l'ormone che permette al corpo umano di trasformare gli zuccheri del cibo in energia.

 

Ai ripari. Questa condizione può portare al diabete mellito di tipo 2, più comune negli adulti ma in ascesa anche tra i più giovani. Lo studio potrebbe contribuire a campagne per la tutela dei non fumatori - soprattutto di quelli più deboli - dai danni di queste tossine.

 

4 marzo 2016 | Elisabetta Intini