Salute

I batteri che ci dicono quando siamo sazi

I batteri che abitano nel nostro intestino possono regolare la nostra sensazione di fame o sazietà. Ma non ci aiuteranno a dimagrire senza fatica. Almeno per ora. 

Alla fine del pranzo non hai più posto per il dessert? Sono i batteri all’interno dell’intestino che ti vogliono dire qualcosa. E faresti bene ad ascoltarli.

Lo sostiene un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Rouen (Francia) secondo i quali, 20 minuti dopo i pasti, i microrganismi intestinali iniziano la produzione di proteine che inibiscono nel cervello i meccanismi della fame.


Fame batterica. Queste proteine sarebbero prodotte dai batteri di E. coli normalmente presenti nell’intestino e influenzerebbero i segnali che quest’ultimo invia al cervello per attivare o spegnere la sensazione di appetito.


Il meccanismo evidenziato dallo studio è particolarmente interessante e si basa sulla reciproca cooperazione tra i batteri e l'uomo che li ospita.

Ogni volta che mangiamo forniamo infatti un complesso di elementi nutritivi alla nostra flora batterica. Questa, per tutta risposta, si riproduce così da sostituire gli individui espulsi con le feci. Dato che la popolazione di batteri dipende da noi per la sopravvivenza, ha tutto l’interesse a mantenersi stabile nel tempo.

Ecco quindi che avrebbe sviluppato un meccanismo in grado di chiedere al corpo che le offre asilo più cibo o per comunicare che ne ha avuto a suffucienza.

Spegnere la fame. Il team francese ha somministrato queste proteine a una popolazione di topi scoprendo che stimolano la produzione del peptide YY - un ormone legato al senso di sazietà - anche negli animali tenuti a digiuno. Questi infatti, pur avendo libero accesso alle mangiatoie non ne approfittavano.

Allo stesso modo si è scoperto che i batteri affamati producono proteine che stimolano la produzione di GLP-1, un altro ormone legato però allo stimolo della fame.


«Il nostro lavoro mostra come le proteine prodotte dall’ E.coli siano in grado di utilizzare gli stessi percorsi molecolari seguiti dal corpo umano per regolare l’assunzione di cibo. Ora dobbiamo capire se e come come una flora batterica intestinale alterata può influenzare questi meccanismi»spiega alla stampa Sergueï Fetissov, responsabile dello studio.

27 novembre 2015 Rebecca Mantovani
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