Salute

Global Drug Survey 2017: inchiesta sull'uso di sostanze stupefacenti

Il rapporto annuale del Global Drug Survey fa il punto sui tipi di droghe, sulla tipologia dei consumatori abituali e sulla frequenza di trattamenti sanitari urgenti in relazione alle sostanze.

Il Global Drug Survey (GDS), ente di ricerca indipendente con base a Londra, ha pubblicato il Report 2017 sui consumi di droghe (riferiti all'anno 2016): è uno studio su 115.523 persone di oltre 50 Paesi del mondo che si sono dichiarati "consumatori di droghe" (compresi 3.500 italiani). Come le precedenti, questa edizione della ricerca è molto articolata e consente di mettere età, genere, etnia, livello di studi e altre informazioni in relazione all'uso di stupefacenti. Tra l'altro, permette di stilare una sorta di classifica di pericolosità delle droghe più utilizzate.

Lo studio però non indaga i danni a breve, medio o lungo termine delle sostanze considerate. Con pericolosità è in questo caso intesa invece la necessità di assistenza medica urgente perché in grave stato confusionale, privi di conoscenza o a rischio di vita come conseguenza dell'assunzione di una sostanza.

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Tutte le sostanze considerate nello studio: sul campione ("sample", composto da oltre 115.000 persone), praticamente tutti sono consumatori abituali di alcol (98,7%), e la stragrande maggioranza di cannabis (77,8%) e tabacco (63,1%). Le richieste di interventi medici in emergenza si collocano evidentemente in un'ampia fascia di sovrapposizioni. © Global Drug Survey 2017

Nel 2017, il più alto numero di interventi medici in emergenza si è avuto con le metanfetamine: 4,8 su 10 (ossia 1 su 2, il 50%, al netto delle frazioni statistiche), nell'arco dell'inchiesta e tra quanti hanno dichiarato di fare uso abituale di queste sostanze, indipendentemente dal genere (maschi/femmine) e dal metodo (orale, per inalazione o per endovena). Segue la cannabis sintetica (K2, Spice, Black Mamba...): in questo caso 3 consumatori su 10 dichiarano di aver avuto bisogno di assistenza sanitaria urgente nel periodo considerato. Seguono nell'ordine alcol (lo studio rileva anche l'uso/abuso di alcolici, tabacco e mix di tabacco e stupefacenti oltre a oppiacei e altre sostanze d'uso farmacologico), MDMA/ecstasy, amfetamine (speed, ossia mix di amfetamine, metanfetamine e amfetamino-simili), cocaina, LSD e cannabis - tutte nell'ordine di 1 trattamento sanitario urgente ogni 10. Il fanalino di coda lo fanno i funghi allucinogeni, con una media di 1 trattamento sanitario ogni 50, ma la ricerca non distingue tra psicoattivi e inebrianti.

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Trattamenti medici urgenti per alcune delle sostanze considerate: alla base, in rosso, il numero di persone che nel corso dell'inchiesta ha dichiarato di consumare abitualmente quella specifica sostanza (ma non necessariamente solo quella). © Global Drug Survey 2017

Deduzioni complesse. Il rapporto non è uno "studio scientifico" nel significato più rigoroso che si dà a questa espressione: il GDS non si appoggia a laboratori medici e non accede a dati clinici. Il metodo usato è descritto in dettaglio sulle sue pagine online, ma in estrema sintesi si può riassumere in "interviste e dichiarazioni volontarie". Questo è allo stesso tempo un punto di forza e una debolezza del lavoro: un punto di forza perché in assenza di qualsivoglia pressione le dichiarazioni degli intervistati possono essere più veritiere, una debolezza perché non c'è controllo sui fattori clinici e psicologici che possono falsare la realtà percepita.

Nonostante l'insanabile contraddizione, il lavoro resta comunque un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano professionalmente di dipendenze.

12 giugno 2017 Focus.it
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