Salute

Urine al glifosato: così è aumentata l'esposizione

Negli ultimi 20 anni i livelli del diserbante nel corpo umano sono sensibilmente cresciuti: uno studio indaga quanto di questo erbicida assumiamo attraverso l'alimentazione.

I livelli di glifosato, il componente chiave dei diserbanti più usati in agricoltura, da tempo sotto accusa per i possibili danni alla salute, sono cresciuti in modo importante nell'organismo umano negli ultimi due decenni.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), uscito proprio nei giorni in cui l'accordo dei Paesi dell'Unione Europea sul rinnovo della licenza d'uso dell'erbicida (che scade il 31 dicembre 2017) è di fatto slittato. Gli Stati membri non hanno raggiunto un punto di incontro sulla proposta di estendere le autorizzazioni per 5 oppure 7 anni; martedì 24 ottobre, il Parlamento Europeo aveva invece approvato una risoluzione non vincolante per eliminare gradualmente l'utilizzo della sostanza entro il 2022.

Lo studio. I ricercatori dell'Università della California presso la San Diego School of Medicine hanno confrontato i livelli di glifosato nell'urina di 100 persone in un arco di tempo di 23 anni. Hanno cominciato dal 1993, l'anno prima dell'introduzione, da parte della Monsanto, di coltivazioni geneticamente modificate resistenti al Roundup, nome commerciale dell'erbicida. Da quando queste colture si sono diffuse, l'uso del diserbante nel mondo è aumentato di circa 15 volte.

Nelle urine dei partecipanti le quantità di glifosato sono passate da una media di 0,20 microgrammi per litro del periodo 1993-1996 a una media di 0,44 microgrammi per litro del 2014-2016. Le dosi sono ben al di sotto degli 1,75 milligrammi per chilo di peso corporeo fissati come soglia limite di esposizione dall'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, e dei 0,3 milligrammi per chilo stabiliti dall'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (sulle modalità di esposizione al glifosato, leggi qui).

È comunque un aumento importante, che passa in gran parte inosservato, che dipende dall'ampia diffusione, negli USA, di coltivazioni Ogm resistenti al diserbante (prima soia e mais, ora anche grano e avena). Nel 2015 la IARC, l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dall'Oms, ha inserito il glifosato nella lista delle sostanze "probabilmente cancerogene". Le valutazioni dell'EFSA, più prudenti, sembrano però rispecchiare fedelmente gli studi forniti dalla Monsanto.

27 ottobre 2017 Elisabetta Intini
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