Salute

Giornata mondiale senza tabacco 2021: sosteniamo chi vuole smettere

Il rapporto tra covid e fumo e l'impegno ad aiutare chi intende smettere: il messaggio della Giornata mondiale senza tabacco, World no tobacco day.

Nell'ultimo anno e mezzo il timore di patologie polmonari legate alla covid ha spinto alcuni a smettere di fumare, ma gli eventi stressanti e luttuosi connessi alla pandemia hanno prodotto per molti altri l'effetto opposto. Ora che si intravede una luce oltre il coronavirus, l'OMS rinnova l'invito a smettere: "Commit to quit" ("impegnati a smettere") è il tema della Giornata mondiale senza tabacco 2021, il World no tobacco day che si celebra in tutto il mondo il 31 maggio.

Sforzo collettivo. Il messaggio non si rivolge soltanto ai fumatori, ma è piuttosto una richiesta globale di aiuto, un richiamo a sostenere con ogni mezzo chi vorrebbe chiudere con le sigarette ma si scontra con la dipendenza da nicotina e con abitudini consolidate (la pausa caffè-sigaretta, oppure fumo "così mi rilasso"...) che rendono il gesto di fumare parte di una routine difficile da scalfire. Il supporto professionale raddoppia le chance di riuscire a smettere, ma al 70% degli 1,3 miliardi di fumatori nel mondo manca qualunque forma di sostegno, senza contare che nell'ultimo anno e mezzo tutti i servizi sanitari sono stati mobilitati dalla gestione della pandemia.

obiettivi strategici. Secondo l'OMS, oltre 7 milioni di morti all'anno sono il risultato diretto dell'uso di tabacco, e altri 1,2 milioni di decessi dipendono dall'esposizione a fumo di seconda mano. Queste morti si potrebbero evitare, se l'industria del tabacco non lavorasse per incrementare la dipendenza da sigarette tradizionali ed e-cig.

Negli ultimi 20 anni, circa 60 milioni di persone hanno smesso di fumare, ma la rinuncia al fumo non si è verificata ovunque in modo uniforme: l'industria del tabacco ha promosso l'uso di sigarette tradizionali nei Paesi a medio-basso reddito e spinto sulle sigarette elettroniche in quelli industrializzati. Le e-cig, che sempre più studi danno come connesse allo sviluppo di patologie polmonari croniche, sono state vendute come strumento per smettere di fumare, un'assunzione finora non suffragata da prove scientifiche, mentre le tattiche di marketing e la disponibilità di aromi gradevoli hanno creato una nuova fascia di pubblico dipendente da nicotina tra i giovanissimi.

Come aiutare. Quest'anno l'OMS punta ad aumentare le reti di supporto per chi vuole smettere di fumare e potenziare i servizi che ci sono già. Le forme di aiuto messe in campo vanno da una migliore formazione degli operatori sanitari, a programmi per monitorare il consumo di tabacco, interventi per proteggere dal fumo passivo, campagne pubblicitarie che offrano aiuto o informino dei rischi del fumo, aumento delle tasse sul tabacco.

Quest'ultimo intervento si è rivelato particolarmente efficace e rapido specialmente tra i più giovani o nei Paesi più poveri: per un vero effetto dissuasivo, le tasse sul tabacco dovrebbero essere sufficientemente alte da portare i prezzi delle sigarette fuori dalla soglia tollerabile per il reddito di una famiglia.

Covid e tabacco. La pandemia in Italia ha avuto effetti contrastanti sul desiderio di fumare. Secondo uno studio condotto nell'aprile 2020 dall'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, l'Università San Raffaele, ISPRO e DOXA, la paura della covid ha convinto 630.000 italiani (specialmente nella fascia 35-54 anni) a smettere con le sigarette durante lo scorso lockdown. Tuttavia, nello stesso periodo 3,9 milioni di persone, il 9% circa della popolazione, hanno iniziato a consumare tabacco o aumentato i loro consumi abituali di sigarette, e anche il numero di utilizzatori di sigarette elettroniche è cresciuto di 436.000 unità.

30 maggio 2021 Elisabetta Intini
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