AIDS, la strage continua

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Alcuni studenti formano il tradizionale fiocco rosso della lotta contro l'AIDS a Marina Beach, nella città indiana di Chennai|© Babu Babu/Reuters
Sembra un titolo degli anni '80/'90, quando la scoperta del virus accese i riflettori su questa infezione letale che mieteva vittime in ogni parte del mondo.
Col passare del tempo, l'attenzione iniziò progressivamente a diminuire e, complici le terapie retrovirali sempre più efficaci, iniziò a farsi strada una falsa rassicurazione diffusa nei confronti della malattia.
Niente di più sbagliato, come confermano i dati diffusi in occasione di questa Giornata Mondiale contro l'AIDS: nel mondo oggi sono 34,2 milioni le persone sieropositive (dati Unaids), con il 69% dei casi nell'Africa subsahariana. Ma non bisogna commettere l'errore, quando si parla di epidemia da HIV, di pensare che colpisca solo nei paesi più poveri. In realtà si tratta di una vera e propria pandemia, presente senza discriminazione in ogni paese del mondo, Italia compresa. E anche da noi il numero di sieropositivi non fa che aumentare, al ritmo di un contagio ogni 2 ore. Sono 160mila secondo l'Istituto Superiore di Sanità, con 4mila nuove infezioni all'anno trasmesse nell'80% dei casi per via sessuale (IST, ovvero le Infezioni Sessualmente Trasmesse). Ma i dati confermano anche un'altra allarmante verità, e cioè che nonostante i numeri e i contagi in costante aumento sull'argomento si sta abbassando la guardia. Secondo un'indagine condotta dal portale Studenti.it, il 31% dei giovani intervistati ha dichiarato di sapere poco o nulla sull'AIDS.
Ignoranza, silenzio e disattenzione sono i migliori alleati del virus, mentre la prevenzione rappresenta l'arma più potente per combatterlo.

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01 Dicembre 2012 | Rebecca Mantovani