Salute

All'istituto Galeazzi il monitoraggio delle protesi evita nuovi interventi

Un sistema basato sulla radiostereometria rileva anche i micro movimenti, verificando con precisione la stabilità nel tempo. [Contenuto Sponsorizzato]

Le protesi di anca o ginocchio sono per molti pazienti una soluzione che permette di condurre una vita normale, senza compromessi di mobilità. Tuttavia, proprio nell'utilizzo quotidiano delle parti, possono avvenire micro movimenti delle protesi che, in molte occasioni, scatenano dolori e disturbi funzionali dell'articolazione.

 

Le conseguenze dei micro movimenti delle protesi

Con l'andar del tempo, anche i movimenti impercettibili possono portare a conseguenze pesanti, fino addirittura al fallimento dell'impianto e alla necessità di sottoporsi a un nuovo intervento. Ad oggi, la casistica segnala questa evenienza per il 15-20% di protesi al ginocchio. Come preservare il risultato del primo intervento e il benessere del paziente?

 

Un nuovo sistema rileva i micro movimenti nel tempo

Il problema è stato affrontato da un team dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, guidato dal dottor Michele Ulivi, Responsabile dell'Unità Operativa di Ortopedia Ricostruttiva Articolare della Clinica Ortopedica (O.R.A.C.O.).

La squadra è al lavoro su un sistema innovativo, basato sulla radiostereometria, in grado di rilevare piccoli spostamenti delle protesi. I vantaggi sono evidenti: è possibile seguire l'andamento dell'impianto nel tempo e verificarne continuamente la stabilità.

 

La radiostereometria dagli anni '70 a oggi

La radiostereometria (RSA) consente la misurazione del movimento della protesi. Nata come tecnica negli anni '70, ha seguito un corso evolutivo fino all'attuale sistema digitalizzato RSA e a quello ancora più avanzato adottato all'Istituto Ortopedico Galeazzi. Si tratta della Radiostereometria Model Based, che prevede il posizionamento di microsfere del diametro di un millimetro all'interno dell'osso, direttamente a contatto con la protesi. Queste microsfere sono realizzate in tantalio, un metallo inerte, che non modifica la situazione con cui è a contatto, ma contribuisce a realizzare un'analisi precisa dei movimenti.

 

Il modello 3D del device posizionato

L'iter della metodica prevede l'impianto della protesi e l'inserimento delle microsfere biocompatibili nell'osso. A questo punto, grazie a una radiografia che "legge" le microsfere di metallo, è possibile costruire un modello 3D del device posizionato. Quando il paziente, nei controlli successivi, viene sottoposto a nuove radiografie, la situazione viene comparata con il modello 3D evidenziando eventuali migrazioni, ovvero i movimenti.

Prima di questa tecnica, un vero confronto con lo stato ottimale non era possibile perché, come spiega il dottor Ulivi, responsabile del progetto in Galeazzi, "le radiografie tradizionali che vengono eseguite per controllare l'andamento delle protesi nel tempo, spesso non sono in grado di identificare un problema di mobilizzazione".

 

L'evoluzione del sistema rispetto al passato

Prima di questa tecnica, si utilizzavano marker specifici che dovevano essere fissati alle componenti protesiche. Quindi, in qualche modo, influivano sul funzionamento meccanico della protesi. La Radiostereometria Model Based prevede invece sfere intra-ossee che non si mobilizzano quindi non vanno a impattare sul lavoro della protesi.

 

Le micro sfere della Radiostereometria Model Based non influiscono sulla protesi. Semplicemente, ci permettono di capire se l'impianto si è spostato e il tipo di movimento effettuato.

 

Quali sono i vantaggi per il paziente

I vantaggi per il paziente sono riconosciuti, al punto che il progetto, attualmente in fase di sperimentazione al Galeazzi, è stato finanziato dal Ministero della Salute. Ecco le positività riscontrate:

-      attraverso i normali controlli periodici, si giunge a una diagnosi precoce dell'eventuale mobilizzazione dell'impianto

-      conoscendo la situazione, si può intervenire tempestivamente e prevenire l'esordio di sintomi più gravi

-      mantenendo la stabilità della protesi nel tempo, potrebbe diminuire il numero di visite di controllo.

 

Chi è a capo del progetto mantiene lo sguardo rivolto al futuro. "I dati raccolti tramite questo studio" afferma il dottor Michele Ulivi "andranno ad arricchire ulteriormente il Registro ortopedico dell'IRCCS Galeazzi, poiché all'analisi clinica e obiettiva dello specialista, si associa anche la percezione e la valutazione del paziente raccolta attraverso specifici questionari".

Affiancate dal prezioso bagaglio dell'esperienza di medico e paziente, le nuove tecniche assumono ancora più valore e si inseriscono perfettamente nell'ottica del Gruppo San Donato, che pone il paziente al centro di ogni iniziativa.

 

16 dicembre 2021
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