Funghi allucinogeni per chi lotta contro il cancro

La psilocibina, una sostanza con effetti psichedelici contenuta in alcuni funghi, ha alleviato significativamente ansia e depressione nei pazienti oncologici, con effetti a lungo termine.

con_h_25.b250_1155_web
Un altro modo per alleviare il dolore psichico.|SPL/Contrasto

Sfruttare gli effetti psicoattivi delle droghe per alleggerire il carico psicologico dei malati di tumore: è questo l'obiettivo di due importanti studi pubblicati sul Journal of Psychopharmacology, i più rigorosi esperimenti in doppio cieco e controllati con placebo mai eseguiti in 50 anni sugli effetti della psilocibina, una sostanza contenuta nei funghi allucinogeni.

 

Entrambi gli studi dimostrano che il principio attivo, noto per la sua azione psichedelica, riduce in modo significativo ansia e depressione legate a una diagnosi di cancro, con effetti che perdurano anche a distanza di mesi.

nocive compagnie. Coloro che si ammalano di cancro riportano spesso di sintomi di angoscia e depressione, che in alcuni casi persistono anche dopo la malattia. I farmaci antidepressivi, in questi casi, non risultano molto efficaci, ma diversi studi compiuti sulla psilocibina negli anni '60 evidenziavano le potenzialità di questa sostanza. Queste ricerche furono in seguito abbandonate per il timore di abusi e per ragioni politiche.

 

Assistiti. I ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora e del NYU Langone Medical Centre di New York hanno indagato sul tema, coinvolgendo in tutto 80 pazienti oncologici con ansia o depressione, che hanno abbinato ai "viaggi" psichedelici controllati, sedute di psicoterapia.

 

I ricercatori di Baltimora hanno somministrato a ciascun volontario una dose consistente di psilocibina o, in alternativa, una dose talmente ridotta della stessa sostanza da essere paragonabile a un placebo, a distanza di 5 settimane l'una dall'altra. Il secondo esperimento è avvenuto in modo simile, ma con una dose di vitamina B3 al posto del placebo e con una distanza di 7 settimane tra una somministrazione e l'altra.

 

Il metodo. Né ai medici né ai pazienti (da qui il doppio cieco) era noto il contenuto dell'una o dell'altra dose: anche i placebo, però, "mimavano" alcuni effetti della droga, come le vampate di calore, senza la stessa efficacia psicoattiva. Ai volontari è stato chiesto di riferire anche le proprie sensazioni interiori. 

 

A lungo. In entrambi i test, la psilocibina ha ridotto in modo evidente depressione, ansia e disturbi dell'umore, inducendo nei pazienti una sensazione di maggiore ottimismo, di accettazione della diagnosi e del suo decorso, e di maggiore senso dell'esistenza. Per l'80% dei volontari gli effetti sono rimasti visibili anche a 6 mesi dalle somministrazioni. Lo stesso non è però avvenuto con i placebo e, in generale, non si sono evidenziati particolari effetti collaterali.

 

I prossimi passi. Per confermare questi dati serviranno studi più ampi, e occorreranno evidenze più oggettive del semplice racconto delle proprie sensazioni: sarebbero prove più evidenti del miglioramento generale delle condizioni dei pazienti il rientro al lavoro o una maggiore frequenza delle uscite per svago.

 

Parte di un tutto. Il perché la psilocibina sortisca quest'effetto non è ancora del tutto chiaro: la maggior parte dei pazienti ha riferito di aver provato un senso di "superiore unità e connessione globale", e chi ha avuto le esperienze più mistiche ha riportato anche i maggiori benefici.

 

 

 

 

 

 

 

01 Dicembre 2016 | Elisabetta Intini