Nuovi farmaci: che cosa sono gli inibitori del complemento, i medicinali che agiscono sulla cascata di segnali infiammatori tipica delle forme gravi di covid.

Tra i farmaci che prendono di mira la risposta infiammatoria fuori controllo che si verifica nelle forma gravi di covid c'è una classe di medicinali - gli inibitori del sistema del complemento - che potrebbe rivelarsi preziosa per salvare vite umane e della quale potremmo sentire presto parlare.

Il Complemento: che cos'è? Il complemento è un sistema di proteine del plasma (la parte liquida del sangue) che ha un ruolo importante nella difesa naturale dell'organismo da infezioni e ferite. Questo complesso di sostanze si chiama così perché svolge una funzione di sostegno per altri agenti del sistema immunitario, come gli anticorpi. Possiamo considerare le proteine del complemento come i diversi anelli della catena infiammatoria, che sviluppano reazioni a cascata per uccidere direttamente i patogeni nel sito dell'infezione o per richiamare "sul posto" le altre cellule immunitarie.

Accorrete, presto! Il sistema del complemento dà l'allarme rilasciando prodotti di attivazione che causano un'infiammazione locale nella parte del corpo colpita da infezione: questo "SOS" si manifesta attraverso il dolore, il rossore e il gonfiore che di solito si notano attorno a una ferita. Come spiegato su The Conversation, il complemento è anche un'arma a doppio taglio perché le stesse proteine che aiutano a risolvere le infezioni, se finiscono fuori controllo, iniziano a "prendersela" con le cellule dell'organismo stesso e danneggiarle. Di solito questo non accade, perché risolta l'infezione il complemento viene disattivato. Ma in alcune circostanze, come nei casi più gravi di covid, la catena di reazioni infiammatorie non si blocca e queste proteine immunitarie si rivolgono contro l'organismo del malato.

Schegge impazzite. Quando finiscono fuori controllo, i prodotti di attivazione del complemento danneggiano cellule e vasi sanguigni, facilitano la formazione di coaguli sanguigni e richiamano altre proteine infiammatorie, le citochine: molti farmaci usati per altre patologie e riadattati contro la covid prendono di mira coaguli o citochine, ma questi sono solo gli ultimi anelli della tempesta infiammatoria, quelli "a valle". Gli inibitori del complemento la interrompono dal principio, "a monte".

In attesa di risposte. Questi farmaci sono impiegati da una decina d'anni per alcune rare malattie del sangue e dei reni; i diversi studi clinici che li hanno testati contro la covid suggeriscono che possano rapidamente ridurre l'infiammazione e migliorare la respirazione nei pazienti con forme gravi o moderate della malattia, ma i campioni di pazienti sono ancora troppo piccoli per sbilanciarsi. Queste prime scoperte hanno incoraggiato almeno una dozzina di sperimentazioni più ampie, di cui dovrebbero uscire presto i risultati: molte includono il ravulizumab, un farmaco che blocca la proteina del complemento C5. 

Non per tutti. Inibire il complemento può aprire la porta alle infezioni batteriche, ma fortunatamente queste si possono contrastare con gli antibiotici, mentre il paziente si trova in ospedale. Altri due limiti sono il costo (una singola dose di ravulizumab può arrivare a costare 5.390 euro) e il fatto che questi farmaci sono efficaci quando il complemento è fuori controllo: difficilmente saranno utili per i pazienti meno gravi.

19 novembre 2020 Elisabetta Intini
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