Salute

Estate: gli italiani sotto il sole, 1 su 5 a rischio scottatura

Sondaggio del Centro medico Santagostino di Milano, eritemi da 'raggio selvaggio' per 2 su 5

Milano, 6 lug. (AdnKronos Salute) - Vizi e virtù degli italiani sotto il sole: quasi tutti utilizzano una crema protettiva, ma uno su 5 usa uno schermo troppo basso rischiando scottature; quasi uno su 4 smette di spalmarsela dopo i primi giorni o la prima settimana di vacanza; oltre uno su 10 non rispetta la raccomandazione di evitare l'esposizione nelle ore più calde della giornata; più di uno su 8 si limita a un'unica applicazione all'inizio del bagno di sole; oltre la metà mette mano al tubetto troppo tardi, quando già si trova in spiaggia, e in troppi non usano cappello e occhiali scuri. Risultato: più di 2 connazionali su 5 riportano eritemi e sfoghi da 'raggio selvaggio'. Questa, in sintesi, la fotografia scattata dal Centro medico Santagostino di Milano, attraverso un questionario al quale hanno risposto 266 persone (82% donne, 18% uomini), con una distribuzione abbastanza uniforme tra fasce d'età.

Ecco quindi i numeri della 'tintarella all'italiana'. Il 96,2% dei connazionali quando si espone al sole usa una crema solare, il 39,8% con un grado di protezione compreso tra 15 e 30, il 34,2% tra 30 e 50, il 13,5% tra 6 e 15, il 7,9% pari a 50 o oltre, il 4,5% inferiore a 6. "Circa un quinto degli intervistati utilizza una protezione che, a prescindere dal fototipo, risulta troppo bassa - calcola Salvatore Infusino, dermatologo del Centro Santagostino - Una protezione inferiore a 15-20, infatti, soprattutto nei fototipi chiari può essere inadeguata". Il 51% del campione usa lo stesso fattore di protezione per viso e corpo, l'altra metà distingue.

E ancora: il 75% dice di utilizzare la protezione per tutta la vacanza, il 12,4% per la prima settimana e il 10,9% solo per i primi giorni. Oltre il 23%, quindi, abbandona lo scudo solare prima del tempo. Invece "la protezione dev'essere usata sempre, anche quando la pelle è già abbronzata", ammonisce l'esperto.

Dall'indagine emerge poi che il 27,2% del campione applica la crema solare ogni 2 ore, il 23,3% ogni 3, il 10,8% ogni ora, il 19% con una frequenza superiore alle 3 ore, il 12,3% all'inizio della giornata di sole e basta. "La maggior parte degli intervistati applica la protezione con i giusti intervalli di tempo", commenta Infusino, ricordando che "la frequenza di applicazione dipende anche dal tipo di veicolo utilizzato: la crema dura di più, spray e latti hanno una minore durata protettiva soprattutto se si suda o se si fa il bagno".

Il 58,6% degli intervistati applica la crema subito prima di mettersi al sole per l'abbronzatura, mentre solo il 39,5% fa passare 20-30 minuti tra l'applicazione e l'esposizione al sole. "In realtà - precisa il dermatologo - perché abbia effetto, la protezione deve essere applicata almeno mezz'ora prima dell'esposizione al sole.

L'ideale è applicare la protezione già a casa, prima di andare in spiaggia e dedicarsi all'abbronzatura". Quasi il 90% del campione è attento anche al 'dopo', utilizzando prodotti idratanti/doposole dopo l'esposizione: "Idratare la pelle dopo il sole è fondamentale per mantenerne la tonicità e per avere un'abbronzatura più uniforme e duratura", conferma lo specialista.

Chi ha figli under 14, almeno in generale, si dimostra molto attento alla loro pelle: il 41,6% dei genitori usa una crema con protezione da 50 in su, il 23,4% con un fattore compreso tra 30 e 50, l'11,7% tra 15 e 30, ma c'è ancora un 19,5% che usa protezioni inferiori a 6 anche per le pelli delicate dei bambini. "E' fondamentale evitare le scottature in età pediatrica ed adolescenziale - rammenta Infusino - Numerosi studi confermano infatti che le bruciature in queste fasce di età rappresentano un importante fattore di rischio per lo sviluppo di tumori della pelle in età adulta".

Oltre la metà del campione - risulta ancora dal sondaggio - acquista le creme solari in farmacia, il 34% al supermercato, il 22,9% in profumeria, il 16,5% "dove capita". Il 40,2% degli intervistati evita di esporsi al sole nelle ore più calde, il 14,7% dichiara di usare questa precauzione solo nei primi giorni, un buon 35% valuta al momento cosa fare e il 10,2% si espone anche nelle ore più calde senza problemi. "E' invece buona norma evitare di esporsi nelle ore centrali della giornata, dalle 12 alle 16, in cui l'irraggiamento solare è al massimo dell'intensità. In queste ore l'abbronzatura è minore e ci si brucia più facilmente", puntualizza Infurino.

Che le precauzioni prese dai connazionali al sole non siano sufficienti lo dimostra un altro dato: il 42% dichiara che gli capita di frequente o a volte di avere eritemi o altri sfoghi cutanei dopo essersi esposto al sole. Un'altra buona abitudine trascurata è l'attenzione ai nei: il 53% dice di non prestarvi attenzione prima di esporsi. "In generale - osserva il dermatologo - è fondamentale proteggere tutta la pelle, non solo i nei. Solo in una piccola percentuale dei casi il melanoma cutaneo insorge su un neo preesistente, mentre in oltre il 90% insorge su cute sana così come le altre neoplasie cutanee, il carcinoma a cellule basali e il carcinoma a cellule squamose, che insorgono sempre su cute danneggiata dal sole".

Ultimo punto, gli 'aiutini'. Soltanto il 16,2% del campione usa degli integratori a base di carotenoidi o altri antiossidanti prima dell'esposizione solare, e il 42,8% non indossa o lo fa raramente cappello e occhiali da sole. Solo il 18%, infine, si protegge dai raggi solari anche in contesti diversi da quello vacanziero, come la città: il 32,7% mette la crema in città solamente se si mette a prendere il sole.

"Cappello e occhiali da sole dovrebbero diventare un'abitudine - conclude l'esperto - mentre gli integratori sono utilissimi nei soggetti di fototipo chiaro. Proteggersi anche al di fuori del contesto vacanziero è un modo per ridurre i rischi tumorali e gli inestetismi causati dal sole".

6 luglio 2016 ADNKronos
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