Salute

Eseguito il terzo trapianto di pene al mondo

Thomas Manning, americano di 64 anni, è il terzo uomo al mondo sottoposto al trapianto di pene. I medici sono ottimisti: nel giro di qualche mese potrebbe avere una nuova vita. Sesso compreso.

Thomas Manning, americano di 64 anni, potrebbe presto diventare un simbolo di speranza per reduci di guerra, vittime di incidenti e di tumori particolarmente aggressivi: quest’uomo è infatti il terzo paziente al mondo, e il primo negli Stati Uniti, sul quale è stato condotto con successo un trapianto di pene.


L’organo gli era stato amputato quasi completamente nel 2012 dopo la diagnosi di una rara forma di cancro: l’intervento si era reso necessario per arrestare la diffusione della malattia.

Chirurgia di precisione. Tra l’8 e il 9 maggio scorso Manning è stato sottoposto a un'operazione di oltre 15 ore durante la quale gli è stato innestato un nuovo pene prelevato da un donatore: l’organo è stato collegato al moncherino di circa un centimetro che i chirurghi erano riusciti a non amputare nell’intervento del 2012.

L’operazione ha coinvolto 36 persone tra medici e infermieri ed è stata condotta presso il Massachusets General Hospital di Boston.

L’intervento ha richiesto 3 anni di preparazione, durante i quali lo staff ha condotto diverse prove su cadavere per comprendere a fondo la complessa anatomia dell’organo, dei vasi sangugni e dei nervi.

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Psicologia del trapianto. Anche Manning ha dovuto prepararsi, affrontando un percorso non facile affiancato da una squadra di psicologi che lo ha messo in condizioni di accettare il suo nuovo pene.

L’intervento sembra riuscito: secondo i medici tra qualche settimana il paziente dovrebbe riuscire a urinare normalmente e nel giro di alcuni mesi potrebbe recuperare la funzionalità sessuale.

Anche Manning è ottimista: non ha ancora potuto vedere l’organo trapiantato ma nelle interviste che ha rilasciato ha affermato di essere pronto a riprendere una vita normale.


quasi low cost. L’operazione è costata relativamente poco, 75.000 dollari secondo quanto riportato dai media, ma potrebbe cambiare la vita a migliaia di uomini ogni anno: primi tra tutti i soldati che riportano gravi ferite pelviche in guerra (1400 tra il 2011 e il 2013 solo nelle forze armate americane) e altri pazienti affetti da cancro al pene.

Nel caso di Manning, come spiega il New York Times, trattandosi di un intervento sperimentale, le spese sono state sostenute dall’ospedale e i chirurghi hanno donato il proprio tempo.

Rigetto? No grazie. Curtis Cetrulo, il capo dell’equipe che ha condotto l'operazione, sta inoltre lavorando su nuove tecniche di trapianto che riducono il bisogno di farmaci per contenere le crisi di rigetto.

Si tratta di un aspetto fondamentale perchè queste sostanze, se assunte per lunghi periodi come potrebbe accadere a un giovane soldato in caso di trapianto, favoriscono l’insorgere di tumori e gravi malattie renali.

I precedenti. Manning non è comunque il primo uomo a sottoporsi a questo tipo di trapianto: nel 2006 un cinese aveva ricevuto un nuovo organo da un donatore ma dopo due settimane aveva chiesto ai medici di rimuoverglielo. Nonostante tutto stesse andando per il meglio dal punto di vista clinico, l’uomo non era riuscito a gestire gli aspetti psicologici dell’intervento.

Lo scorso anno la stessa operazione fu condotta su cittadino sudafricano al quale era stato amputato il pene perchè andato in cancrena a causa di una circoncisione mal fatta.

L’intervento riuscì perfettamente e l’uomo è anche diventato papà.

17 maggio 2016 Rebecca Mantovani
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