Scienza

eCig e sigarette: quale fa il danno maggiore?

Con le industrie del tabacco e della sigaretta elettronica che si contendono un mercato da 3 miliardi di dollari una nuova ricerca mette sotto accusa la eCig che, male utilizzata o con particolari sostanze, potrebbe essere fino a 10 volte più cancerogena della sigaretta tradizionale.

Alla faccia della tanto reclamizzata minore nocività: il contenuto di cancerogeni delle eCig, le sigarette elettroniche, può essere anche 10 volte superiore a quello delle sigarette tradizionali. Lo ha dimostrato uno studio commissionato dal Ministero della sanità giapponese ai ricercatori dell'Istituto nazionale della sanità.

I dispositivi elettronici, sempre più diffusi in tutto il mondo soprattutto tra i giovani, funzionano riscaldando e facendo evaporare un liquido aromatizzato, che spesso contiene nicotina; il vapore viene inalato proprio come nelle sigarette tradizionali, ma manca il fumo della combustione.

Lo studio condotto da Naoki Kunugita ha analizzato diversi tipi di liquidi per e-Cig con una macchina che simula l'aspirazione del fumatore: "inala" 10 gruppi di 15 sbuffi e ne analizza il contenuto. L'analisi ha rivelato che nella fase di riscaldamento si producono vari tipi di cancerogeni, ma principalmente formaldeide, acetaldeide, acroleina. Per la formaldeide (usata in edilizia e nell'imbalsamazione), in particolare, i risultati sono stati sorprendenti, in quanto rilevata a livelli molto più elevati dei cancerogeni normalmente presenti nel fumo di sigaretta.

I componenti della eCig sono due: il dispositivo elettronico, abbastanza piccolo da simulare un sigaro, e un'essenza che viene riscaldata e vaporizzata dal dispositivo. L'essenza può essere a base di nicotina e addizionata con sostanze aromatizzanti. © Xavier POPY/REA/Contrasto

«In una marca di e-sigaretta [che non è stata resa nota, nda] i ricercatori hanno trovato un tasso di cancerogeni oltre 10 volte superiore a quello di una sigaretta normale», ha detto Kunugita, aggiungendo però che la quantità di formaldeide rilevata varia nel corso delle analisi. «Quando il filo che vaporizza il liquido si surriscalda, sembra prodursi una quantità maggiore di sostanze nocive.»

Nella maggior parte dei casi il contenuto di sostanze dannose delle eCig è inferiore a quello delle sigarette tradizionali, ma lo studio suggerisce che questo rapporto può cambiare in funzione dell'uso che si fa del dispositivo elettronico e di particolari caratteristiche del prodotto associato. Inoltre, alcuni di questi prodotti sono studiati per l'uso in associazione al tabacco e l'eCig può essere una porta di ingresso per i giovani, per avviarli all'abitudine del fumo: il CDC, l'ente che negli USA segue l'andamento delle malattie, ha rilevato che l'anno scorso (2013) oltre 250 mila giovani che non avevano mai fumato una sigaretta hanno usato le e-Cig.

Ad agosto 2014 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha invitato i governi a vietare la vendita di e-sigarette ai minori, avvertendo che sono una "grave minaccia" per i bambini e gli adolescenti, le donne incinte (per il feto) e in età riproduttiva. Nonostante la scarsa ricerca sui loro effetti collaterali, l'Oms ha detto che vi sono prove sufficienti per "mettere in guardia" sulle e-cig per «le conseguenze a lungo termine per lo sviluppo del cervello dell'esposizione alla nicotina del feto e degli adolescenti». Per l'OMS il loro uso dovrebbe anche essere vietato negli spazi pubblici chiusi.

I sostenitori della sigaretta elettronica affermano che sono un'alternativa più sicura del tabacco tradizionale, il cui bouquet di sostanze chimiche tossiche e volatili possono causare il cancro, malattie cardiache e ictus e che in molti Paesi sono tra le principali cause di morte. I critici, però, ribattono che i dispositivi sono in circolazione da pochi anni e che l'impatto sulla salute dell'inalazione del vapore industriale a lungo termine non è chiaro.

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2 dicembre 2014 Amelia Beltramini
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