Salute

Ecco come tenere la mente allenata in 6 mosse

A settembre Settimana prevenzione invecchiamento mentale, ecco 6 strategie di allenamento

Roma, 13 set. (AdnKronos Salute) - Avete i capelli bianchi e temete che la mente possa 'perdere colpi'? Aprite un profilo facebook, o iniziate a twittare. Solo 1 over 65 su 10 naviga in Rete: sono appena 772 mila gli utenti abituali con i capelli bianchi contro gli 8 milioni e mezzo di adulti tra i 35 e i 54 anni. Ma i cybernonni tengono la mente in allenamento. #SOCIALmente, infatti, è il consiglio che viene da un esperto. Giuseppe Alfredo Iannoccari, neuropsicologo, docente a contratto all’Università Statale di Milano e presidente di Assomensana, non ha dubbi: cimentarsi in nuove imprese e imparare a fare cose che si pensavano impossibili da realizzare è il primo passo per tenere la mente in allenamento. Allora basta parole crociate e tv: meglio un profilo Facebook, occasione per aprirsi al mondo.

Assomensana invita tutti alla nona Edizione nazionale della "Settimana di prevenzione dell'invecchiamento mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre 2016, durante la quale l'Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e daranno utili consigli per ostacolare il decadimento mentale (www.assomensana.it).

"Il primo errore - spiega Iannoccari - è credere che nulla si possa fare per fronteggiare l’invecchiamento cognitivo. Il cervello è un organo plastico: subisce le lusinghe del tempo che passa, ma è in continua evoluzione. A partire dai 28/30 anni, dopo il picco dell’efficienza mentale che si ha verso i 25 anni, si iniziano a perdere neuroni, circa centomila ogni giorno. Questo significa che a 50 anni quasi un quarto del nostro potenziale è rimasto dietro di noi. Ma guardiamo al potenziale che ancora abbiamo e che può essere un patrimonio da investire per 'vivere di rendita' con il passare degli anni".

"Ci sono tante regole e moltissime strategie. Questi 6 semplici esercizi creano nuove connessioni a livello dei neuroni - spiega Iannoccari, presidente di Assomensana - riempiono la memoria, tengono in allenamento le capacità cognitive, insegnano al cervello cose nuove che riempiono gli spazi lasciati dai neuroni persi. Le lesioni dell’Alzheimer o la demenza senile non siamo in grado ancora di farle regredire, ma possiamo fare in modo che i sintomi della malattia siano tenuti a bada".

1) Diventare social. Oggi gli anziani, gli over 65 hanno un'opportunità enorme: internet e i social. Imparare a mandare una mail, a navigare in internet, a scrivere un post su Facebook è divertente e stimolante. Quando si è sicuri di Facebook, passare a Twitter e via così.

Purché sia una nuova avventura.

2) Andare a caccia di parole. Per due giorni scrivere su un quaderno tutte le parole che iniziano con la A, il giorno dopo con la B e così via. Bastano dieci minuti. Poi rendere l'esercizio via via più difficile: per esempio, tutte le parole che iniziano con Al e finiscono con una vocale.

3) Gioco del 3. Apprendere una notizia positiva e piacevole e ripeterla a 3 persone differenti. La prima volta la racconteremo in modo più confuso. La seconda volta saremo più precisi. La terza potremo dire di averla memorizzata.

4) Scacchi e dintorni. Scacchi, carte, sudoku: a ognuno il suo. Gli scacchi sono in assoluto l’attività da preferire. Giocare a carte è un buon esercizio purché non sia sempre lo stesso gioco. L’enigmistica è un discorso a parte: fare le parole crociate è un buon esercizio ma richiede anche una preparazione culturale. Gli esercizi mentali devono poter essere fatti da tutti e affrontati con le proprie capacità mentali non con le proprie conoscenze.

5) Sovvertire le regole. Ci mettiamo sempre la crema con la mano destra? Per un po' insegniamo alla sinistra a stenderla sul viso. Facciamo sempre la stessa strada? Cambiamo percorso. Cambiamo le regole, spezziamo la routine dei gesti. Il cervello dovrà venirci dietro ed apprendere nuove abitudini.

6) La sera, a letto, prima di prendere sonno ripensare alla giornata trascorsa. Non per fare un bilancio o darsi un voto. Ma per ripassare le cose fatte, le persone viste, anche nel dettaglio. Si ricostruisce la memoria a breve termine e si posizione nella casella della memoria a lungo termine.

"Tutti perdiamo colpi - aggiunge Iannoccari - soprattutto se siamo stanchi o stressati. Una dimenticanza o una distrazione possono succedere. Ci dobbiamo preoccupare quando questo avviene con una certa frequenza. Se una volta mentre guidiamo scopriamo di non sapere dove stiamo andando, ci sentiamo persi o smarriti (diverso da aver semplicemente sbagliato strada) possiamo anche far finta di nulla, ma la seconda no. Non sono i singoli segnali ma la frequenza con la quale si manifestano. E non c’è un’età a rischio. Noi crediamo che la demenza o l’Alzheimer siano malattie 'da vecchi' solo perché il picco massimo dei sintomi si ha tra gli 80 e i 90 anni. In realtà i primi segnali possono affacciarsi anche a 50 anni".

"Un check-up mentale è indicato a partire dai 55 anni - spiega il presidente di Assomensana - e ci tengo a dire che non si tratta di andare a cercare una malattia degenerativa, ma di misurare scientificamente in quale ambiti si è più forti e in quali più deboli.

Un modo per combattere il decadimento mentale con nuove capacità cognitive".

Come fare? "Bisogna cercare uno specialista nell’elenco presente su www.assomensana.it e prendere un appuntamento. Lo specialista effettuerà gratuitamente il check-up attraverso degli esercizi cognitivi che valutano il livello di efficienza delle 10 principali funzioni cognitive e, alla fine grazie ad computer, potrà elaborare un grafico e spiegare all’utente qual è la situazione e dove lavorare per migliorare, rafforzare, sostenere. Il tutto dura circa un’ora e alla fine si avranno anche molti consigli pratici", conclude.

13 settembre 2016 ADNKronos
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