Salute

Ebola: il virus muta e potrebbe diventare più pericoloso

Mentre l'epidemia rallenta, gli scienziati stanno studiando a fondo il virus. E hanno scoperto vari aspetti finora meno conosciuti, per esempio la presenza di numerosi casi asintomatici, ovvero quelli che si verificano quando una persona contagiata dal virus non sviluppa alcun sintomo (non si ammala) e il suo sistema immunitario impara a tenere sotto controllo il virus. Ma su questo tema - e altri come la mutazione del virus e la possibile trasmissione per via aerea - il dibattito scientifico è molto aperto.

Il virus Ebola, responsabile della più grave epidemia della storia in Africa occidentale rimane un'emergenza sanitaria. Ma le buone notizie - sul fronte dei contagi - iniziano ad arrivare. E anche sul fronte scientifico, gli scienziati sono al lavoro per cercare di capirlo. «Sappiamo che il virus sta cambiando molto» e «questo è importante per la diagnosi dei nuovi casi e la terapia. Ma abbiamo bisogno di sapere come Ebola sta mutando per non perdere il passo del nostro nemico», avverte il genetista Anavaj Sakuntabhai dell'Istituto Pasteur di Parigi, il centro che per primo ha identificato l'epidemia africana lo scorso marzo.

La situazione in Africa. Ad oggi sono state infettate oltre 22 mila persone con quasi 8.800 morti fra Guinea, Sierra Leone e Liberia. L’OMS ha spiegato che il numero di nuovi contagi causati dal virus Ebola è diminuito sensibilmente e che ha raggiunto nuovi minimi dopo mesi in cui erano stati registrati molti casi. In un report approfondito in cui fa il punto della situazione a un'anno dall'inizio dell'epidemia, l'OMS però sottolinea che i fondi per affrontare l’emergenza sanitaria scarseggiano e che l’arrivo delle stagioni più piovose potrebbe portare a un nuovo aumento dei contagi in Africa.

La situazione in laboratorio. Attraverso tecniche di sequenziamento - riporta la BBC- gli scienziati francesi stanno analizzando le mutazioni nell'assetto genetico del virus. Per ora hanno esaminato 20 campioni di sangue prelevati da pazienti della Guinea, ma ne stanno aspettando altri 600 da studiare nei prossimi mesi.

Virus trasformista. Ebola è un Rna-virus che, come quelli dell'influenza o dell'Aids, è campione di trasformismo grazie a un alto tasso di mutazione. Ciò lo rende più abile ad adattarsi. «Abbiamo visto numerosi casi asintomatici», riporta Sakuntabhai. Un elemento che preoccupa perché «queste persone sono quelle che potrebbero diffondere meglio il virus», almeno dal punto di vista teorico, perché al momento Ebola diventa contagioso soltanto quando è sintomatico.

Un'ipotesi al vaglio degli scienziati è che il germe potrebbe essere diventato meno mortale, ma più contagioso. «Al momento però non sappiamo ancora se sia così», rassicura il ricercatore.

Un altro timore, anche in questo caso non supportato da evidenze, è che l'infezione possa diventare trasmissibile per via aerea. Come il raffreddore o l'influenza. Su questo aspetto gli scienziati sono abbastanza chiari: Ebola non potrà diventare un virus a trasmissione aerea, almeno nel breve periodo. «Al momento non è stato fatto abbastanza per studiare l'evoluzione del virus, sia geograficamente che all'interno del corpo umano. Quindi dobbiamo capirne di più», precisa Noel Tordo, virologo dell'Istituto Pasteur. «Per ora le modalità di trasmissione di Ebola restano le stesse», cioè il contagio avviene attraverso il contatto con fluidi biologici infetti, «Ma dal punto di vista scientifico è impossibile dire che non cambieranno. Forse sì», aggiunge l'esperto.

Casi asintomatici. «Sappiamo che capitano delle infezioni asintomatiche, ma è difficile dire se nell'epidemia in corso sono di più rispetto alle precedenti», osserva Jonathan Bali, virologo dell'università britannica di Nottingham. Secondo l'esperto potrebbe anche trattarsi di una questione statistica: più persone vengono colpite, come nel caso di questa epidemia record, e più numerosi possono essere i pazienti asintomatici.

I ricercatori parigini stanno anche cercando di far luce sul perché alcune persone riescono a guarire dall'Ebola (il tasso di sopravvivenza nell'epidemia africana è intorno al 40%), mentre altre no. Questo potrebbe infatti aiutare nello sviluppo di un vaccino. L'Istituto Pasteur sta lavorando a 2 prodotti e la speranza è di cominciare a sperimentarli sull'uomo entro fine anno. Uno, in particolare, potrebbe proteggere sia dall'Ebola che dal morbillo. «Abbiamo imparato che Ebola non è un problema dell'Africa», ammonisce James Di Santo, immunologo dell'Istituto Pasteur. E «anche se questa epidemia si sta indebolendo e potrà finire - conclude lo scienziato - in natura, ad esempio nei piccoli animali, il virus continuerà a vivere e in futuro potrà tornare a colpire l'uomo. La migliore risposta alla quale possiamo pensare è una vaccinazione globale».

29 gennaio 2015 ADNKronos
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