Ebola, l'epidemia è finita in Sierra Leone

Dopo quasi 22 mesi dallo scoppio della peggiore epidemia di Ebola anche la Sierra Leone è stata dichiarata Ebola-free. L'ultimo posto al mondo dove ancora il virus non è sconfitto rimane la Guinea.

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Un operatore sanitario di Medici Senza Frontiere regge un neonato risultato positivo a Ebola in un centro di trattamento a Conakry, in Guinea, il 5 novembre 2015: si spera sia uno degli ultimi casi di questa epidemia.|Samuel Aranda/The New York Times/Contrasto

La Sierra Leone è ufficialmente libera dal virus Ebola. Lo ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dopo 42 giorni, equivalenti a due cicli di incubazione del virus, nei quali non si sono verificati nuovi casi di infezione.

 

In Sierra Leone l’annuncio è stato accolto con festeggiamenti e cerimonie. Il Paese africano infatti è stato il più duramente colpito: 14mila persone sono state infettate e 4mila sono morte per la malattia.

 

EPIDEMIA VINTA A CARO PREZZO. Ma ora che l'emergenza è conclusa, lo strascico di conseguenze è pesante: l'economia della Sierra Leone è al collasso. E secondo un rapporto di Amnesty International, gli sforzi puntati esclusivamente sulla lotta a Ebola hanno indebolito l'attenzione su altri aspetti importanti di salute pubblica nel paese, per esempio l'educazione sessuale, tanto che si è avuto un aumento di gravidanze tra le adolescenti.

 

Bilancio. Questa epidemia di Ebola, la peggiore nella storia, è durata quasi 22 mesi e ha provocato la morte di 11.300 persone in tutta l'Africa centrale. Nel mondo occidentale l’abbiamo quasi dimenticata, ma l’epidemia che l’anno scorso di questi tempi infuriava in Africa non è ancora finita del tutto (qui un video in cui un funzionario dell'OMS fa un confronto tra oggi e un anno fa), nonostante i casi negli ultimi mesi siano state solo poche decine.

 

Gli ultimi casi si registrano in Guinea, dove i medici faticano ancora a isolare i malati ed evitare che il contagio si diffonda. Dovrebbe però trattarsi della fase finale: nella settimana del primo novembre è stato riportato un solo nuovo caso.

 

Da un punto di vista scientifico, gli scienziati hanno a disposizione una quantità di nuove informazioni sul virus e sulla malattia, che finora erano assai scarse, proprio perché non si era mai verificata un'epidemia di queste proporzioni.

 

Fronti aperti. Il caso dell’infermiera scozzese che si è di nuovo gravemente ammalata –non di febbre emorragica, però, ma di una sindrome neurologica forse connessa alla persistenza del virus nell’organismo – lascia diversi interrogativi aperti.

 

Vanno intanto avanti le sperimentazioni cliniche dei vaccini, anche se di fatto la conclusione dell’epidemia renderà impossibile verificare ulteriormente sul campo l’efficacia preventiva della vaccinazione. Sono una quindicina quelli in corso di sviluppo, con quattro candidati principali nelle fasi più avanzate di test su esseri umani.

 

I dati raccolti finora, in particolare quelli relativi al vaccino sviluppato dalla Merck e testato in Guinea, sono positivi e lasciano ben sperare per il futuro.

10 Novembre 2015 | Chiara Palmerini