Ebola, il punto sul paziente contagiato negli USA

Che cosa sta succedendo a Dallas dove è ricoverato il primo malato di Ebola giunto negli Stati Uniti.

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I poliziotti davanti all'appartamento di Dallas dove è stato il paziente di Ebola Thomas Eric Duncan. |

Sale il numero delle persone, sono diventate 100, che vengono controllate in Texas in queste ore a causa di una loro possibile esposizione al virus dell'Ebola.

 

L'elenco delle persone raccoglie sia quelle che hanno avuto un contatto diretto col paziente liberiano Thomas Eric Duncan, ricoverato a Dallas, sia i soggetti che hanno frequentato i luoghi dove Duncan è passato prima di essere ricoverato.

 

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Il numero di queste persone sotto controllo, e potenzialmente a rischio, dovrebbe scendere una volta accertata la loro condizione. I funzionari sanitari del Texas hanno affermato che ad oggi i soggetti già identificati che hanno avuto un contatto diretto con Duncan sono tra 12 e 18. Tra questi 5 bambini a cui è stato già detto di rimanere a casa.

 

Alla fidanzata di Duncan e ai suoi famigliari (in tutto 4 persone) è stato chiesto di rimenere in quarantena e ora sono confinati in casa e controllati da poliziotti armati. Va ricordato che l’Ebola si trasmette attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni o i fluidi corporei delle persone infette.

 

GLi italiani a Dallas. Il primo caso di Ebola diagnosticato negli Stati Uniti ha messo in allarme anche la comunità italiana che vive e lavora nella città. «Non c'è ancora il panico, la fuga dalla città o l'assolto ai supermercati come vorrebbero far credere i media Usa, ma in alcune scuole elementari i presidi hanno adottato delle misure d'igiene speciali e comunicato ai bambini e agli insegnanti come procedere» ha spiegato ad Adnkronos Salute Paolo Maggi, manager di una multinazionale svedese da oltre 15 anni a Dallas. «Come comunità italiana, però, siamo anche più informati e abbiamo un approccio diverso nei confronti dei media americani, che di solito, come è accaduto ad esempio con l'influenza suina, sono notevolmente allarmistici e catastrofisti».

 

Social network. «Nella scuola di mia figlia hanno adottato queste misure speciali, ma - precisa Maggi - è sui social network e sulle tv locali che sta mondato la paura per il virus. Frutto spesso di una diffusa ignoranza su Ebola e su come si trasmette. Purtroppo non ci sorprende neanche ciò che è accaduto al paziente colpito da Ebola che ad un primo controllo in ospedale è stato poi dimesso. Negli Usa è difficilissimo che ti prendano in carico per un'influenza, la regola spesso è di mandarti a casa. Solo se c'è una ferita sanguinante o se il paziente è un bambino allora intervengono. In questo caso perché hanno il timore di un'azione legale».

 

3 ottobre 2014