Ebola, ecco il luogo da cui (forse) partì l'epidemia

In un albero cavo nei pressi del villaggio guineiano di Meliandou, un tempo rifugio dei pipistrelli della frutta, potrebbe essere avvenuto il primo passaggio del virus dagli animali all'uomo. Ma le eventuali prove sono state incendiate.

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Il villaggio di Meliandou e, sotto, le foto dell'albero di cola incendiato, con i resti di un bastone (foto D) forse lasciato dai bambini del posto.|Robert Koch Institute

Un imponente albero cavo, di quelli in cui i bambini si nascondono per gioco, potrebbe essere stato il luogo da cui è partita la più mortale epidemia di Ebola di sempre.

 

Secondo gli scienziati che hanno battuto al tappeto ogni luogo del piccolo villaggio guineiano di Meliandou, dove si pensa possa essere iniziata la corsa del virus, il luogo del primo contagio umano sarebbe stato un albero di cola (una pianta tropicale della famiglia delle Sterculiaceae) dove si rifugiavano diverse specie di pipistrelli insettivori e nel cui tronco cavo il paziente zero, un bambino di due anni morto a dicembre 2013, si recava a giocare. Lo studio è stato pubblicato il 31 dicembre 2014 sulla rivista EMBO Molecular Medicine.

 

Vettori animali. La febbre emorragica da Ebola è una malattia zoonotica, trasmessa cioè all'uomo da animali infetti. Anche se alcune delle passate epidemie sono state collegate al contagio tra animali selvatici come gorilla e scimpanzé, il primo vettore naturale dell'epidemia non è ancora stato identificato con certezza.

 

Tra i principali sospetti figurano i pipistrelli della frutta, spesso cacciati come fonte di cibo in Africa occidentale, e per questo spesso in contatto con l'uomo. Diverse specie di pipistrelli sopravvivono al contagio da virus Ebola in laboratorio, e in almeno tre specie sono stati trovati frammenti di RNA del virus. Questi animali sono inoltre vettori anche i altre malattie, come la rabbia o la MERS.

In cerca di prove. Nel tentativo di identificare la prima fonte del virus, un team di ricercatori del Robert Koch Institute di Berlino si è recato nel villaggio di Meliandou, 31 case appena, alla ricerca di segni visibili del contagio in diverse specie di animali selvatici. Nessuna traccia del virus è stata trovata in animali come scimmie e cefalofi, piccole antilopi africane, e nemmeno nelle 13 specie di pipistrelli catturate ed esaminate.

 

Un luogo sospetto. In compenso gli scienziati hanno scoperto, vicino al villaggio, i resti di un albero cavo ormai carbonizzato dove, secondo i residenti, si rifugiavano centinaia di esemplari di Mops condylurus, un pipistrello dalla lunga coda che i bambini del posto usavano arrostire e mangiare, prima che il divieto di consumare bushmeat entrasse in vigore.

 

Rogo infausto. A marzo 2014, quando la carne di pipistrello fu bandita, l'albero fu dato alle fiamme, e una pioggia di pipistrelli morti si riversò al suolo. Quel gesto limitò forse la diffusione del virus, ma cancellò anche tutte le prove di un eventuale contagio di quei chirotteri: quando i ricercatori arrivarono, ad aprile, trovarono a terra solo qualche frammento di DNA dei pipistrelli, ma nessuna evidenza di fluidi o tessuti contagiati.

 

Evidenze distrutte. Precedentemente, nei Mops condylurus erano stati trovati anticorpi al virus Ebola, il che fa di questa specie un candidato probabile. Ma in assenza di resti dei pipistrelli residenti nell'albero non è possibile provare siano stati i primi vettori del virus, anche se questo è plausibile.

 

02 Gennaio 2015 | Elisabetta Intini