Scienza

Ebola e i vaccini: tra speranze e timori

I primi vaccini potrebbero essere provati in Liberia già a dicembre di quest'anno, e milioni di dosi sarebbero già in produzione. Una speranza concreta per chi rischia il contagio, ma percorsi così rapidi pongono problemi di natura etica e pratica.

Milioni di dosi di vaccini sperimentali contro il virus Ebola potrebbero essere pronte per la fine del 2015. È quanto annunciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aggiunto che centinaia di migliaia di dosi sarebbero prodotte già nella prima metà dell'anno, e che i primi test sugli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al virus in Africa occidentale potrebbero iniziare già a dicembre 2014.

Nessun miracolo. Al momento non esiste una cura contro l'infezione, che in 8 mesi ha già ucciso 4.922 persone su 10.141 contagiati. Anche l'OMS ha specificato che i vaccini "non sono la bacchetta magica" che fermerà l'avanzare dell'epidemia, che si combatte innanzitutto attraverso corrette pratiche di quarantena e all'interno delle strutture sanitarie presenti sul campo.

Tempi più rapidi. Ma la diffusione su larga scala del virus e le cupe previsioni di contagio per i prossimi mesi hanno spinto l'istituzione a imprimere una decisa accelerazione ai trial di alcuni vaccini: un processo che, quando rispetta le tappe, richiede 5-10 anni di sperimentazione.

Sorvegliati speciali. Due vaccini in particolare, quello prodotto dall'Agenzia di Sanità Pubblica canadese e quello della Casa britannica GlaxoSmithKline, sviluppato insieme ai National Institutes of Health USA e all'azienda italiana Okairos, sono già alla fase dei test clinici e dovrebbero approdare a dicembre 2014 in Liberia, dove sarebbero somministrati a medici, infermieri, volontari e addetti alla sepoltura, ossia i più esposti al contagio. Altri 5 vaccini dovrebbero iniziare la fase di sperimentazione sull'uomo nei primi mesi del 2015.

Un dossier sui vaccini (sia quelli tradizionali, sia quelli allo studio, come quello anti Ebola) è il cuore delnnumero 265 di Focus, in edicola fino al 20 novembre 2014 (disponibile per sempre in formato digitale).

Problemi aperti. La notizia suscita speranze ma anche non poche perplessità: allo stato attuale nessuno sa se ci siano e quali siano gli effetti collaterali di tali trattamenti, la cui sperimentazione su pazienti sani, ma che vivono nelle zone colpite (tipicamente i vaccini si somministrano prima del contagio, e iniziano a fare effetto dopo 15-20 giorni) pone non pochi dilemmi etici.

Un carico delicato. Gli esperti sottolineano che, prodotte le fiale, potrebbero esserci problemi nel mantenimento della catena del freddo necessaria per preservare l'efficacia dei vaccini, sia in fase di trasporto sia in quella di stoccaggio in loco. Potrebbero mancare ambienti sterili per somministrare le dosi, e ambienti sicuri per riempire le fiale senza rischi di contaminazione.

Lotta contro il tempo. Senza trascurare il fattore tempo: l'epidemia avanza a passi rapidi e la fretta è cattiva nemica della qualità. Soprattutto in un ambito così delicato. I più ottimisti sperano che, quando i vaccini saranno pronti, non ce ne sarà bisogno come adesso. Anche in quel caso però, sottolinea l'OMS, potrebbero rivelarsi un'arma importante per evitare future epidemie di questa portata.

27 ottobre 2014 Elisabetta Intini
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