Salute

Ebola, come aiutare

Le ONG impegnate in Africa contro l'epidemia di Ebola. Ecco quali sono e come aiutarle. Perché putroppo l'occidente è stato a guardare: ad aprile sarebbero bastati 4,8 milioni di dollari per fermare Ebola. Oggi ne servono 988.

I numeri dell’epidemia di Ebola continuano a salire: secondo l’OMS sono ormai 4.470 i decessi su oltre 8 mila casi (dati aggiornati al 14/10).

Putroppo però l’attenzione dell’opinione pubblica si è spostata dall’Africa, dove la situazione è infernale, all’Occidente, dove la cura di alcuni sporadici casi ha evidenziato la pericolosità del virus Ebola.

L’aspetto più importante di tutta l’emergenza rimane comunque lo stesso: i Paesi occidentali hanno fatto poco in Africa occidentale prima che l’epidemia subisse una drammatica escalation. La conferma arriva da uno studio di Nature che riprende una stima dell'OMS: ad aprile, quando l'epidemia è iniziata, sarebbero bastati 4,8 milioni di dollari per fermarla. Oggi ne servono almeno 988. E più tempo passa e più lìepidemia si alalrga. E i costi per fermala lievitano.

In questa pagina vi segnaliamo diverse ONG che stanno lavorando nei Paesi colpiti. E vi raccontiamo cosa stanno facendo, le loro necessità e - se volete - come aiutarle.

Medici Senza Frontiere

MSF è la ONG più presente e attiva nei luoghi dell’epidemia. E lo è stata fin dal primo momento. Da marzo, quando è scoppiata l’epidemia in Africa Occidentale le équipe di MSF hanno trattato complessivamente circa il 60% dei casi registrati. Hanno ricoverato più di 3.299 persone, di cui circa 2.051 sono risultate positive all’Ebola. 650 sono guarite.

Sono presenti in Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo con 6 centri e oltre 3.000 operatori sul campo. In questo momento mancano persone per le cure mediche, la formazione del personale sanitario e informatori della popolazione. Sono necessari anche i promotori per ottenere fondi nei Pesi occidentali. Per aiutare.

Deddeh è guarita da Ebola in un ospedale gestito da Medici Senza Frontiere. Invece di tornare a casa, ha deciso di restare nel centro di Medici Senza Frontiere di Monrovia per prendersi cura di Elijah, un bambino di tre mesi che ha perso la madre a causa dell'Ebola e lui stesso è rimasto contagiato. © Martin Zinggl/Medici Senza Frontiere

«Oltre alla necessità dei farmaci, sarebbe necessaria l'educazione sanitaria e la prevenzione”, spiega Maria Cristina Manca, antropologa in missione con Medicines sans frontieres, a Macete in Guinea, per rendere efficaci gli interventi visto che studia le popolazioni. Come? «Per esempio aumentando i presidi medici. In questi Paesi c'è un medico di base ogni 500 chilometri». Per rendere l’idea è come se in Italia ci fosse un medico a Firenze e uno a Napoli.

«Inoltre ci sono gli aspetti culturali - continua Manca -: non c'è l'abitudine a farsi visitare, e in molti credono che il virus non esista, che sia una stranezza creata dagli occidentali».

L’impegno sul campo è in queste fasi fondamentale. E dà i suoi effetti: «Anche senza il ricorso ai vaccini, ancora in fase di sperimentazione - continua Manca - l’intervento dei medici permette di arrivare a un 40% di guarigioni».

Emergency

La ONG italiana il 18 settembre 2014 ha aperto un centro per la cura dei malati di Ebola a Lakka, a pochi chilometri da Freetown, la capitale della Sierra Leone. Per aiutare.

International Medical Corps (Imc)

Imc ha un centro con 70 posti letto a Bong County, in Liberia e ne sta aprendo uno di 50 posti in Sierra Leone, a Lunsar. Il suo focus è un'intensa attività di prevenzione: il personale di Imc ha formato oltre 120 operatori sanitari da quando è scoppiata l'epidemia. Per aiutare.

Oxfam

Sta lavorando in 5 paesi: Sierra Leone, Liberia, Senegal, Gambia, e Guinea Bissau con interventi di sensibilizzazione sull'igiene, il trattamento delle acque, implementazione dei servizi igienico sanitari. In Liberia e Sierra Leone porta equipaggiamento per gli operatori: guanti protettivi, cloro, disinfettante e prodotti chimici per il trattamento dell’acqua. Si occupano di altri problemi di salute, che rischiano di venire messi in secondo piano come la malaria e la cura prenatale. Per aiutare.

ActionAid

ActionAid sta concentrando i propri sforzi sulla prevenzione. Forma volontari locali, che lavorano nelle comunità colpite andando di casa in casa, per spiegare alla popolazione come proteggersi, come riconoscere i sintomi e dove rivolgersi per ricevere le prime cure. Distribuisce cibo e olio per le persone in quarantena, porta forniture mediche e servizi igienico-sanitari ai centri medici sottofinanziati e offre dell'equipaggiamento necessario alla protezione per gli operatori sanitari. Per aiutare.

Unicef

Unicef, agenzia Onu per l'infanzia fa informazione sulla malattia: sui pericoli, i suoi sintomi e la trasmissione, l'importanza dell'igiene e dove cercare aiuto. Qualche giorno fa un milione di euro sono stati donati all'Unicef da Echo, “il braccio umanitario dell'Ue”: finanzieranno 3 voli con scorte mediche (il primo appena decollato) per i paesi più colpiti dall'epidemia di Ebola. Per aiutare.

Programma alimentare mondiale (PAM )

Il World Food Program ha già distribuito cibo a migliaia di persone in Sierra Leone, Liberia e Guinea. È un grande lavoro perché viene distribuito di casa in casa e a una famiglia per volta. Il Wfp si occupa anche dei trasporti e della logistica, si occupa dei voli che portano gli operatori sanitari dall'Occidente e all'interno dei Paesi colpiti. Fornisce la luce ai centri nei Paesi coinvolti. A Monrovia, in Liberia, oggi, sta costruendo 4 centri di cura per Ebola e ha costruito un centro di stoccaggio in un magazzino per l'intera comunità umanitaria, che distribuisce con il suo sistema di logistica. Per aiutare.

Save the Children

Save the Children si occupa della cura dei bambini, cui dà anche sostegno psicologico e fa campagna di prevenzione sull'infezione. Ha più di 3 mila operatori sanitari che vanno di casa in casa a spiegare come non contrarre il virus. In Liberia, Save the Children ha costruito un centro e ne sta costruendo altri 10, e ha distribuito generi di prima necessità agli ospedali. Per aiutare.

International Rescue Committee

L'Irc, fondato da Albert Einstein, è a capo del coordinamento del rapporto tra le Nazioni Unite, altre organizzazioni non governative e i ministeri della salute dei Paesi coinvolti. Ha istituito un centro di 100 posti letto in Liberia (un quarto del numero totale di posti letto disponibili nel paese!) che verrà aperto a novembre. Fa lavoro di prevenzione e fa assistenza medica agli operatori sanitari. Si occupa di assistere i malati curabili che hanno paura di andare nei centri di soccorso. Gestisce e sostiene le squadre di sepoltura in Liberia che sono riuscite a raccogliere i cadaveri nell'arco di 24 ore. È un'aspetto molto importante perché limita la diffusione, visto che i morti sono infettivi. Per donare.

Croce Rossa

La Croce Rossa sta lavorando molto nel sensibilizzare su Ebola le comunità locali: ha messo in campo una collaborazione con la società di telecomunicazioni Airtel che diffonde via sms spiegazioni sulla prevenzione. La Croce Rossa australiana coordina la sepoltura dei cadaveri e ha aperto un centro a Kenema, in Sierra Leone, una zona colpita dal focolaio. Più di 1.700 volontari della Croce Rossa stanno assistendo persone, fornendo supporto psicologico, facendo informazione nei villaggi. Per donare.

Plan

Plan lavora in Guinea, Liberia e Sierra Leone nei villaggi aiutando le persone ad affrontare con focolai locali, fornendo informazioni di igiene pubblica per prevenire le infezioni, porta medical kits, forma operatori sanitari sulle procedure di controllo delle infezioni. Ha installato dei lavandini dove lavarsi le mani nelle scuole, nei centri di cura e in altri posti pubblici di facile accesso. Distribuisce casa per casa materiale per far conoscere la malattia. Per donare.

Welbodi

Welbodi lavora per migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria per i bambini e le madri in Sierra Leone attraverso l'istruzione, la formazione.Per aiutare.

Educaid

Educaid gestisce una rete di scuole gratuite per i giovani malati in Sierra Leone. Per donare.

15 ottobre 2014 Sabina Berra
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