Perché e come smettere di fumare vai allo speciale

È possibile smettere di fumare grazie a una sigaretta elettronica?

Uno studio dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano valuterà l’utilità di questi dispositivi. Dallo studio pilota risulta che chi usa la sigaretta elettronica smette di fumare nel 60% dei casi. E Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’istituto, dichiara che salvano 30.000 persone all’anno. Che cosa c’è di vero?

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Sono una moda e una mania. Gli appassionati hanno il loro «gusto» preferito e dibattono nei blog delle caratteristiche tecniche dei vari modelli di hardware disponibili. Occhieggiano dai negozi che sono spuntati come funghi in tutte le città (3 mila punti vendita in Italia nel 2012). Si parla e-cig, le sigarette elettroniche.

Mentre si dibatte su quale sia il loro futuro da un punto di vista commerciale, se la tassa che dovrebbe colpirle dal 2014 decreterà la fine del loro successo, la domanda da un punto di vista scientifico è: servono davvero a smettere di fumare? O perlomeno a fumare meno.

 

Fanno male alla salute?

Sono dannose? Hanno effetti collaterali? Danno dipendenza? Anche tra gli esperti, il dibattito sulla sigaretta elettronica, e sui suoi effetti sulla salute, è acceso

Leggi lo speciale di Focus sulle sigarette elettroniche

Tra chi si è messo a studiare la questione c’è l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano. Dalle loro prime parrebbe che sì, servano. Di più: delle svariate tecniche con cui i fumatori incalliti provano a liberarsi della dipendenza da tabacco, la sigaretta elettronica pare uno dei pochi sistemi in grado di dare risultati concreti. Non sarebbe una cosa da poco visto che, secondo i dati, il 90 per cento di chi prova a smettere, prima o poi ricade nel fumo.

Fumatori sotto osservazione
I risultati incoraggianti vengono da un primo studio che è stato condotto all’Ieo dando la sigaretta elettronica (senza nicotina, in questo caso) a 65 pazienti che avevano avuto un infarto o un tumore e fumavano almeno dieci sigarette al giorno da dieci anni: tra di loro, più della metà (il 60%) ha smesso di fumare, contro il 30% di chi non l’ha utilizzata e ha ricevuto solo il normale "counseling" per abbandonare il fumo. Anche chi non ha smesso del tutto, ha comunque ridotto l’uso delle sigarette. Ora si tratta di vedere se il risultato dura nel tempo.

Il nuovo studio seguirà per cinque anni 200 forti fumatori tra gli oltre 11 mila che già partecipano al programma di screening dell’Ieo per il tumore al polmone. Finora, si è visto che il fatto di partecipare al programma, e quindi di sapere di essere a forte rischio, non serve a buttare le sigarette: in cinque anni solo l’8 per cento ha smesso con il fumo. La speranza è che la sigaretta elettronica, con cui vengono replicati i gesti e la ritualità del fumo, senza gli effetti dannosi della combustione del tabacco, funzioni meglio.

Veronesi: mezzo miliardo di vite salvate
«Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco salveremmo almeno 30.000 vite all’anno in Italia e 500 milioni nel mondo» ha detto l’oncologo Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Ieo, presentando alla stampa lo studio.

Un altro studio svolto in Nuova Zelanda e pubblicato un mese fa su The Lancet ha trovato risultati positivi ma non del tutto entusiasmanti: su 650 persone seguite per sei mesi e che facevano uso di sigaretta elettronica o di cerotto alla nicotina quasi il 60 per cento ha smesso di fumare dopo due mesi, ma dopo sei mesi la percentuale di chi ancora si teneva alla larga dalle sigarette era ridotta al 20 per cento. Insomma, metodo efficace, ma non la panacea.

Il minore dei mali

Anche tra gli esperti, il dibattito sulla sigaretta elettronica, e sui suoi effetti sulla salute, è acceso (vedi il nostro approfondimento).
L’Istituto superiore di sanità ha emesso l’anno scorso un parere secondo cui il contenuto di nicotina della sigaretta elettronica è superiore alla dose giornaliera considerata ammissibile. Ma, come hanno fatto notare diversi commentatori, non si capisce che senso abbia citare questo limite di pericolosità, quando chi si rivolge alla sigaretta elettronica è un fumatore che cerca di smettere e che quindi assume dal pacchetto normale quantità di nicotina, e altri pericolosi prodotti della combustione, in quantità decine di volte superiori.

C’è poi la questione delle sostanze contenute nei liquidi usati nelle sigarette elettroniche, fabbricati di solito da chi produce aromi alimentari. «Ma la tossicità di una sostanza inalata è molto diversa da quella ingerita» spiega Enrico Davoli, responsabile del laboratorio di spettrometria di massa all'Istituto Mario Negri di Milano, che sta studiando il contenuto dei liquidi aromatizzati per le e-cig. «Siamo preoccupati dall'assenza di regolamentazione».

Poi Davoli vede anche un altro problema. «Con le sigarette elettroniche, soprattutto negli Stati Uniti, sta cambiando l’accettabilità sociale del fumatore. In qualche modo, “fumare” torna a essere percepito come bello. Anche questo aspetto non andrebbe sottovalutato».

 
6 novembre 2013 | Chiara Palmerini