Tutto lo sballo minuto per minuto

Come agiscono le sostante stupefacenti? Oltre a dare dipendenza, quali conseguenze hanno sul nostro organismo? E bruciano davvero i neuroni?

sballo

 

In sintesi

1) Le droghe sostituiscono, nel cervello, sostanze prodotte dal corpo.

2) La sostituzione compromette il funzionamento del cervello...

3) ... e crea scorciatoie verso sensazioni illusorie di piacere.

4) Ottenere la droga diventa così l'obiettivo più importante al mondo.

5) Col tempo il cervello funziona in condizioni sempre più alterate...

6) ... finché il corpo stesso accusa il colpo.
 

Una storica campagna di Pubblicità Progresso del 1989 recitava Chi ti droga ti spegne. Uno slogan perfetto, sia in termini pubblicitari sia scientifici: alcool, canne e pasticche infatti spengono lo sguardo e intere zone del cervello, ingannano i meccanismi chimici che regolano il suo funzionamento e alterano in chi le utilizza la percezione della realtà.
 
5 BASI PER TUTTE LE DROGHE DEL MONDO
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono sostanze psicoattive tutte quelle che, una volta assunte, sono in grado di modificare l'equilibrio psicofisico di un individuo, il suo umore e le sue attività mentali.

Queste sostanze agiscono nel cervello sui meccanismi che normalmente regolano il comportamento, il pensiero e la motivazione.

«Le droghe non sono infinite», spiega a Focus.it Gian Luigi Gessa, neuro-psico-farmacologo e professore emerito presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Università di Cagliari. «Sono cinque sostanze naturali dalle quali provengono tutte le altre: alcool, cocaina, morfina/eroina, cannabis e nicotina.»

Tutte le altre droghe, chiamate anche droghe di sintesi (o droghe d'autore), si limitano a imitare effetti e caratteristiche di queste cinque. Per esempio le benzodiazepine, utilizzate in alcuni farmaci ansiolitici, imitano l'azione dell'alcool sul cervello senza portarsi dietro anche gli effetti dell'abuso di alcool sul fegato.

 

 

Le droghe secondo l'OMS

L'Organizzazione mondiale della sanità, classifica le droghe in tre grandi gruppi.

# Sostanze psicoattive a uso terapeutico: medicinali che agiscono sul cervello e sul sistema nervoso, come sonniferi, tranquillanti, psicofarmaci, anestetici e alcuni antidolorifici.
# Droghe legali: le sostanze il cui utilizzo è normalmente ammesso dalle legislazioni dei diversi paesi, che hanno comunque qualche tipo di effetto psicoattivo sul cervello del consumatore. Alcool, nicotina e caffeina sono le più diffuse.
# Droghe illecite: sostanze psicoattive normalmente non usate in medicina. Sono oppiacei, cannabinoidi, allucinogeni, ipnotici, inalanti, sedativi, cocaina e altri stimolanti la cui produzione e commercializzazione sono proibite nella maggior parte dei paesi occidentali.

FATTI E SODDISFATTI
Tutte le sostanze psicoattive agiscono sul cervello sfruttando il complicato meccanismo del piacere, che regola attività come il cibarsi o il sesso», spiega Gessa. «Quale animale sceglierebbe di accoppiarsi e affrontare una gravidanza, attività assolutamente dispendiosa dal punto di vista energetico, se non ci fosse il piacere come ricompensa?»

Ma anche il piacere, quando diventa ricerca ossessiva fine a se stessa, non fa bene, ed è per questo che la natura ha scelto di regolarlo tramite un circuito di controllo. Quando il comportamento che provoca piacere viene ripetuto, i livelli di soddisfazione diminuiscono: dopo quattro porzioni, anche il nostro piatto preferito diventa indigesto. Questo invece non accade con le sostanze psicotrope, il cui desiderio, come sanno bene i fumatori, non si abbassa mai. E finisce per diventare ossessione e poi dipendenza.

LA TOSSICODIPENDENZA È UNA MALATTIA?
«La dipendenza da sostanze psicoattive è una vera e propria malattia neurologica, come il Parkinson o l'Alzheimer, che coinvolge il sistema motivazionale del cervello, ingannandolo», spiega Gessa. Le droghe di cui parliamo riescono infatti a sostituirsi ad alcune sostanze chimiche prodotte normalmente dal nostro organismo, le cosiddette sostanze (o droghe) endogene, indispensabili per regolare meccanismi di sopravvivenza come l'alimentazione o la riproduzione. In un cervello sano, la percezione dell'oggetto del desiderio, e poco importa che sia il profumo di pizza o la vista di un potenziale partner, attiva una sequenza ben precisa, regolata appunto da sostanze endogene:

1) aumento dell'attenzione;
2) desiderio (di consumare);
3) consumo;
4) piacere;
5) voglia di rifarlo...

NE VOGLIO ANCORA!
Le droghe esogene, ossia quelle introdotte artificialmente nell'organismo, fanno inceppare questo processo: il piacere derivante dal loro consumo è così tanto più intenso rispetto a quello prodotto dall'azione normale da rendere quest'ultima trascurabile. Le sensazioni prodotte dall'eroina possono per esempio essere molto più intense di quelle che si provano durante un orgasmo, e sono perciò capaci di sostituire il desiderio sessuale. Gli stimoli fisiologici come la fame, la sete o il sesso non vengono insomma più recepiti e l'unico desiderio è per la droga.
La diagnostica per immagini di ultima generazione (una tecnica di risonanza magnetica) ha per esempio permesso di scoprire che la cocaina agisce sugli stessi centri nervosi dell'amore, e il cervello impara in fretta ad apprezzare - e a preferire - questa "scorciatoia".
 

Tra le droghe esogene e quelle endogene (ossia le sostanze prodotte normalmente dal nostro corpo) c'è una precisa corrispondenza:

# la marijuana si sostituisce all'anandamide, un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di regolazione dell'appetito, della memoria, della riproduzione e della proliferazione cellulare (che è alla base della crescita dei tumori);
# la cocaina si sostituisce alla dopamina, neurotrasmettitore implicato nei processi di genesi e gestione del movimento e dell'umore;
# l'eroina si sostituisce alle endorfine, coinvolte nei processi di gestione del dolore (ne innalzano la soglia), del comportamento, dell'apprendimento, delle emozioni e del sonno;
# l'alcool si sostituisce all'acido gamma aminobutirrico, il principale acido inibitorio del sistema nervoso centrale, che svolge un ruolo chiave nella trasmissione degli stimoli ai neuroni ed è direttamente responsabile della regolazione del tono muscolare;
# l'ecstasy pompa la serotonina e blocca la dopamina; l'effetto combinato porta da una sensazione di forza inesauribile a un collasso cerebrale fatto di ansia, depressione e incapacità di elaborare informazioni sensoriali.

Nelle pagine seguenti vediamo quali sono gli effetti di queste sostanze sul cervello e nei comportamenti di chi li usa.

 

La marijuana è una miscela di foglie, semi, gambi e fiori di cannabis sativa: è la droga illegale più utilizzata in Europa e negli Stati Uniti. Dalla resina della stessa pianta si ricava l'hashish. Il principio attivo nella marijuana e nell'hashish è il THC: quando viene fumato passa rapidamente dai polmoni al resto del corpo, cervello compreso, attraverso il flusso sanguigno.

COME AGISCE SUL CERVELLO
Il principio attivo della marijuana, il THC, si lega a neuroni specifici chiamati recettori dei cannabinoidi, che regolano il movimento, la coordinazione motoria, la memoria e altre funzioni cognitive complesse.
Come la maggior parte delle droghe, quando "entra in circolo" produce euforia e benessere perché stimola il rilascio di dopamina. Colori e suoni sembrano più intensi, il tempo sembra passare più lentamente e, a volte, il tutto si accompagna con fame e sete. Passata la fase dell'euforia possono manifestarsi ansia, paura, diffidenza nei confronti degli altri e panico. Il THC si lega inoltre ad alcuni recettori del cervelletto che regolano la coordinazione motoria, l'equilibrio, la postura e il movimento.

Legalizzare la cannabis? Potrebbe essere pericoloso, perché la cannabis non è più quella di una volta.
Foto: C.J. Burton/Corbis

 

 

Canna al volante...

Uno studio condotto nel 2001 su 907 neozelandesi tra i 18 e 21 anni, pubblicato dal Centro Europeo per il Monitoraggio delle Droghe e disponibile online (in inglese) ha rilevato una significativa correlazione statistica tra l'uso di cannabis e il rischio di incidenti stradali: chi si è fatto più di 50 canne in un anno, praticamente una a weekend, ha provocato il 60% di incidenti in più rispetto ai non utilizzatori.

NON MI RICORDO
L'uso abituale di hashish o marijuana accelera la perdita di neuroni nell'ippocampo, l'area del cervello responsabile della memoria a breve termine, velocizzando ciò che accade nel normale processo di invecchiamento (è comune, negli anziani, ricordare fatti molto lontani nel tempo ma non ciò che hanno mangiato il giorno prima, per esempio). Esperimenti condotti sui ratti hanno evidenziato come la somministrazione quotidiana di THC per 8 mesi abbia prodotto una perdita di cellule nervose equivalente a quella di animali con il doppio della loro età.

PEGGIO DEL TABACCO
Gli effetti di un joint (lo spinello) durano dalle 2 alle 3 ore: subito dopo l'inalazione del fumo il cuore accelera dai 70/80 battiti normali fino a 100/130 e più, gli occhi si arrossano per la dilatazione dei vasi sanguigni e le vie bronchiali si rilassano. Oltre agli effetti neurologici, fumare marijuana provoca al fisico più danni del consumo di tabacco: ai classici sintomi correlati all'inalazione di fumo in generale (irritazione della gola, tosse, predisposizione a malattie respiratorie e infezioni polmonari) aumenta la percentuale di rischio di cancro ai polmoni e del tratto respiratorio, perché il fumo di marijuana contiene dal 50 al 70% in più di idrocarburi cancerogeni rispetto a quello di tabacco.

 

La cocaina è una delle droghe più antiche conosciute dall'uomo. Viene estratta dalla pianta della coca (Erythroxylon) a partire dalla metà del XIX secolo, ma il suo consumo è molto più antico: gli indios del Perù e della Bolivia masticavano foglie di coca per attenuare i sintomi di fame e stanchezza già 1.000 anni fa. La cocaina viene consumata in due forme chimiche: il sale cloridrato, che è la classica polvere bianca da inalare o iniettare in vena dopo averla disciolta in acqua, e il freebase (meglio noto come crack) che viene fumato.
 
COME AGISCE SUL CERVELLO
La cocaina agisce direttamente sul nucleo accumbens, una delle aree del cervello associate ai meccanismi del piacere. Sesso, cibo, acqua e tutto ciò che provoca una sensazione di benessere aumentano l'attività di questa zona e innescano una super produzione di dopamina. Normalmente questo neurotrasmettitore, dopo aver inviato il segnale del piacere al neurone adiacente viene eliminato: la cocaina provoca invece un accumulo di dopamina nelle sinapsi, che si traduce in una stimolazione continua dei neuroni riceventi e nella conseguente euforia manifestata dai consumatori di questa sostanza.

ADDIO FAME
L'abuso e, in qualche caso, anche il singolo utilizzo producono dipendenza e tolleranza: per ottenere lo stesso livello di piacere della volta precedente occorre aumentare la dose. Subito dopo l'assunzione ci sente pieni di energia, attenti, vigili. Le sensazioni visive, uditive e tattili sono amplificate, ci sente in grado di lavorare meglio e più in fretta. Fame, sonno e stanchezza spariscono. A seconda delle modalità di assunzione gli effetti durano fino a 30 minuti: se fumata produce effetti più intensi ma di durata più breve rispetto alla sniffata. Se consumata insieme all'alcool, la cocaina viene trasformata dall'organismo in etilene di cocaina, molto più tossica per il cervello.

 

SENTO LE VOCI...
Nell'immediato, la "sniffata" provoca vasocostrizione, aumento della pressione e del ritmo cardiaco, febbre. A questi sintomi possono accompagnarsi vertigini, spasmi muscolari e allucinazioni uditive. Tutto questo, nel lungo periodo porta i cocainomani ad avere seri problemi cardiaci che possono sfociare nell'infarto e nell'ictus. E, in ogni caso, porta a danni irreversibili alle mucose nasali, emorragie continue e completa perdita dell'olfatto. L'ingestione finisce col danneggiare seriamente l'apparato gastrointestinale provocando dolori addominali, nausee e, nei casi più gravi, cancrena (ossia decomposizione dei tessuti) dell'intestino.

Complice il crollo dei prezzi iniziato esattamente con il nuovo millennio, per mantenere elevata la redditività della vendita di cocaina la soluzione migliore è stata quella di tagliarla. Questa operazione permette di massimizzare i profitti offrendo con lo stesso "marchio" una tipologia di prodotto adatto a tutte le tasche. Ovviamente le dosi vendute a prezzi popolari contengono percentuali di cocaina molto basse (a volte inferiori al 10 percento, ma questa informazione viene da fonte anonima) soprattutto dove l'adulterazione è la regola.

LA LEGGE DELL'ECONOMIA È UGUALE PER TUTTI
Va infatti anche compreso che il mercato illegale ha le stesse regole di qualunque altro mercato: ci sono quindi operatori che fanno della loro "serietà" un tratto distintivo e che si rivolgono a una tipologia di clientela esigente e in grado di riconoscere la qualità del prodotto venduto, e operatori che si rivolgono a una tipologia di cliente sprovveduto e assolutamente inadatto a riconoscere il prodotto che gli viene venduto. In questa ultima categoria rientrano evidentemente i più giovani, che aumentano così esponenzialmente i rischi cui si espongono.
 
PARASSITI E PAGANTI
L'adulterazione della sostanza avviene già alla fonte. Secondo la Dea americana, l'agenzia governativa che combatte il traffico di stupefacenti, già i produttori colombiani mischiano con percentuali variabili alla coca purissima un farmaco antiparassitario utilizzato in veterinaria: il levamisole. Alcuni sequestri effettuati dalle forze dell'ordine hanno permesso di rilevare un rapporto di 1/5: su cento grammi di prodotto all'ingrosso quindi solo 80 grammi sono rappresentati da cocaina [fonti USA].

I narcotrafficanti colombiani utilizzano un antiparassitario, il levamisole, per allungare la cocaina. Di 100 grammi di polvere bianca spediti in Europa o Nord America, spesso soltanto 80 sono di cocaina pura. I narcos ci guadagnano... i consumatori rischiano la salute (vedi box in basso).

 

 

LEVAMISOLE

È un farmaco antineoplastico usato per il trattamento del cancro del colon e come antiparassitario in veterinaria. L'ingestione di cocaina adulterata con levamisole può produrre agranulocitosi (patologia del sangue) e ridurre notevolmente i globuli bianchi fino a inibire la capacità di combattere le infezioni. Soggetti che sniffano, si iniettano o fumano cocaina adulterata con levamisole possono perciò sviluppare rapidamente infezioni anche fatali.

QUESTIONI DI TAGLIO
La cocaina venduta dagli spacciatori è spesso ulteriormente tagliata (diluita) con sostanze come l'amido di granturco, lo zucchero a velo, raramente il bicarbonato o il talco o la caffeina.
Nella cocaina di strada può anche essere presente procaina, lidocaina o altri anestetici locali che simulano alcune caratteristiche della cocaina (sapore, effetto di anestesia locale sulla lingua). Inoltre, la cocaina può essere mischiata con altre droghe, come l'eroina o le anfetamine. La diluizione non viene effettuata soltanto con sostanze che amplificano l'utilizzo, ma anche con mix di prodotti la cui combinazione risulta più o meno pericolosa, come nel caso di anfetamine, antiparassitari e atropina.
 
DALLA CRISI ECONOMICA NON SI SALVA NESSUNO
Nel 2004 il prezzo medio al dettaglio della cocaina nell'Unione europea è stato estremamente variabile, compreso tra i 41 euro al grammo in Belgio agli oltre 100 euro a Cipro, in Romania e in Norvegia.
I prezzi medi della cocaina, corretti dell'inflazione, hanno fatto registrare una tendenza generale alla diminuzione nel periodo 1999–2004 in tutti i paesi per i quali si dispone di informazioni, a eccezione del Lussemburgo, dove sono scesi fino al 2002 e poi aumentati, e della Norvegia, dove hanno subito un'impennata nel 2001 per stabilizzarsi in seguito. Rispetto all'eroina, la purezza media della cocaina a livello di prodotto al consumo è elevata: nel 2004 andava dal 24% in Danimarca fino all'80% in Polonia, mentre la maggior parte dei servizi di monitoraggio degli altri paesi riporta una purezza del 40–65% [fonte EMCDDA, European monitoring centre for drugs and drugs addiction - relazione 2006, ultima versione ufficialmente reperibile].
Nel linguaggio comune si intende per pura quella forma che non tiene conto della percentuale di principio attivo ma della "purezza" del prodotto. Un esempio può chiarire questo aspetto: un grammo di coca definita purissima e pronta per inalazione (cocaina idrocloride) contiene un principio attivo non superiore al 65%.


Questa pagina è il contributo alla nostra inchiesta di Mauro Nova, vicepresidente di Atipica cooperativa sociale Onlus, che riunisce un'equipe di psicologi, psicoterapeuti e pedagogisti che offrono aiuto e consulenza alle persone e alle famiglie in difficoltà.

 

La maggior parte dell'eroina che viene spacciata per strada non è pura, ma "tagliata" con le sostanze più varie: zucchero, latte in polvere, amido e persino stricnina e altri veleni. Questo è il primo dei grandi rischi legati all'uso di questa sostanza: chi la compra non ne conosce il grado di purezza e quindi l'effettiva "potenza", e nemmeno il reale contenuto delle sostanze di taglio. L'eroina può essere iniettata, inalata, aspirata o fumata, e i livelli di dipendenza e tolleranza sono tali e talmente rapidi da indurre il l'eroinomane, il classico "tossicodipendente", a cercare di procurarsi la sostanza anche 4 o più volte al giorno.

COME AGISCE SUL CERVELLO
Gli effetti più intensi e immediati si hanno con l'iniezione in vena: bastano 7-8 secondi per farla arrivare al cervello, dove si trasforma in morfina e si lega ai recettori degli oppioidi concentrati nelle aree del circuito della ricompensa, il nucleo accumbens e la corteccia.
Gli oppiacei, e in particolare l'eroina, alterano molto rapidamente il funzionamento del sistema limbico, che controlla le emozioni, accrescendo le sensazioni di piacere: subito dopo l'assunzione arriva infatti il cosiddetto rush, l'ondata di sensazioni piacevoli, che si accompagna però rapidamente a vampate di calore, secchezza della bocca, pesantezza delle estremità, nausea, vomito e prurito. Il rush è seguito da ore di assopimento: la funzione mentale si offusca e battito cardiaco e respirazione rallentano, a volte fino a causare la morte.

L'eroina è derivata dalla morfina, principale componente dell'oppio.
Effetti a breve termine: difficoltà respiratorie, confusione, nausea e vomito, indifferenza al dolore, aborto spontaneo.
Effetti a lungo termine: dipendenza, sovraesposizione a infezioni (Aids, epatite B e C), collasso venoso, infezioni batteriche, ascessi, disturbi cardiaci.

 

 

Sciroppo da sballo

L'eroina venne sintetizzata come calmante per la tosse nel 1897 da Felix Hoffmann, il chimico tedesco della Bayer che appena 11 giorni prima aveva inventato l'aspirina. Per un breve periodo le proprietà sedative sul centro del respiro (le stesse che portano alla morte per overdose) furono erroneamente ritenute una conseguenza positiva del composto e si diffusero svariate preparazioni farmaceutiche a base di eroina. Ma l'eroinomania divenne rapidamente un'emergenza: nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di eroina l'anno. Le autorità di Europa e Stati Uniti vietarono la produzione, l'importazione e l'uso di eroina dal 1925.

ASTINENZA AD HOC
Caratteristica dell'eroina è dare dipendenza anche dopo solo due o tre utilizzi: il fisico, abituandosi alla droga, ne chiede sempre di più. Se la somministrazione è interrotta bruscamente, nel giro di qualche ora si manifestano i sintomi dell'astinenza: irrequietezza, dolori a ossa e muscoli, insonnia, diarrea. Hanno il loro picco dopo 24-28 ore e iniziano a diminuire dopo una settimana. Alcuni tossicodipendenti arrivano a procurarsi volontariamente le crisi di astinenza per ridurre la loro tolleranza alla droga e poter così provare nuovamente l'euforia iniziale.

L'utilizzo cronico di eroina per via endovenosa causa il collassamento delle vene, infezioni batteriche nei vasi sanguigni e nelle valvole del cuore, ascessi, malattie epatiche e renali.

Altri danni molto seri possono inoltre essere provocati dalle sostanze di taglio che, non dissolvendosi facilmente nell'organismo, possono ostruire i vasi sanguigni che vanno a fegato, reni e cervello. E poi ci sono i rischi legati alla condivisione di siringhe e aghi: HIV, epatite B e C e altri virus che si trasmettono attraverso il sangue e che possono contagiare i partner sessuali o il feto durante la gravidanza.

 

L'alcool comunemente presente nelle bevande alcoliche si chiama etanolo. È una molecola facilmente solubile in acqua e dalle dimensioni ridotte, e per questo penetra rapidamente nel flusso sanguigno e da qui in tutto l'organismo. Fino a qualche anno fa si riteneva che potesse distruggere i neuroni. Uno studio del 2004 condotto da Roberta J. Pentney, una ricercatrice dell'Università di New York, ha dimostrato che l'etanolo, pur non eliminando fisicamente le cellule cerebrali di un adulto, può comprometterne irrimediabilmente la funzionalità soprattutto nelle aree legate all'apprendimento e alla coordinazione motoria. L'alcool quindi fa invecchiare, nel vero senso della parola, il cervello.

COME AGISCE SUL CERVELLO
Il 20% dell'alcool ingerito viene assorbito immediatamente, senza bisogno di digestione, dallo stomaco e dal primo tratto dell'intestino, e da qui passa direttamente nel sangue: ecco perché a stomaco vuoto gli effetti dell'alcool si manifestano prima e in modo più intenso. Dopo circa 10 minuti dall'ingestione le molecole di etanolo arrivano al fegato, al cuore, ai reni e al cervello, dove si scatenano gli effetti più evidenti. Nel cervello infatti l'alcool agisce sui neuroni: disaggrega la membrana plasmatica riducendo la funzione cellulare.

Alcolici... c'è resistenza a considerarli una droga, ma l'abuso porta a effetti simili, a partire dalla dipendenza. L'abuso occasionale in aggiunta a sostanze stupefacenti è un fenomeno giovanile le cui conseguenze sono spesso le cosiddette "stragi del sabato sera". La dipendenza è difficile e faticosa da superare, e l'alcolismo conclamato è fonte di seri disturbi fisici, oltre che di problemi e violenze familiari.

 

 

Uomini vs Donne

La capacità di assorbire alcool varia in funzione del peso corporeo e del sesso: le donne hanno un minor numero di enzimi capaci di metabolizzare gli alcolici, che entrano quindi in circolo in quantità maggiori. Anche il ciclo ormonale femminile incide sulla capacità di metabolizzare gli alcolici: prima del ciclo e durante l'ovulazione, il corpo è più sensibile all'alcool ed i suoi effetti sono sentiti più rapidamente. E va ancora peggio in gravidanza: le molecole dell'alcool sono di dimensioni così ridotte da riuscire a oltrepassare agevolmente il filtro placentare e raggiungere il feto, e possono provocare gravi danni cerebrali al nascituro.

SEDATIVO PER LA... VITA
In piccole dosi l'alcool (l'etanolo) agisce come un sedativo: stimola un inibitore del sistema nervoso centrale e induce una sensazione di benessere. Ma se non ci si ferma in tempo la situazione diventa pericolosa: gli impulsi nervosi diminuiscono troppo, si perde lucidità e i movimenti si fanno scoordinati.
In dosi consistenti, poi, addirittura blocca i recettori di un altro neurotrasmettitore che ha il compito di favorire la comunicazione tra le cellule, e quando questa comunicazione viene interrotta si scatenano gli effetti tipici della sbronza: l'eccesso d'alcool in circolazione provoca una riduzione della funzionalità in tutti gli organi di senso, il campo visivo si restringe, diminuiscono la capacità di valutare i suoni e la capacità di giudizio, viene compromesso l'equilibrio piscomotorio...

OLTRE IL BICCHIERE DELLA STAFFA
L'abuso e l'abitudine possono portare alla cosiddetta demenza da alcool: sbalzi di umore, perdita della memoria e delle normali capacità cognitive. Tutta colpa dell'intestino, che sotto gli effetti dell'alcool non assorbe più vitamina B1, essenziale per il funzionamento del sistema nervoso. E poi ci sono i danni al fegato, il secondo organo più colpito dall'abuso di alcool: durante la digestione questa sostanza si scinde in acido acetico e acetaldeide, che è tossica e danneggia l'apparato epatico. Nei casi più gravi si arriva alla cirrosi: le cellule del fegato, danneggiate, si atrofizzano e l'organismo non è più in grado di sostituirle.

 

L'ecstasy ha un periodo d'oro negli anni '70-80, quando, usata in psichiatria, era considerata la "penicillina dell'anima", in quanto sembrava aiutare i pazienti a comprendere meglio i propri problemi. Lo studio dei suoi effetti portò però presto a comprendere che non aveva alcun ruolo nell'indagine psichiatrica né nella terapia, e nel 1985 venne messa al bando. Oggi le pastiglie di ecstasy vengono consumate principalmente nelle discoteche e durante i rave party, spesso insieme ad alcolici e superalcolici, e la facilità di assunzione (niente siringhe né inalazione) ha di molto abbassato l'età dei suoi potenziali consumatori, che si ritiene possano iniziare anche a 11-12 anni. Non è ancora chiaro se questa sostanza dia dipendenza, ma uno studio ha rilevato nel 43% dei giovani consumatori tutti i sintomi del cosiddetto craving: mancanza di appetito, fatica, depressione e difficoltà di concentrazione, seguiti da desiderio compulsivo con perdita di controllo e passaggio all'atto. Questa definizione è quella attualmente utilizzata dalla maggior parte degli operatori del settore per definire i sintomi della dipendenza da sostanze stupefacenti.

 

COME AGISCE SUL CERVELLO
L'ecstasy altera l'attività di alcuni neurotrasmettitori: in particolare, aumenta il rilascio di serotonina e riduce la produzione di dopamina. Il livello di serotonina è determinante nella regolazione dell'umore e del comportamento: ecco perché l'assunzione di ecstasy provoca comportamenti aggressivi che possono durare anche parecchi giorni. Ma i primi effetti dell'ecstasy sono assolutamente piacevoli: stimolazione mentale, calore, benessere, apertura verso gli altri e diminuzione dell'ansia. È la diretta conseguenza dell'alterazione del circuito della dopamina e dei meccanismi del piacere. Le sue proprietà stimolanti consentono, per esempio, di ballare ininterrottamente per ore senza avvertire la fatica né altri "segnali d'allarme" dal proprio corpo (salvo poi "collassare" improvvisamente). Le sensazioni spiacevoli subentrano in un secondo momento: vertigini, ansia, agitazione, indifferenza verso il pericolo e depressione, che possono manifestarsi anche per diversi giorni dopo l'assunzione. L'ecstasy comporta dunque disturbi gravi del comportamento, e la mancanza di appetito o il ridotto interesse verso il sesso sono solo alcune delle conseguenze sui consumatori abituali.
Anche se non "brucia" i neuroni nel vero senso della parola, nel lungo periodo compromette le facoltà mentali: la diagnostica per immagini (risonanza magnetica) ha permesso di scoprire, nei forti consumatori di questa sostanza, una diminuzione dell'attività cerebrale nelle aree che riguardano la conoscenza e il movimento. Le conseguenze sono l'incapacità di elaborare informazioni e di svolgere attività come la guida dell'auto o della moto.

INVINCIBILE. PER FINTA
Le proprietà stimolanti dell'ecstasy spingono chi la assume a una intensa attività fisica per periodi prolungati: non si percepisce la fatica e questo porta a un improvviso innalzamento della temperatura corporea, danni a muscoli e reni, disidratazione e, nei casi più gravi, infarto. L'ecstasy raggiunge il flusso sanguigno molto rapidamente ma, una volta arrivato nel corpo, interferisce con la capacità dell'organismo di metabolizzare le sue componenti tossiche. Per questo motivo le successive dosi di questa sostanza possono produrre un elevato aumento della pressione sanguigna e danneggiare l'apparato cardiovascolare.

10 anni con Meth... la metamfetamina. Questa è una sequenza di immagini segnaletiche della stessa persona nell'arco di dieci anni: dedita alle metamfetamine, all'ottavo anno aveva perso quasi tutti i denti, al decimo era praticamente cieca.

 

Nell'ambito del Programma regionale sulle Dipendenze, l'Assessorato alle Politiche sociali del Veneto ha realizzato una serie di quaderni tematici sulle sostanze stupefacenti e sui loro effetti clinici - con indagini effettuate anche con risonanza magnetica. Sono per lo più organizzati a "domande e risposte" (per esempio: che cosa sono gli "inalanti"?), con risposte semplici e utili a riconoscere gli effetti degli stupefacenti nei comportamenti delle persone che ci sono vicine. E sono ricchi di informazioni sul "che cosa fare" e "a chi e come chiedere aiuto". Potete scaricarli in versione PDF direttamente dal sito Focus.it e cercare aggiornamenti e ulteriori informazioni sul sito dronet.org.
 
# Alcol (pdf)
# Allucinogeni e droghe dissociative (pdf)
# Anfetamine - Metanfetamine (pdf)
# Cocaina (pdf)
# Ecstasy (pdf)
# Eroina (pdf)
# Inalanti (pdf)
# Marijuana (pdf)
 
Sempre dal nostro sito potete scaricare in PDF la relazione annuale (2012) Evoluzione del fenomeno della droga in Europa, a cura dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA). È un documento complesso e molto articolato, che in un centinaio di pagine si pone l'obiettivo di rispondere "a due domande fondamentali: che cosa si sa sul consumo di droga in Europa e sui problemi ad esso connessi? E che cosa ci suggerisce l'esperienza per elaborare una risposta efficace ai problemi legati al consumo di droga?"

01 Luglio 2013