Salute

Depressione, alla ricerca delle radici genetiche

Uno studio ha individuato per la prima volta alcuni geni fortemente associati con le forme più gravi del disturbo.

La depressione è una malattia subdola ma anche poco compresa. Uno studio pubblicato su Nature rivela per la prima volta quello che i ricercatori vanno cercando da tempo, senza successo: una possibile base genetica del disturbo.

Una delle difficoltà nel diagnosticarla è la sua varietà di presentazioni. Da un secolo si dibatte se in realtà quelle che raggruppiamo sotto l’etichetta “depressione” siano in realtà forme distinte del disturbo, con caratteristiche diverse. Potrebbe darsi che esista una depressione con una forte componente genetica, magari diversa da quella delle forme più lievi, e potrebbe esistere anche un disturbo scatenato quasi esclusivamente da fattori ambientali.

Che cos'è depressione? Tutta la confusione è aggravata, come afferma il commento che accompagna l’articolo su Nature, dal fatto che non esistano criteri oggettivi per separare nettamente quello che consideriamo un sentimento esistenziale dalla depressione vera e propria: «non c’è nessun esame di laboratorio che consenta di stabilire quando la tristezza diventi depressione». Anche se, in particolare per la cosiddetta depressione maggiore, ci sono dei criteri clinici in base a cui viene fatta la diagnosi: in particolare disturbi del sonno, dell’alimentazione, della cognizione fino ad arrivare alle tendenze suicide cui si accompagna il sentimento di tristezza.

Forme gravi. Gli autori dello studio, un consorzio internazionale di ricercatori di Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti, sono partiti dall’analisi di un gruppo di oltre cinquemila donne cinesi che avevano ricevuto una diagnosi di depressione maggiore ed erano state ricoverate in clinica.

La scelta della Cina non è stata casuale, perché in questo paese i tassi di depressione diagnosticati sono inferiori a quelli di Europa e Stati Uniti, il che rende più probabile che i casi individuati siano più gravi, cioè quelli in cui - secondo l’ipotesi degli esperti - esisterebbe una più forte componente genetica. Per lo stesso motivo, la ricerca genetica è stata ristretta ai casi più gravi, in cui la depressione si era manifestata con almeno due episodi, e con il ricovero.

La sorpresa dei mitocondri. Con l’analisi del genoma, i ricercatori hanno individuato per la prima volta due regioni con alcuni cambiamenti genetici associati alla depressione: si trovano entrambe sul cromosoma 10 e, in particolare, una è nelle vicinanze di un gene coinvolto nella genesi dei mitocondri, gli organelli considerati le centrali energetiche della cellula.

Quale sia l’esatto significato di queste associazioni resta ancora da scoprire. I ricercatori suggeriscono che le anomalie nei mitocondri potrebbero in qualche modo essere legate alla depressione, come già altre ricerche hanno suggerito.

Domande aperte. Le stesse associazioni non sono state finora trovate in campioni della popolazione europea. Potrebbe essere che queste componenti genetiche valgano solo per la forma di depressione individuata in Cina (improbabile), oppure perché non si è ancora riusciti a far emergere questo segnale genetico dal rumore di fondo. Lo studio rimane comunque importante perché segna un primo successo nell’identificare una possibile base genetica per la depressione.

16 luglio 2015 Chiara Palmerini
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