Molti casi di demenza potrebbero derivare da errori spontanei nel DNA

Molte malattie neurodegenerative potrebbero avere origine durante lo sviluppo embrionale: si spiegherebbe perché condizioni come Parkinson e Alzheimer si verifichino anche in chi non ha una predisposizione familiare.

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Con una popolazione in progressivo invecchiamento, trovare le cause delle più comuni demenze è una necessità pressante. | Shutterstock

Le malattie neurodegenerative come quella di Parkinson o di Alzheimer interessano circa una persona su dieci, nei Paesi industrializzati. Soltanto una piccola parte di questi pazienti, però, è geneticamente predisposta a svilupparle, per motivi ereditari: si pensa che appena un ammalato ogni 20 abbia alle spalle una storia familiare di queste condizioni.

 

Nella maggior parte dei casi, le origini dell'accumulo di proteine tossiche che distruggono le cellule cerebrali sono sconosciute. Uno studio appena pubblicato su Nature Communications sembra ora suggerire una possibile spiegazione: alla base delle demenze più diffuse potrebbero esserci errori spontanei nel DNA che si verificano ancora prima della nascita, durante i processi di divisione cellulare nella fase di sviluppo embrionale.

 

Errori comuni. Queste mutazioni spontanee e non ereditarie, che insorgono mentre il cervello è ancora in fase di crescita e differenziazione, potrebbero portare, in età avanzata, alla produzione di proteine mal ripiegate (quindi instabili e non funzionanti), all'origine dei sintomi chiave di queste malattie. Per gli scienziati dell'Università di Cambridge che hanno condotto lo studio, le "isole", cioè i raggruppamenti, di cellule cerebrali con queste mutazioni sarebbero piuttosto comuni nella popolazione generale, e ciò potrebbe spiegare perché così tante persone senza una storia familiare di demenze finisca per sviluppare queste malattie.

 

Per testare la loro ipotesi, i ricercatori hanno analizzato 173 tessuti cerebrali della Newcastle Brain Tissue Resource (una "banca" di cervelli donati alla scienza post mortem) provenienti da 54 individui: 14 sani, 20 con Alzheimer e 20 con demenza a corpi di Lewy, un'altra forma di demenza piuttosto comune. Il team ha sequenziato 102 geni delle cellule cerebrali noti per predisporre alle malattie neurodegenerative, e ha trovato mutazioni spontanee, cioè errori non ereditari nel DNA, in 27 dei 54 cervelli analizzati (in tessuti sia sani, sia malati).

 

Nessun caso uguale all'altro. Per gli scienziati, questi "errori" di dettatura nelle sequenze geniche si verificherebbero durante le prime fasi di divisione cellulare nell'utero materno, e rimarrebbero silenti a lungo, pronti a causare problemi con l'avanzare dell'età. Il fatto che si tratti di errori spontanei potrebbe anche spiegare perché ogni caso di Alzheimer e di Parkinson sia a sé, perché cioè i sintomi si manifestino in modo leggermente diverso da persona a persona.

 

16 ottobre 2018 | Elisabetta Intini