Salute

CureVac, attesa per il verdetto dell'EMA sul vaccino a mRNA che si conserva in frigorifero

A breve il verdetto dell'EMA sul vaccino a mRNA della tedesca CureVac, che si conserva in frigo e facilita il trasporto e la distribuzione nei Paesi più poveri.

La lunga lista dei vaccini anticovid (qui il riepilogo a cura del New York Times, con i dettagli di quelli approvati e in quali Paesi) si arricchisce di un nuovo vaccino a mRNA per il quale vi sono grandi aspettative. Creato da una piccola azienda tedesca, la CureVac, il vaccino è attualmente nella fase 3 della sperimentazione - e si attende a giorni l'approvazione dell'EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea per i medicinali). A differenza dei vaccini di Moderna e Pfizer-BioNtech, che devono essere conservati a temperature molto basse, CureVac può essere tenuto in frigorifero (a +5 °C) per tre mesi e resiste 24 ore a temperatura ambiente, aspetto che ne facilita la distribuzione e che lo rende il candidato ideale per i Paesi a basso reddito.

Come funzionano i trial dei vaccini

Come funzionano i trial (test, sperimentazione) dei vaccini - Nei test di fase 1 il vaccino è somministrato a pochi volontari, per determinare la dose; la fase 2, a cui partecipa qualche centinaio di persone, serve per vedere se ci sono effetti indesiderati e una risposta immunitaria: in tempi normali, per le fasi 1 e 2 occorrono in media cinque mesi. Per la fase 3 sono reclutate anche decine di migliaia di persone (per la covid almeno 20-30 mila) tra soggetti sperimentali e di controllo, per determinare se effettivamente il vaccino fornisce un effetto protettivo: questo passaggio richiede almeno sei mesi. In generale, lo sviluppo di un vaccino richiede anni di lavoro di ricerca e analisi dei dati: per la covid, invece, molti passaggi sono stati condotti in contemporanea e sono state contemplate autorizzazioni di emergenza.

Una lunga ricerca. Il vaccino della CureVac è l'esempio di come i vaccini a mRNA (RNA messaggero) siano figli di decenni di studio: il principio su cui si basano non è certo spuntato dal nulla in quattro e quattr'otto, come qualche teoria del complotto vorrebbe far credere. Come spiega un articolo del New York Times, erano gli anni Novanta quando il cofondatore dell'azienda farmaceutica, Ingmar Hoerr, iniettò per la prima volta l'RNA nei topi e scoprì che la molecola messaggera riusciva a produrre le proteine virali necessarie a scatenare la risposta immunitaria. All'epoca in pochi credevano nello sviluppo di vaccini a mRNA, ma la CureVac continuò la sperimentazione: è sua anche l'idea, ripresa per i vaccini di Pfizer e Moderna, di avvolgere le molecole di RNA in una membrana lipidica (di grassi) per proteggerle durante il loro viaggio verso le cellule. Negli ultimi quindici anni altre aziende hanno iniziato a interessarsi allo sviluppo di questo tipo di vaccini: la BioNtech nel 2008, guardando in particolare ai vaccini anticancro, e Moderna nel 2011.

Questioni di soldi. Come mai allora la CureVac non è stata la prima a sviluppare un vaccino anticovid efficace, dati i decenni di ricerca di vantaggio rispetto alla concorrenza? Come spesso accade, il problema principale è stato quello della mancanza di investimenti: la piccola azienda tedesca non ha potuto competere con giganti del settore come Pfizer, unitasi nel 2018 a BioNtech, e non ha nemmeno avuto l'appoggio dei National Institutes of Health come Moderna, che ha inoltre potuto contare su un miliardo di dollari messo a disposizione dal governo statunitense nell'ambito dell'Operation Warp Speed, associazione nata con l'obiettivo di velocizzare la produzione dei vaccini anticovid.

A giugno 2020 l'appoggio del governo tedesco e di altri investitori ha permesso a CureVac di velocizzare i tempi di sviluppo, e a dicembre 2020 l'azienda ha annunciato l'inizio dei trial di fase 3, che hanno coinvolto 40.000 volontari tra Europa e America Latina. Ora non resta che aspettare i risultati e la conseguente (si spera) approvazione dell'EMA, ma nel frattempo, ricorda Mary Warrell, ricercatrice dell'Università di Oxford, meglio rimanere coi piedi per terra e non farsi prendere da facili entusiasmi: «Le previsioni durante questa pandemia si sono rivelate spesso infruttuose».

18 maggio 2021 Chiara Guzzonato
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