Salute

Crescono 'crack' alla mano e al polso degli sportivi, con artroscopia 'hi-tech' la diagnosi è infallibile

Il chirurgo, campioni più consapevoli rispetto al passato e tutori in carbonio aiutano ad anticipare il rientro dopo infortunio

Roma, 26 mag. (AdnKronos Salute) - Ciclisti, motociclisti, tennisti, campioni del canottaggio e delle arti marziali, pallavolisti e pallanuotisti, ma anche i portieri nel calcio, sono gli sportivi più a rischio lesioni alla mano e al polso dovuti a traumi, ad esempio le cadute dal mezzo, o al sovraccarico dell'articolazione per un'intesa attività al altissimo livello. "Questo tipo di infortuni sono in aumento, ma è in cresciuta anche l'attenzione degli sportivi di alto livello nel non sottovalutarli e nell'affidarsi a centri specializzati per la diagnosi, la cura e la riabilitazione". A fotografare il fenomeno per l'Adnkronos Salute è Loris Pegoli, chirurgo e segretario generale della Società internazionale traumatologia sportiva della mano (Issporth).

Le fratture del polso negli sportivi sono frequenti, soprattutto quelle che interessano lo scafoide e l’estremità inferiore del radio: "Nel polso sono presenti 24 legamenti - spiega il chirurgo - spessi di pochi millimetri che possono subire distorsioni e rotture. Se non trattate chirurgicamente, compromettono l'articolazione e causano un’instabilità cronica del polso. Oggi grazie ad un intervento in artroscopia si possono eseguire alcune procedure chirurgiche all'interno dell'articolazione senza doverla 'aprire' grazie ad una telecamera con ottiche 'hi tech' di 1,9 millimetri di diametro. Queste permettono al chirurgo di guardare dentro l'articolazione e stabilire una diagnosi e un percorso di cura con una maggiore affidabilità anche rispetto ad una risonanza magnetica".

L'artroscopia è in grado di stabilire anche l'entità e i tempi di recupero dell'atleta, un dato estremamente importante se si devono programmare competizioni a livello mondiale. "E' in questa seconda fase che una figura come il riabilitatore è molto importante - ricorda Pegoli - Oggi poi ci sono dei tutori in carbonio di ultima generazione che aiutano il campione ad anticipare il rientro dopo un infortunio. Sappiamo che il callo osseo si forma tra le 4-6 settimane, ma grazie a questi tutori spesso si riesce ad agevolare il rientro in tutta sicurezza".

La Società internazionale traumatologia sportiva della mano (Issporth) organizza il 18 giugno a Milano una serata per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di un trattamento super specialistico nelle lesioni del polso e della mano degli sportivi per permettere loro un più rapido e migliore recupero. Un evento che vedrà la partecipazione di atleti di alto livello, i migliori chirurghi e terapisti della mano provenienti da tutto il mondo, oltre ad allenatori e manager. "La nostra società ha realizzato anche un' 'app' che è in grado di trovare uno specialista della mano e del polso in ogni parte del mondo ci si trovi - sottolinea Pegoli - un aiuto per chi ha problemi durante gare o eventi e vuole trovare uno specialista affidabile per un consulto".

Ma quali sono le maggiori problematiche al polso e alla mano che interessano gli sportivi? "Nel tennisti - ricorda l'esperto - riscontriamo molte lesioni del legamento del polso e dell'avambraccio; nel calcio sono soprattutto i portieri a subire i maggiori danni alla mano con lesioni allo scafoide e alle dita. Chi fa arti marziali ha sopratutto traumi e fratture; nel canottaggio e negli sport di arrampicata si verificano sollecitazioni eccessive dei muscoli e dei tendini delle mani che portano a patologie di tipo infiammatorio; i ciclisti sono vittime di cadute e queste portano - aggiunge - la fratture del polso e dello scafoide associate con quelle alla clavicola".

"Stessa sorte dei ciclisti tocca spesso ai motociclisti, che in più possono essere colpiti dalla sindrome compartimentale cronica dell'avambraccio. Ovvero, un aumento della massa muscolare dell’avambraccio tale da impedire il prosieguo dell’attività sportiva. Tipicamente - chiosa lo specialista - gli atleti riferiscono la comparsa quasi improvvisa di formicolii, perdita di forza, sensazione di pesantezza ed incapacità a continuare l’attività".

Infine i pallavolisti e i pallanuotisti soffrono di distorsioni a carico delle dita o lesioni dei legamenti della mano. "Lo scopo dell'Issporth è di dare un input molto specialistico nel settore della medicina dello sport - conclude Pegoli - cercando di intervenire sul campione nel modo migliore per ridurre quando si verificano questo tipo di patologie ortopediche evitando così agli gli atleti ulteriori problemi e disturbi quando smettono l'attività agonistica a 30-40 anni".

26 maggio 2015 ADNKronos
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