Salute

Covid in India: uno tsunami di nuovi casi

Le cause alla base della seconda, tremenda ondata di covid che ha travolto l'India, Paese che sembrava aver scampato la fase peggiore della pandemia.

Con 314.835 nuovi casi di covid in sole 24 ore riportati il 21 aprile 2021, l'India è appena diventata il Paese con il più elevato numero giornaliero di contagi - il totale di quelli confermati sfiora ora i 16 milioni. Che cosa è accaduto nel Paese che sembrava, nonostante il rilento della campagna vaccinale, miracolosamente scampato alla seconda ondata, tanto da essere spesso citato come "caso da studiare"?

Forse era soltanto una questione di tempo. A guidare questa nuova, impetuosa fase della pandemia sembra essere, infatti, un intreccio degli stessi fattori osservati altrove, come un'eccessiva fiducia nell'immunità preesistente, una campagna vaccinale ancora poco efficiente, l'emergere di più contagiose varianti e l'allentamento precoce delle restrizioni su ritrovi e spostamenti. I casi sono iniziati a calare nel Paese dopo un picco di circa 100.000 contagi quotidiani a settembre 2020; lo scorso 2 febbraio, risultavano appena 8.635 nuove infezioni. I numeri hanno però ricominciato a salire a marzo, e ora fanno impallidire quelli della prima ondata.

Eccessivo ottimismo. Questa nuova impennata è arrivata forse un po' a sorpresa per una sottovalutazione dei contagi già avvenuti nella popolazione. Da indagini sierologiche eseguite a dicembre e gennaio risultava che più della metà della popolazione di alcune aree delle più grandi città dell'India era già stata contagiata dalla covid, e doveva avere dunque una qualche immunità all'infezione. Lo stesso studio, guidato dall'Institute of Epidemiology di Chennai, suggeriva anche che, a livello nazionale, fossero state ormai infettate 271 milioni di persone, un quinto della popolazione totale dell'India.

Ma poiché la prima ondata ha riguardato soprattutto i poveri delle megalopoli indiane, quegli studi sierologici potrebbero non essere stati rappresentativi dell'intera popolazione, e aver sovrastimato il contagio negli altri gruppi sociali. In sostanza, i test degli anticorpi non hanno mappato adeguatamente la disomogenea diffusione del virus, che ora sembra colpire soprattutto gli strati più agiati della popolazione, quelli che inizialmente erano riusciti a isolarsi e che, dopo settembre, hanno ricominciato a circolare liberamente.

Effetto varianti. Velocità e portata della seconda ondata fanno pensare anche alla diffusione di nuove e più contagiose varianti di coronavirus. I medici hanno iniziato a sospettarlo da una semplice constatazione: se in origine ad ammalarsi erano i singoli individui, ora se una persona è positiva, probabilmente lo è la sua intera famiglia. La più contagiosa variante inglese (B.1.1.7) è diventata dominante nello Stato indiano del Punjab, mentre un'altra variante individuata in India alla fine del 2020, la B.1.617, è ora prevalente nello Stato di Maharashtra, il nuovo hotspot della pandemia, a cui risale un quarto dei nuovi casi. Si tratta del più ricco Stato dell'India, sede dello snodo finanziario di Mumbai.

La nuova variante è salita alla ribalta internazionale perché presenta due mutazioni collegate a un'aumentata trasmissibilità ed abilità di evadere la protezione immunitaria. Secondo alcuni, potrebbe aver alimentato in India una sorta di "effetto Manaus" (la città dell'Amazzonia devastata dalla covid), in cui una popolazione già in parte contagiata è andata incontro a reinfezioni a causa di una versione del virus capace di sfuggire alle precedenti difese. Tuttavia, in alcune regioni molto colpite, le nuove varianti non costituiscono ancora la maggior parte dei campioni sequenziati. La causa non può essere questa soltanto.

Liberi tutti. Dopo la discesa della curva a settembre sono ricominciate le occasioni di ritrovo pubblico. La narrazione prevalente, quella dell'avvenuta sconfitta della covid, ha favorito la ripresa di viaggi, assembramenti al chiuso e all'aperto per ragioni politiche (congressi, elezioni), religiose e matrimoni. L'arrivo dei vaccini ha alimentato questo prematuro ottimismo, ma con più di 120 milioni di dosi somministrate - di una versione prodotta in India del vaccino di Oxford-AstraZeneca - risulta coperto per ora meno del 10% della popolazione.

23 aprile 2021 Elisabetta Intini
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