Salute

Covid, perché in futuro dovremo vaccinare anche bambini e adolescenti

L'approvazione dei vaccini per teenager e bambini richiede più tempo, ma alla lunga paga: proteggendo i giovani dalla covid proteggeremo tutti.

Dei tre vaccini approvati in Europa, nessuno è indicato per i minori di 16 anni: non per qualche fantomatico effetto collaterale, ma perché nei trial effettuati finora non sono stati inclusi bambini e ragazzi. I vaccini anti-covid di Moderna e Oxford-AstraZeneca sono autorizzati dai 18 anni in su, quello di Pfizer-BioNTech si può fare dai 16 anni. Le cose sono però destinate a cambiare. Perché se è vero che i trial pediatrici dei farmaci hanno tempi più lunghi, a lungo andare, vaccinare anche i più giovani ha un effetto protettivo per tutti.

Questione di priorità. Con poche dosi di vaccini disponibili e una mortalità sbilanciata sui più anziani, è comprensibile che si inizi a vaccinare dai meno giovani: procedendo così si riduce la pressione sugli ospedali e si salvano più vite. Ma pensando a un futuro in cui la covid sarà presente come malattia endemica, capace di infierire solo sui più fragili, l'idea di vaccinare anche bambini e adolescenti si riempie di significato. Non a caso, tanto Pfizer quanto Moderna hanno già reclutato, o stanno reclutando, volontari adolescenti sopra i 12 anni per i trial dei loro vaccini, mentre Johnson&Johnson ha già incluso ragazzi dai 12 ai 17 anni nella sperimentazione del suo prodotto anti-covid, non ancora approvato.

benefici per i ragazzi. Benché decessi e ospedalizzazioni siano estremamente più rari nei più giovani, sono comunque state documentati casi di malattie infiammatorie multisistemiche tra bambini e adolescenti, e ancora non si conoscono gli effetti a lungo termine di un'eventuale infezione da covid. I ragazzi con patologie pregresse potrebbero contrarre la malattia in forma peggiore, proprio come osservato negli adulti, senza contare che frequentare la scuola richiede di mantenere contatti sociali. Inoltre, si è visto che i bambini appartenenti alle minoranze o che vivono in condizioni di disagio sono più spesso vittime di forme gravi o letali di covid.

Benefici per la collettività. Ma immunizzando i più giovani si ottengono vantaggi estendibili a ogni fascia di popolazione. Come spiegato in un articolo sulla versione americana di Wired, gli under 18 costituiscono una fetta importante di popolazione che non si può pensare di lasciare indietro, soprattutto pensando che l'effetto protettivo dei vaccini non dura in eterno e che il virus potrebbe mutare per diventare più resistente. In quest'ottica è utile vaccinare chi - come appunto bambini e ragazzi - si presenta regolarmente dal pediatra più volte l'anno per le vaccinazioni di rito. Includendo i vaccini anti-covid nel programma vaccinale di routine si andrebbe a creare una barriera generazionale al virus, molto più efficace di quella che si avrebbe senza coinvolgere i ragazzi. Con l'avanzare dell'età, mantenere i pazienti in programmi vaccinali con scadenze regolari si fa infatti più difficile. 

Protezione indiretta. Per stimolare la massima copertura, è meglio intervenire su un sistema immunitario giovane e responsivo. L'approccio è già sfruttato contro altre infezioni: vaccinando sistematicamente i bambini contro influenza e pneumococco si proteggono anche gli anziani, che si vaccinano con meno regolarità ed efficacia. E somministrare ai giovani il vaccino anti-rosolia riduce la diffusione del virus tra le donne in gravidanza, che se contagiate potrebbero sviluppare gravi complicazioni per il nascituro.

Come da prassi. Il reclutamento di bambini e ragazzi nelle sperimentazioni avviene con un processo graduale e a "scendere". Si parte dagli adolescenti, che hanno difese quasi mature e paragonabili a quelle adulte, per uno studio ancora più attento e preciso su eventuali effetti collaterali e sulla sicurezza.

Si passa quindi agli under 12, partendo però da dosaggi più bassi, e solo alla fine si includono bambini più piccoli. Tipicamente, in quest'ultima fase della sperimentazione i test subiscono rallentamenti, in parte per la difficoltà di trovare genitori che acconsentino a partecipare e perché ci si inserisce in un già fitto calendario vaccinale. Per questa ragione, per gli under 12 non ci si aspetta arrivino risultati prima del 2022.

3 febbraio 2021 Elisabetta Intini
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