Salute

Covid: che cosa c'è da sapere sulla variante Pirola (BA.2.86) di coronavirus

La comunità scientifica monitora una nuova variante altamente mutata di coronavirus, la BA.2.86 (denominata Pirola). Ha le carte in regola per una diffusione globale.

Segnatevi questo nome: BA.2.86. Potremmo sentirne parlare molto nei prossimi mesi, o anche dimenticarlo tra qualche settimana. Denominata Pirola, la BA.2.86 è la nuova variante di coronavirus SARS-CoV-2 che gli scienziati considerano "sorvegliata speciale". Già individuata in quattro continenti, presenta infatti un alto numero di mutazioni che potrebbero renderla capace di sfuggire alle difese immunitarie erette da precedenti infezioni e vaccini.

variante BA.2.86. Benché al momento soltanto una dozzina di campioni di coronavirus analizzati siano riconducibili alla variante BA.2.86, a destare una certa preoccupazione è l'elevato numero di mutazioni evoluto da questa forma di SARS-CoV-2 nella regione della proteina spike, la parte di virus che si aggancia alle cellule e che i vaccini insegnano a riconoscere. Questo nuovo lignaggio sembra discendere da una sottovariante di Omicron, la BA.2. Ma a differenza di altre varianti "figlie" che hanno guadagnato solo alcune mutazioni chiave, la BA.2.86 presenta 34 mutazioni in più nella zona della spike rispetto alla BA.2.

Abile a nascondino. Secondo Jesse Bloom, virologo e biologo computazionale del Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle che ha di recente messo online un'analisi preliminare della variante, molte di queste mutazioni si trovano in regioni della spike di solito prese di mira dagli anticorpi neutralizzanti, capaci di inattivare il virus rendendolo inefficace. Ci sono dunque buone possibilità che la variante BA.2.86 sia capace di sfuggire ad alcune delle difese di cui ormai la quasi totalità della popolazione mondiale dispone, grazie ai vaccini e ai precedenti contagi.

Ricordando omicron. Il fatto che BA.2.86 appaia così drasticamente diversa dalle varianti già diffuse ricorda l'iniziale comparsa di Omicron, ed è sufficiente per tenere gli epidemiologi in uno stato di moderata allerta. Profili genetici così altamente mutati di coronavirus sono stati osservati in pazienti affetti da infezioni a lungo termine di SARS-CoV-2, ed è probabile che anche la nuova variante abbia avuto origine in un paziente immunodepresso, con un'infezione cronica.

Già diffusa ma non più grave. La diffusione geografica di BA.2.86 - finora individuata in Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti, Israele, Sudafrica, Svizzera, Thailandia - così come il fatto che i casi trovati non siano tra loro collegati, fanno pensare sia già in atto una diffusione comunitaria di questa forma di covid, non si sa ancora di quale entità. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, in nessuna delle aree in cui è stata individuata la BA.2.86, almeno negli USA, sono aumentati in modo significativo i ricoveri in ospedale, il che fa pensare che la malattia innescata da questo coronavirus non sia più grave rispetto al passato.

Pronti a difenderci. Inoltre, diversamente da quanto accaduto nelle prime fasi dell'era-Omicron, oggi la maggior parte delle persone è già attrezzata con una qualche barriera immunitaria a combattere il coronavirus SARS-CoV-2. Perciò, anche se la nuova variante fosse capace di sfuggire agli anticorpi neutralizzanti, dovrebbe poi scontrarsi con altre difese immunitarie in seconda linea, capaci di rendere l'infezione meno seria. C'è da aggiungere che non è noto al momento quanto la BA.2.86 sia efficiente nella trasmissione - altra caratteristica necessaria per stabilire un'ondata di contagi su scala globale.

La questione vaccini. La nuova campagna vaccinale anti-covid per l'autunno prevede booster studiati sulla sequenza genetica della spike della variante XBB.1.5 (la cosiddetta variante "Kraken", anch'essa derivata da Omicron), più simile a tutte le altre varianti in circolazione. Sarà interessante capire se questo richiamo sia efficace anche contro la BA.2.86, ma dato l'elevato numero di mutazioni del nuovo lignaggio c'è la possibilità che, se la variante appena notata dovesse diffondersi, anche i booster vadano aggiornati.

29 agosto 2023 Elisabetta Intini
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