Salute

Covid: gli anticorpi nel latte materno durano fino a dieci mesi

Gli anticorpi nel latte materno proteggono i neonati per diversi mesi e sono anche un'efficace cura per i pazienti affetti da covid in forma grave.

Secondo quanto rilevato da uno studio, presentato online durante il Global Breastfeeding and Lactation Symposium, gli anticorpi contenuti nel latte di mamme guarite dalla covid possono durare fino a 10 mesi e, oltre a proteggere i neonati, potrebbero servire anche per curare chi contrae la malattia in forma grave.

Guarite. Analizzando il latte materno di 75 donne guarite dalla covid, gli studiosi hanno scoperto che l'88% conteneva non immunoglobuline G (IgG) - normalmente presenti nel sangue e stimolate dai vaccini -, ma immunoglobuline A (IgA) secretorie, un tipo di anticorpi che si attacca ai tratti respiratori e digestivi del bambino, bloccando il passaggio di virus e batteri. Ulteriori studi hanno poi permesso di rilevare che le IgA rimangono nel latte materno fino a 10 mesi: «Se una mamma continua ad allattare, il bambino continua a essere protetto», afferma Rebecca Powell, coordinatrice dello studio.

Vaccinate. In un altro studio di luglio scorso lo stesso team di ricercatori aveva analizzato gli anticorpi contenuti nel latte di 50 mamme vaccinate, rilevando una maggiore presenza di IgG rispetto a IgA ed evidenziando una sostanziale differenza tra gli effetti dei vaccini a mRNA e quelli di vaccini di altro tipo: «Il livello di anticorpi prodotto dai vaccini a mRNA è molto più alto rispetto ad altre tipologie di vaccino», sottolinea Powell. Se è vero che per proteggere noi stessi dall'infezione non è necessario che gli anticorpi raggiungano livelli altissimi, affinché passino dal sangue al latte materno devono invece essercene in grandi quantità: questo sarebbe il motivo per cui le mamme immunizzate con il vaccino di Johnson & Johnson (a vettore virale e non a mRNA) sono risultate essere quelle con meno anticorpi nel proprio latte. Tra Pfizer e Moderna, invece, i risultati migliori li ha dati Moderna, che induce una produzione maggiore, seppure moderata, di IgA.

Una nuova cura? Un interessante risvolto dello studio riguarda la terapia anticovid: secondo i ricercatori, le IgA secretorie potrebbero servire per curare pazienti adulti che hanno contratto la covid in forma grave, scongiurando un ulteriore peggioramento dell'infezione. «Le IgA secretorie si trovano nelle mucose, e lì sopravvivono e funzionano bene», spiega Powell: «la terapia si potrebbe somministrare attraverso un nebulizzatore, e servirebbe a evitare il ricovero in terapia intensiva di un paziente grave.»

4 ottobre 2021 Chiara Guzzonato
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