Scienza

COVID-19: perché le donne sono più protette?

Meno contagi, meno ricoveri in terapia intensiva, meno decessi. La popolazione femminile sembra meno colpita dalla COVID-19: tre possibili spiegazioni.

Nessuno (neanche tra i più giovani) è immune alla COVID-19, ma sempre più evidenze scientifiche mostrano che le donne sembrano affrontare meglio la malattia, perché non solo ci sono meno contagi, ma quando avviene, l'infezione determina meno spesso sintomi gravi e decessi.

In base al bollettino del 23 marzo dell'Istituto Superiore di Sanità, il 58% dei pazienti positivi al nuovo coronavirus è di sesso maschile: 33.399 casi su 57.444 contagi analizzati. Nello stesso documento si legge che «la differenza nel numero di casi segnalato per sesso aumenta progressivamente in favore di soggetti di sesso maschile fino alla fascia di età ≥70-79», mentre «nella fascia di età ≥ 90 anni il numero di casi di sesso femminile supera quello dei casi di sesso maschile probabilmente per la struttura demografica della popolazione», e cioè perché le donne vivono più a lungo.

Meno decessi. Le donne sembrano anche tendere verso un esito più favorevole della malattia. Nel report del 20 marzo dell'Istituto Superiore di Sanità, che descrive le caratteristiche di 3.200 pazienti deceduti e positivi a COVID-19 in Italia, si legge che era di genere femminile il 29,4% delle vittime di COVID-19, e che «le donne decedute dopo aver contratto infezione da COVID-19 hanno un'età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 82 - uomini 79)»; come sappiamo, anche l'età è un fattore di rischio per sintomi più gravi della malattia.

In base a un'analisi dei dati compiuta dal Chinese Centers for Disease Control and Prevention su 44.672 casi di contagio, il 2,8% degli uomini con COVID-19 sarebbe deceduto, mentre la malattia è risultata fatale solo per l'1,7% delle donne. Ma da cosa dipende questo possibile effetto protettivo?

Una risposta più vigorosa. Una prima, possibile spiegazione può essere cercata nelle caratteristiche del sistema immunitario femminile: anche se i motivi non sono del tutto chiari, alcune risposte immunitarie sono più decise nelle donne, che affrontano più positivamente diverse infezioni respiratorie (lo si è visto anche durante alcune epidemie storiche come SARS e influenza spagnola). La ragione potrebbe avere a che fare con l'evoluzione: le donne hanno la necessità di trasmettere anticorpi ai nascituri attraverso la placenta. Tuttavia, l'esuberanza del sistema immunitario femminile ha anche dei "contro": quasi l'80% delle persone che soffrono di malattie autoimmuni è donna.

Ormoni e genetica. Una ragione di questo "scudo" potrebbe essere di tipo ormonale: gli estrogeni prodotti in abbondanza dal corpo femminile fino alla menopausa giocherebbero un ruolo nella risposta immunitaria. Un'altra, più costante, ha forse a che fare con il doppio cromosoma X. Diversi geni legati alla risposta immunitaria risiedono su questo cromosoma, e averne due copie potrebbe avere un effetto protettivo.

Stile di vita. Altri fattori potrebbero essere legati allo stile di vita e alla propensione a prendersi cura della propria salute. L'abitudine al fumo crea le condizioni ideali per la diffusione di malattie respiratorie, e il gesto di portare la sigaretta alla bocca (magari con le mani sporche) potrebbe - ma è solo un'ipotesi - aver giocato un ruolo nella predominanza maschile della malattia, soprattutto in Cina. Nel Paese, fuma il 52,1% degli uomini e solo il 2,7% delle donne. Infine, gli uomini soffrono più spesso di ipertensione, cioè la "pressione alta": un fattore di rischio per molti problemi cardiovascolari, che possono a loro volta aggravare l'esito della COVID-19.

31 marzo 2020 Elisabetta Intini
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