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CoViD-19, lo screening per tutti conviene?

Testare regolarmente anche gli asintomatici ridurrebbe i contagi, le morti e i ricoveri da CoViD-19. Ma il rischio è il collasso dei sistemi sanitari.

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I tamponi drive-through sono stati una delle soluzioni più gettonate per compiere test su ampie fasce di popolazione. | Shutterstock

Uno screening periodico e regolare dell'intera popolazione di determinate aree geografiche, che includa non solo chi mostra sintomi compatibili con la CoViD-19 ma anche gli asintomatici, potrebbe ridurre gli episodi di trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2, i ricoveri in ospedale e i decessi. Lo sostiene uno studio del Massachusetts General Hospital, che aggiunge che questo tipo di approccio potrebbe anche risultare economicamente sostenibile, se solo i prezzi di test e tamponi si abbassassero.

 

L'analisi pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Infectious Diseases si inserisce in un dibattito in corso tra epidemiologi: tra chi, cioè, è convinto della necessità di ampliare il più possibile la platea di persone da testare, e chi pensa che vada testato solo chi ha un sospetto di malattia, per evitare il sovraccarico dei sistemi sanitari.

 

Test e screening: che differenza c'è? Quando si parla di test per la CoViD-19 ci si riferisce soprattutto agli esami diagnostici destinati alle persone che mostrano sintomi compatibili con l'infezione o ai loro più vicini contatti. Per screening si intende invece una campagna di test "di controllo" effettuata su una popolazione che non mostra sintomi e non necessariamente è stata raggiunta dal contagio. Almeno allo stato attuale delle cose non è un'indagine replicabile su un intero territorio nazionale, ma dove è stata compiuta, per esempio a Vo' Euganeo, primo focolaio dell'epidemia, ha portato a risultati importanti sia sul piano del contenimento dei contagi sia su quello della ricerca scientifica.

Controlli costanti. Gli scienziati statunitensi hanno usato modelli statistici per simulare gli esiti di quattro diverse strategie di somministrazione dei test (i classici tamponi con metodica PCR) per la CoViD-19: testare soltanto i pazienti con sintomi critici bisognosi di ricovero ospedaliero, come si faceva un po' dappertutto a marzo 2020; testare tutti i sintomatici e isolarli se positivi; testare una sola volta sia i sintomatici, sia gli asintomatici; infine, testare mensilmente tanto i sintomatici quanto gli asintomatici.

 

Quest'ultima strategia, lo screening ripetuto dell'intera popolazione, porterebbe agli esiti migliori in termini di contenimento dei contagi, riduzione dei ricoveri e dei decessi. Con un tasso di riproduzione effettivo del virus sulla popolazione suscettibile (Re) fissato a 0,9, lo screening di sintomatici e asintomatici porterebbe a una riduzione del 64% delle infezioni e del 46% delle morti rispetto al testare i soli casi da ricovero; richiederebbe però di effettuare 66 volte più test al giorno e di sostenere costi 5 volte più elevati. Tutti questi calcoli sono stati effettuati considerando la sola popolazione del Massachusetts e non l'intera popolazione americana.

 

Il rischio di un effetto boomerang. I vantaggi dell'approccio "test periodici per tutti" si manterrebbero in diversi scenari (sia quello in cui i casi siano ormai in diminuzione, sia nell'eventualità di un nuovo, rapido rialzo delle infezioni). Ma servirebbe abbassare drasticamente i costi dei tamponi, dai circa 50 dollari attuali a 5 dollari o meno - per esempio, investendo in reagenti meno cari o aumentando in modo capillare i laboratori capaci di processarli. Non tutti comunque sono d'accordo con questo modo di affrontare la CoViD-19, che rischierebbe di creare un sovralavoro per le strutture sanitarie portandole comunque al collasso, questa volta per "eccesso di zelo".

 

È di questo avviso l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, che ha affidato questa preoccupazione a un post su Facebook: «Non dimentichiamo - scrive - che il famoso tampone altro non è che un esame di conferma di sospetto diagnostico: credo sia COVID19 o ho il sospetto che una persona sia entrata in contatto stretto di un caso e quindi eseguo l'esame per confermare il sospetto. Il ricorso al tampone per - lasciatemelo dire - eccesso di prudenza, in una vasta platea di popolazione asintomatica, produce criticità non secondarie. In molte situazioni la richiesta di tampone per poter accedere a procedure assistenziali diventa un forte collo di bottiglia che rallenta non poco l'attività stessa. Una precauzione importante, ma se andasse a discapito della operatività assistenziale potrebbe rappresentare un danno».

 

27 settembre 2020 | Elisabetta Intini