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COVID-19: i rischi legati all'obesità

La COVID-19 si manifesta in forme più gravi nelle persone fortemente in sovrappeso: tra le cause alti livelli di infiammazione e squilibri immunitari.

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L'obesità è un fattore di rischio per le forme gravi di COVID-19. | Shutterstock

Le persone che soffrono di obesità dovrebbero osservare in modo ancora più scrupoloso le misure di distanziamento sociale e igiene delle mani per proteggersi dalla COVID-19. Nei pazienti fortemente in sovrappeso, infatti, il decorso dell'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 è tipicamente più grave, come sembra emergere da una serie di studi epidemiologici. Questa maggiore suscettibilità dovrebbe portarci a incrementare le misure per la tutela della salute pubblica nelle aree geografiche e nelle fasce di popolazione in cui la malnutrizione - e l'obesità - sono più diffuse.

Problemi respiratori. Le persone con obesità che si ammalano di COVID-19 rischiano più spesso di dover essere sottoposte a ventilazione polmonare. Un'indagine sui pazienti COVID in terapia intensiva svolta in Francia - e riportata su The Conversation - rivela che per il 90% dei contagiati gravemente in sovrappeso con forme gravi di infezione si è resa necessaria la ventilazione meccanica. A New York, oltre 2 pazienti su 5 attaccati a ventilatore erano obesi. 

 

L'eccesso di grasso corporeo sul petto e sulla pancia può comprimere i polmoni, rendendo difficile riempirli secondo la loro massima capacità. Tutto ciò può creare stress respiratorio già in partenza, nei pazienti con obesità, senza contare che essere in sovrappeso comporta anche una maggiore richiesta di ossigeno dell'organismo. È quanto basta per creare delle condizioni di rischio iniziali, di fronte a un'infezione che interessa largamente le vie respiratorie e il sistema cardiocircolatorio. Ma la severità dei sintomi di COVID-19 sui pazienti obesi è tale, che deve per forza richiedere anche altre spiegazioni.

Eccesso di difese. Le persone con obesità sono più spesso affette da infiammazione diffusa e squilibri del sistema immunitario. Nel loro sangue sono più frequentemente presenti i marcatori infiammatori rilevati nelle infezioni da COVID-19. Inoltre, il tessuto adiposo è una riserva naturale di grandi quantità di cellule immunitarie, come macrofagi e linfociti T: i primi divorano gli agenti infettivi, i secondi allertano il resto dell'organismo della presenza di un patogeno pericoloso.

 

Questa riserva immunitaria "extra" potrebbe rendere i pazienti COVID obesi a più alto rischio di sviluppare una tempesta di citochine, la reazione immunitaria spropositata che può provocare su organi e tessuti più danni dell'infezione stessa. Al momento ci sono centinaia di potenziali farmaci allo studio contro COVID-19: alcuni di questi sono immunosoppressori, altri agiscono come antinfiammatori. Occorreranno mesi per sapere se funzionano, nel frattempo occorre scongiurare il più possibile eventuali rischi di infezione.

 

8 maggio 2020 | Elisabetta Intini