I costi di un singolo focolaio di morbillo

Un ragazzo infetto, 58 contagi, 10 mila ore di lavoro e quasi 395 mila dollari buttati al vento: uno studio mette in evidenza le conseguenze delle posizioni antivacciniste sulla salute pubblica, sullo spreco di denaro e risorse.

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Il morbillo è molto più di una semplice eruzione cutanea: sono le super infezioni batteriche cui si può accompagnare, ad essere pericolose. Soprattutto per bambini molto piccoli non immunizzati, e per pazienti di ogni età immunodepressi.|Shutterstock

Il morbillo si teme soprattutto perché alcune sue complicazioni possono risultare letali, e perché anche dopo la sua scomparsa, il sistema immunitario resta a lungo debilitato. Ma questa malattia altamente infettiva è anche una piaga in termini economici e di occupazione del personale sanitario, come dimostra uno studio, su un singolo focolaio di morbillo esploso a New York, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Pediatrics.

 

L'epidemia, che in questo caso è rimasta confinata all'interno di due chiuse comunità religiose contrarie alla vaccinazione, ha sottratto personale medico e denaro dalle tasse dei contribuenti, risorse che avrebbero potuto essere impiegate diversamente, se solo quella fetta di popolazione fosse stata immunizzata.

Un pericoloso souvenir. Negli Stati Uniti, grazie a un elevato tasso di vaccinati e all'immunità di gregge, il morbillo è stato dichiarato ufficialmente eradicato nel 2000. Tuttavia, i cittadini americani non vaccinati che rientrino da un Paese in cui il patogeno (il Paramyxovirus del genere Morbillivirus) sia ancora diffuso, possono generare focolai epidemici in città americane.

 

 

 

Nel 2013 è accaduto a New York, quando un adolescente di ritorno da una vacanza a Londra portò il morbillo nella Grande Mela, e contagiò 58 persone su 3.351 potenziali contatti esposti all'infezione, in modo indiretto e non. Secondo gli autori del lavoro, si è trattato del più attivo focolaio di morbillo degli ultimi 20 anni.

Le conseguenze. Una donna contagiata ebbe un aborto, un bambino nacque con la malattia e un altro ebbe una polmonite come conseguenza dell'infezione. Il Dipartimento di salute e di igiene mentale della Città di New York, attivatosi per rispondere all'emergenza, investì 10.054 ore di lavoro dello staff medico per condurre test dei potenziali contatti, cercare nei loro campioni specifici anticorpi, vaccinare i non vaccinati: l'equivalente, in termini economici, di 394.448 dollari (337 mila euro circa) che, ovviamente, avrebbero potuto essere impiegati in modo diverso. Come si nota in un editoriale a commento dell'articolo, questa spesa sarebbe risultata insostenibile, per una realtà più piccola.

 

Nessuna copertura. Il 71% dei contagi avvenne all'interno di otto famiglie allargate, a riprova dell'alta contagiosità dell'infezione. Tutti i contagiati tranne uno risultavano non vaccinati, la maggior parte per una scelta dei genitori, e 12 perché erano troppo piccoli per il vaccino (la prima dose viene somministrata attorno ai 12-15 mesi di vita). Un aumento dei non vaccinati avrebbe comportato una crescita di contagi, di ore di lavoro e di costi. Conseguenze che non sono per nulla "private", al contrario di quanto sostengano tipicamente i sostenitori della scelta di non vaccinare.

 

 

01 Agosto 2018 | Elisabetta Intini