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Coronavirus o privacy: sulle tracce del contagio con lo smartphone

Australia: tracciati i movimenti di una coppia di turisti cinesi positivi all'infezione, per ricostruire la catena dei contagi... Coronavirus o privacy?

Coronavirus o privacy
La pandemia da coronavirus può giustificare la parziale abolizione delle tutele sulla privacy? | U.S. Air Force - Cody R. Miller

È assolutamente possibile che, oggi, la scelta coronavirus o privacy non sia nell'agenda di nessuna organizzazione per i diritti umani: la crisi sanitaria internazionale innescata dal virus 2019-nCoV sembra proprio un "valido motivo" per sospendere alcune garanzie di privacy, come dimostra questa vicenda australiana.

 

Spiati dal cell. Secondo quanto riporta l'emittente statunitense ABC, la scorsa settimana le autorità di Canberra si sono fatte consegnare dagli operatori telefonici del paese i tracciati relativi agli spostamenti di una coppia di cittadini cinesi giunti ad Adelaide da Guangzhou e risultati positivi al coronavirus. La polizia ha potuto ottenere queste informazioni appellandosi a uno specifico articolo di Legge sulla privacy che ammette alcune deroghe per motivi di pubblica sicurezza.

 

Ti segue sempre. Da notare che gli operatori telefonici non tracciano gli spostamenti puntuali dello smartphone come potrebbe fare Google Maps, ma si limitano a registrare le celle alle quali si aggancia l'apparecchio nel corso del tempo. Ogni cella copre un'area abbastanza vasta, ma anche sufficientemente circoscritta da permettere di ricostruire le zone di passaggio e di sosta dei due turisti. Questo tipo di tracciamento non può essere impedito a livello di singolo apparecchio, neppure spegnendo i servizi di localizzazione sullo smartphone, perché avviene in automatico quando la SIM si "registra" sulla rete passando da una cella all'altra (se così non fosse non sarebbe possibile ricevere nulla).

 

Tutti salvi. Grazie a queste informazioni le autorità hanno poi messo in quarantena i dipendenti di una casa d'aste dove i due cittadini cinesi si erano recati, e a mettere sotto controllo altre 24 persone che hanno partecipato allo stesso evento. La polizia australiana ha impiegato per anni i dati telefonici per le indagini, ma nel 2018 la Suprema Corte ne aveva fortemente limitato l'accesso, e oggi possono essere ottenuti solo su richiesta di un magistrato.

 

Diritto alla salute o alla privacy? La diffusione a livello mondiale di un virus potenzialmente letale sembra dunque essere un valido motivo per accedere ai dati personali di un cittadino, anche se questi non è d'accordo. È però chiaro che, nel lungo periodo, una tale possibilità, senza alcuna limitazione, fa ipotizzare scenari lontani dallo Stato di Diritto al quale siamo abituati, almeno "noi" in occidente, perché i due cittadini cinesi sono stati pienamente collaborativi e non hanno posto alcuna obiezione ai controlli sui loro telefoni.

11 febbraio 2020 | Rebecca Mantovani