Coronavirus 2019-nCoV: cosa c'è da sapere Vai allo speciale

L'altra epidemia da coronavirus: quella delle fake news

Mentre contrasta l'epidemia virale, l'OMS lavora per contenere la diffusione delle bufale con accordi mirati con i social network.

Coronavirus e fake news
Coronavirus: il panico non serve. L'attenzione, sì. | Shutterstock

Le stesse piazze social che danno voce ai diffusori di fake news possono trasformarsi nella chiave per combattere i falsi miti, le bufale, e diffondere corrette informazioni sull'epidemia da coronavirus. Negli ultimi giorni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha intensificato i contatti con le principali piattaforme social per contrastare la diffusione di allarmismi e teorie complottistiche sull'origine del patogeno, far emergere le notizie provenienti da fonti affidabili e mettere in guardia contro i "rimedi della nonna" che circolano in Rete: soluzioni che non solo non proteggono dal contagio, ma mettono in ombra le precauzioni da usare per arginare la trasmissione del virus.

 

Prevenzione in bacheca. Come riporta il New York Times, ora gli utenti che cercano "coronavirus" su Pinterest sono reindirizzati a una pagina che fornisce, in forma di foto, tutte le indicazioni utili per proteggersi dal coronavirus 2019-nCoV; in un'apposita sezione vengono anche smontate le principali leggende metropolitane che circolano sull'epidemia.

 

No, gli antibiotici non hanno alcun effetto sul nuovo coronavirus. | World Health Organization, Pinterest

Alcune fake news riguardano le modalità di diffusione del patogeno che, precisa l'OMS, non si trasmette attraverso gli animali domestici, né tantomeno ricevendo posta o pacchi dalla Cina.

 

Altre si concentrano sui rimedi fai-da-te che nulla possono contro il contagio: gli antibiotici, per esempio, non servono né a prevenire né a curare questo tipo di infezione, perché funzionano contro i batteri e non hanno alcun effetto contro i virus (il discorso vale per 2019-nCoV, ma anche per i virus dell'influenza). Ricorrere agli antibiotici per i motivi sbagliati lascia l'organismo ancora più vulnerabile e contribuisce alla diffusione dell'antibiotico-resistenza. Al momento, si legge nelle foto, non esistono ancora vaccini né farmaci contro il nuovo coronavirus, anche se sono allo studio alcune terapie sperimentali.

 

Mangiare aglio protegge dal coronavirus? No, ma potrebbe migliorare la memoria. | World Health Organization, Pinterest

L'aglio ha proprietà anti-microbiche, ma purtroppo non ci sono prove che il suo abituale consumo tenga lontano, oltre alle altre persone, anche il nuovo coronavirus. Così come non funzionano altre misure che dalle nostre parti non hanno preso piede, ma altrove sembrano aver avuto fortuna, come spruzzare regolarmente nel naso una soluzione salina, respirare i fumi dei fuochi d'artificio o spalmare sulla pelle olio di sesamo. Disinfettanti a base di candeggina, etere, cloroformio, alcol etilico e acido peracetico possono eliminare il 2019-nCoV dalle superfici che tocchiamo, ma sono pericolosi se applicati sulla pelle o inalati.

 

In cima le notizie scientifiche. La task force di comunicatori dell'OMS sta inoltre lavorando con Google, Facebook e Twitter per eliminare i contenuti falsi e cospirazionisti e far emergere tra i risultati di ricerca le fonti affidabili e scientifiche. Se provate a cercare "coronavirus" su Google vi apparirà quella che il motore di ricerca definisce "SOS Alert": in evidenza, vedrete i link all'account Twitter, alle pagine informative e alla sezione FAQ dell'OMS, nonché una sezione dedicata ai consigli di sicurezza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con disinfettanti a base di alcol. Secondo il New York Times, l'OMS sta collaborando con WeChat, la piattaforma di messaggistica più diffusa in Cina, affinché dia accesso a un feed di notizie con corrette informazioni sul coronavirus, tradotte in lingua cinese dall'OMS stessa.

 

Nei prossimi giorni, sono previsti anche contatti con giganti della Silicon Valley coinvolti nel settore viaggi, come Uber e Airbnb, e anche con Amazon: non sarebbe male che chi cercasse di acquistare mascherine o respiratori avesse accesso a notizie su come utilizzarle, e sulla loro efficacia. Questa sinergia tra organismi di salute pubblica e social media era già stata testata in passato per contrastare la disinformazione sui vaccini: ora si trova alla prova del fuoco della malattia epidemica.

 

13 febbraio 2020 | Elisabetta Intini