Il coronavirus COVID-19 morirà con l'estate?

Le alte temperature ci daranno una mano nel contenere il coronavirus COVID-19? Non possiamo contarci troppo: ecco che cosa dice la scienza.

Coronavirus COVID-19: l'estate lo ucciderà?
Il mondo teme il nuovo coronavirus. Ma il nuovo coronavirus teme il caldo? | Shutterstock

Primavera ed estate decreteranno la fine del coronavirus COVID-19? Alcuni esperti ipotizzano che sia possibile, e alcuni politici - come il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - vanno proclamandolo a gran voce. Ma la verità è che, semplicemente, non lo sappiamo; i virus non hanno un comportamento così prevedibile, e adagiarci su false speranze potrebbe giocare a nostro svantaggio.

 

condizioni favorevoli. In effetti alcuni virus respiratori hanno un andamento stagionale, e con il caldo si diffondono in modo meno efficiente. Potrebbe dipendere dalle interazioni tra i patogeni e le condizioni atmosferiche: alcuni studi dimostrano, per esempio, che le epidemie di influenza nelle aree a clima temperato emergono quando calano i livelli di umidità assoluta (la densità di vapore acqueo nell'aria), ossia con l'arrivo dell'aria invernale, secca e fredda. Ma la prevalenza di certi malanni in inverno potrebbe anche dipendere da una minore efficienza, in questa stagione, del nostro sistema immunitario, a secco di vitamina D; o dal fatto che, con il freddo, tendiamo a frequentare a lungo luoghi chiusi e affollati, mentre in estate trascorriamo più tempo possibile all'aperto. Inoltre in estate le scuole sono chiuse, e il rischio di contagio tra i bambini è minore.

Ancora poco conosciuto. È troppo presto per capire se il coronavirus COVID-19 sia un virus stagionale. Non ne abbiamo avuto esperienza in passato, e SARS e MERS non sono necessariamente validi termini di paragone. Per quanto ne sappiamo, il patogeno sembra cavarsela bene in aree tropicali, come dimostra la sua diffusione a Singapore. Per molti virologi è improbabile che il caldo lo metta a tappeto: le alte temperature potrebbero rendere il contagio più difficile, ma riportarlo in auge il prossimo inverno, dopo un periodo di relativa quiete, trasformandolo in una minaccia endemica. Se il coronavirus COVID-19 prediligesse temperature più basse, l'estate comporterebbe un rischio aumentato per i Paesi del Sud del mondo, che vanno verso la stagione fredda. E c'è l'incognita aria condizionata, che potrebbe falsare le temperature percepite al chiuso o facilitare la diffusione del patogeno.

 

Esperienze passate. L'arrivo dell'estate potrebbe avere in parte aiutato ad arrestare l'epidemia di SARS, che però fu fermata principalmente grazie agli intensi sforzi di contenimento messi in atto a livello globale. Crogiolarci su false speranze rischia di farci abbassare la guardia, distogliendoci dalle uniche misure efficaci: quelle di pronto isolamento medico dei casi sospetti e di quarantena dei contagiati. Oltretutto, il coronavirus della MERS esordì in estate nelle regioni roventi dei Paesi del Golfo; ed esistono casi in cui l'influenza non rispetta il calendario, come avvenne per la pandemia di H1N1, fiorita nella primavera-estate del 2009. Insomma, per non azzardare ipotesi premature occorrerà aspettare aprile e vedere che succede. Ma senza sperarci troppo.

 

14 febbraio 2020 | Elisabetta Intini