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Coronavirus: il distanziamento sociale funziona (lo dice la storia)

Il distanziamento sociale è l'unica arma che abbiamo per arrestare il coronavirus. Lo dice la scienza e lo conferma la storia.

U.S. Naval History and Heritage Command
Philadelphia 1918: la parata dei soldati in partenza per la I Guerra Mondiale costò alla città migliaia di morti in pochi giorni. | U.S. Naval History and Heritage Command

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: in attesa del vaccino contro il coronavirus, che nella migliore delle ipotesi arriverà tra diversi mesi, isolamento e distanziamento sociale sono l'unica vera arma oggi disponibile per combattere la diffusione del Covid-19.

 

Lo confermano la Cina, che ha bloccato oltre 40 milioni di persone all'interno della provincia di Wuhan da metà gennaio e oggi registra poche decine di contagi al giorno, così come la zona rossa del lodigiano che sembra aver azzerato, proprio grazie all'isolamento, i nuovi contagi da coronavirus.

 

Ma che chiudersi in casa e ridurre al minimo i contatti funzioni, lo avevano scoperto più di un secolo fa anche i medici americani alle prese con l'influenza spagnola.

Parata maledetta. Nel 1918 i vertici dell'esercito, incuranti dei casi di contagio che si erano verificati tra i soldati in partenza per la I Guerra Mondiale, organizzarono una grande sfilata per le strade di Philadelphia. Migliaia di persone si ammassarono nel centro della città per salutare i giovani diretti al fronte.

 

Le conseguenze dell'evento furono devastanti: nel giro di 3 giorni i 31 ospedali della città erano pieni di cittadini che avevano contratto la spagnola e stavano morendo.

 

Dopo una settimana il virus aveva fatto oltre 4.500 vittime solo a Philadelphia, e nel giro di pochi mesi ne avrebbe fatte oltre 100 milioni in tutto il mondo. Il consiglio comunale ordinò la chiusura della città e confinò gli abitanti all'interno delle loro case, ma ormai era tardi...

 

Tutto chiuso.Subito. Diverso fu invece l'atteggiamento della città di St.Louis, distante più di 1.000 km da Philadelphia. Appena identificati i primi casi di spagnola, le autorità sanitarie bloccarono la città, imponendo un severissimo isolamento. Chiese, biblioteche, ristoranti e locali pubblici vennero immediatamente chiusi, così come le carrozze per il trasporto pubblico, che vennero fermate.

 

La strategia funzionò: in totale la città di St.Louis registrò una mortalità tra la popolazione che era circa la metà rispetto a quella di Philadelphia, anche se l'epidemia durò più a lungo.

 

Oltre che ridurre il numero complessivo di morti, il distanziamento sociale alleggerì il carico di malati sul sistema sanitario distribuendolo su un periodo più lungo e permettendo così ai medici di offrire cure migliori.

 

Uno studio sull'influenza spagnola pubblicato nel 2007 su Proceedings of the National Academy of Sciences mostra in maniera evidente come l'isolamento sociale imposto a St.Louis abbia appiattito la curva dei contagi, riducendo in maniera sensibile il tasso di mortalità.

 

Appiattire la curva dei contagi attraverso l'isolamento sociale è fondamentale per ridurre la mortalità in caso di pandemia. | Proceedings of the National Academy of Sciences

 

Meglio prima. I dati storici ci dicono che le misure distanziamento sociale sono efficaci se vengono introdotte quando meno dell'1% della popolazione ha contratto il virus. Ma devono essere tanto più rigide quanto più resta ignoto il numero delle persone infette.


Nel caso del Covid-19 per esempio, la Corea del Sud ha scelto di introdurre misure meno rigide, ma ha investito cifre e sforzi considerevoli per fare i tamponi ai cittadini in maniera estensiva, così da isolare solo le persone realmente malate. Anche gli asintomatici, che possono comunque infettare i più deboli e i più anziani.

20 marzo 2020 | Rebecca Mantovani