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Coronavirus in Cina: un passo in avanti verso un vaccino

Mentre cresce l'allarme per il coronavirus in Cina (e aumenta la diffusione), si muovono passi verso farmaci e vaccini. E un italiano bloccato a Wuhan racconta la sua esperienza.

Coronavirus
Nella città cinese di Chongqing i passeggeri della metropolitana si proteggono con una mascherina dal coronavirus. | Shutterstock

Con il primo caso negli Emirati Arabi salgono a 20 i Paesi in cui il coronavirus è già sbarcato (l'aggiornamento in tempo reale qui), e cresce l'allerta anche in Germania, dove si registrano i primi contagi da persona a persona. L'Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora dichiarato l'emergenza sanitaria di livello internazionale, ma il rischio globale è ora considerato elevato. 

 

Sul versante scientifico, restano le incognite sull'origine del virus: l'animale che lo ha trasmesso all'uomo non è stato ancora identificato e sembra cedere anche la certezza della prima ora, che indicava come luogo del primo contagio il mercato ittico di Wuhan. I ricercatori cercano di sbrogliare la matassa, mentre non hanno base scientifica le voci secondo cui il virus potrebbe essere fuggito dai laboratori dell'Institute of virology di Wuhan (http://english.whiov.cas.cn/), centro all'avanguardia che studia e conserva i virus più pericolosi.

 

Intanto, al Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne, in Australia, gli scienziati sono riusciti a far crescere il virus in laboratorio: un passo importantissimo verso lo sviluppo di test diagnostici più efficaci e di possibili farmaci utili, o di vaccini. 

 

Mentre uno studio pubblicato su Lancet, pubblicato nei giorni scorsi, mostra che alcuni soggetti possono essere portatori asintomatici dell'agente infettivo. E potrebbe esserci anche questo all'origine della discrepanza fra i dati ufficiali (che parlano di 6.057 contagiati e 132 decessi, i dati in tempo reale qui) e il numero molto maggiore di casi stimato dalle simulazioni al computer.

 

In Cina, al fine di circoscrivere l'epidemia, le città sottoposte a restrizioni quali il blocco dei trasporti sono ormai una ventina, per un totale di 56 milioni di persone interessate. È come se tutta l'Italia fosse stata messa in quarantena. Come si vive in queste città? Lo abbiamo chiesto a uno dei nostri connazionali che si trova lì.
Lorenzo di Berardino, pescarese, ventiduenne, sarebbe dovuto rientrare in Italia proprio in questi giorni, dopo un semestre di studio a Wuhan. 

 

Che regole dovete seguire? Che restrizioni avete?
Di regole obbligatorie ce ne sono poche in realtà: portare la mascherina quando si esce è la più importante (anche se ci sono misure che gli scienziati ritengono più utili, ndr). Le restrizioni sono principalmente imposte dal campus dove mi trovo, con una chiusura anticipata delle porte del dormitorio. Le altre norme sono principalmente rimesse al buon senso comune, per così dire. Ci si autotutela 

 

Oltre alla mascherina, vi hanno dato delle indicazioni per proteggervi?
Sì, i consigli sono di limitare al massimo le uscite, tenere un livello di igiene personale e della propria stanza più alto possibile e fare largo uso di disinfettanti. Io e i miei colleghi abbiamo deciso di uscire solo per fare provviste.

 

I supermercati sono affollati? Avete la sensazione che ci sia una rincorsa a fare provviste? 
I supermercati che abbiamo visitato erano piuttosto affollati sì, ma dire che ci sia una corsa alle provviste è esagerato. Sugli scaffali c'è molto cibo, anche se può capitare di arrivare quando il supermercato deve ancora essere rifornito.

 

Circolano filmati che mostrano la città deserta durante il giorno. 
Io stesso ho pubblicato uno di questi filmati su Twitter. Il mio video è stato girato presso un importante snodo stradale per uffici e altro, e le persone in giro erano davvero poche. Bisogna però considerare che molti lavoratori di Wuhan hanno lasciato la città per le ferie del Capodanno Cinese. Si tratta di una concomitanza di diversi fattori, e non ci si deve allarmare eccessivamente.

 

Siete preoccupati?
Preoccupazione ce n'è ovviamente, ci troviamo pur sempre in una situazione abbastanza particolare. Ma stiamo facendo del nostro meglio per rassicurare tutti e per stare tranquilli noi stessi. Purtroppo anche sui media è difficile distinguere le fake news dalle notizie reali, e spesso capita che arrivino dei voci catastrofiche, che non hanno fondamento. Io ce la sto mettendo tutta per essere il più positivo possibile nonostante la situazione non sia delle migliori, come è facile immaginare.

 

 

29 gennaio 2020 | Margherita Fronte