Salute

Come si fa un’autopsia?

Nei telefilm si vede sempre più spesso. Ma come viene svolta questa analisi nella realtà? Ve lo spieghiamo passo dopo passo.

L'autopsia, o esame post mortem, è l’esame dettagliato di un cadavere per stabilire con esattezza le cause e l’ora della morte, se avvenuta in circostanze particolari: in modo violento, in caso di assenza di testimoni o per la necessità di riscontri diagnostici da parte dei medici.

Inventata dai Greci circa 2.500 anni fa, generalmente viene effettuata entro 48 ore dal decesso, da un’equipe di medici patologi, che opera nella “sala settoria” presente in tutti i maggiori ospedali e in alcune università.

La durata complessiva può variare molto: da 3 ore, tempo minimo, a oltre 10 ore nei casi più complicati. Ecco le fasi principali.

1. Tutto inizia con il cosiddetto “esame esterno”. Un patologo forense prende nota delle caratteristiche fisiche visibili (macchie, ecchimosi...) del cadavere appoggiato nudo sul tavolo d’acciaio da analisi; il corpo viene poi pesato e misurato in lunghezza.

2. Si passa all’“esame interno”. Con un bisturi si apre la cassa toracica, solitamente con un taglio a “Y”: i “bracci corti” vanno dalla parte superiore delle spalle all’estremità inferiore dello sterno, mentre la “coda” della Y va dallo sterno fino all’osso pubico, evitando capezzoli e ombelico. Immediatamente dopo, con forbici speciali, si tagliano i nervi e le costole in modo tale da raggiungere gli organi interni (cuore, polmoni, fegato ecc.).

3. Ciascuno di questi organi viene rimosso, sezionato e pesato: gli intestini sono svuotati in un contenitore dove finiscono alimenti non digeriti e feci residue, lo stomaco viene aperto ed esaminato per analizzarne il contenuto e i vasi sanguigni più importanti vengono aperti ed esaminati longitudinalmente. Spesso si prelevano campioni da inviare in laboratorio per esami istologici e tossicologici.

4. L’autopsia completa prevede anche l’esame del cervello, che si effettua tagliando trasversalmente la calotta cranica con una sega circolare, il cosiddetto taglio “a bandana”, e il collegamento alla base del midollo spinale. Quindi si estrae delicatamente il cervello, soprattutto per osservare lo stato dei vasi cerebrali.

5. Terminate queste fasi, tutti gli organi esaminati vengono “rimessi a posto”, sul corpo. In attesa dei risultati di laboratorio, l’autopsia è terminata.

Va detto anche che il patologo forense, dopo l’autopsia, può lavorare ancora dei mesi - insieme ad altri esperti - per ricostruire il delitto.

A proposito di esposizione di cadaveri

17 agosto 2015
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