Focus

Coronavirus e CoViD-19: tutte le notizie Vai allo speciale

Come la COVID-19 rivoluzionerà i bagni pubblici

Sensori e assenza di maniglie: per evitare nuovi focolai di COVID-19 occorrerà ripensare il design delle toilette, riducendo le occasioni di contatto.

COVID-19 e bagni pubblici
La pandemia di COVID-19 sta rivoluzionando le nostre abitudini di igiene: inciderà profondamente anche sul modo di progettare le toilette pubbliche. | Shutterstock

La nuova consapevolezza dell'importanza dell'igiene emersa con la COVID-19 ha messo in luce diversi aspetti nell'organizzazione degli spazi pubblici che andranno ripensati, per ridurre le possibili occasioni di contagio. Molto si è parlato dei mezzi di trasporto, ma tra i primi servizi che andranno riprogettati - anche in vista di un allentamento dei lockdown - ci sono i bagni pubblici.

 

Percorsi ragionati. Come sottolinea un articolo sul Guardian, le toilette potrebbero trasformarsi in una delle prime finestre di contatto tra le particelle virali veicolate dalle mani o dalle deiezioni (il SARS-CoV-2 è presente anche nelle feci) e i nuovi organismi da contagiare. Il loro design andrà riprogettato per renderle baluardi di prevenzione e non nuovi focolai di infezione. Architetti, designer ed esperti di salute pubblica dovranno lavorare insieme per ridurre al minimo le necessità di contatto con superfici potenzialmente contaminate e allo stesso tempo aumentare la fiducia degli utenti in questi spazi, in modo che vi accedano spesso per lavarsi le mani.

 

Pulizie immediate. Partiamo dal WC: sappiamo che il SARS-CoV-2 si trasmette principalmente attraverso le goccioline respiratorie e le mani da esse contaminate, ma ci sono sempre più evidenze anche di una possibile trasmissione oro-fecale (cioè attraverso il contatto con superfici venute in contatto con escrementi in cui il coronavirus si annida). Non a caso, l'analisi delle acque reflue potrebbe trasformarsi in un valido sistema di monitoraggio dei focolai epidemici. Serviranno allora water autopulenti e sistemi per sanificare l'intera toilette non appena la porta si chiude, prima dell'ingresso successivo.

 

Rubinetti automatici. Quanto ai lavandini, oggi l'OMS raccomanda di chiudere il rubinetto usando una salviettina di carta, dopo che ci si è lavati accuratamente le mani. Questa procedura evita una possibile nuova contaminazione quando si è sicuri di avere le mani pulite. Estendere sensori e fotocellule a tutti i nuovi rubinetti ridurrebbe drasticamente le occasioni di contatto con queste superfici. Ma occorrerebbero anche uscite automatiche senza maniglie, per evitare il contatto con eventuali particelle virali lasciate da chi non si è lavato correttamente le mani.

Proteggersi a vicenda. La presenza costante di inservienti responsabili del rispetto delle norme igieniche e di dispenser trasparenti, che mostrino la quantità di sapone disponibile, completerebbe il quadro della toilette ideale. L'aspetto della sicurezza igienica dovrebbe diventare prioritario, come avviene oggi per le norme antincendio. Finora, questo risvolto era relegato in fondo alla lista delle necessità, specialmente in assenza di risorse finanziarie.

 

Le misure elencate avranno un impatto positivo in primo luogo sulle persone a reddito medio basso, sui lavoratori essenziali e suoi senzatetto, che ricorrono più spesso ai bagni pubblici e che sono tra le popolazioni più vulnerabili alla COVID-19. Ma i benefici di questa "rivoluzione" riguarderanno un po' tutti, soprattutto se si aumenterà il numero di toilette utilizzabili gratuitamente: in assenza di alternative, le persone tendono ad usare i bagni dei ristoranti, un'opzione che durante una pandemia bisognerebbe evitare a tutti i costi.

 

5 maggio 2020 | Elisabetta Intini