Come il microbiota e i probiotici ci influenzano (in bene)

Fame, ansia, capricci, umore mutevole. E se fosse tutta colpa dei batteri che abitano nel nostro corpo?

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Siamo circondati e invasi da ospiti invisibili, che ci accompagnano sempre. Sono i batteri, nostri alleati, fondamentali per il funzionamento dell’organismo. Che, però, non si rivelano affatto passeggeri passivi: sembra infatti che siano in grado di modificare il nostro comportamento. Alcuni batteri, per esempio, migliorano l’umore: ci fanno sentire in salute e quindi più tranquilli. Altri, invece, portano i bambini a piangere e a “pretendere” più cibo. E sembra che alcuni addirittura ci spingano a mangiare quello che a loro piace di più.

 

Insomma, le ultime ricerche stanno evidenziando che il popolo che vive dentro di noi - che tecnicamente si definisce microbiota - è ancora più influente di quanto pensassimo. Se è accertato quanto sia importante il ruolo dei batteri nei processi che avvengono nell’intestino, infatti, alcuni scienziati cominciano a pensare che la loro azione arrivi ben più su: fino al cervello.

 

Per capire come, ricordiamo che il nostro apparato intestinale contiene circa migliaia di miliardi di batteri, indispensabili per il suo funzionamento. Degradano sostanze difficili da assimilare, ci difendono dagli attacchi dei patogeni, aumentano o diminuiscono le nostre difese immunitarie e digeriscono i farmaci che mandiamo giù. In bambini e anziani rafforzano il sistema immunitario e li difendono da raffreddori e altre malattie.

LACTOBACILLUS CASEI

l’ambiente siamo noi. Il sodalizio tra la nostra specie e i batteri che vivono in noi risale a milioni di anni fa, e ha accompagnato la nostra evoluzione. Secondo Emeran Mayer, del Microbiome Center dell’Università della California a Los Angeles, autore di La comunicazione Mente-Pancia, «in miliardi di anni c’è stata chiaramente una coevoluzione tra i vari ospiti, dagli animali marini più semplici fino alle specie odierne, e i microorganismi che vivono in essi. Un’evoluzione influenzata anche dal trasferimento di geni tra i batteri e dalle abitudini alimentari degli ospiti».

 

I batteri però non si limitano a usarci come fornitori di cibo, ma hanno costituito insieme a noi (e dentro di noi) un vero e proprio ecosistema molto complesso, con migliaia di specie che interagiscono. Sappiamo che per vivere meglio ogni specie cambia e adatta il suo ambiente. E da poco si è capito che anche i batteri cercano di rendere più “confortevole” per loro il nostro corpo. Come?

LACTOBACILLUS DELBRUECKII

dialogo. Si è scoperto, per esempio, che i batteri inviano messaggi chimici al cervello. Ora, se è ben noto che il nostro apparato digerente comunica col nostro “centro di comando” e lo influenza, la sorpresa è stata scoprire che alcuni segnali erano mandati non solo dalle cellule dell’apparato digerente, ma anche dai batteri che abitano l’intestino. «Ci sono molti modi con i quali i batteri comunicano col cervello», afferma Mayer.

 

I ricercatori ipotizzano che si vada dalla stimolazione del nervo vago (che passa appunto dal tratto digestivo) all’uso di messaggeri molecolari. Per esempio una delle sostanze più importanti per la trasmissione nervosa e la regolazione dell’umore, la serotonina, è prodotta non solo dall’intestino, ma pure dai batteri. Lo stesso vale per un’altra molecola, chiamata Gaba (acido gamma-amminobutirrico).

 

LACTOBACILLUS REUTERI

Restano da indagare effetti e meccanismi nel nostro corpo. Per ora un esperimento dello scorso anno, condotto da ricercatori dell’università olandese di Leida, ha mostrato che una dieta arricchita di batteri presenti in una bevanda probiotica (come Bifidobacterium, Lactobacillus e Lactococcus) ha diminuito, negli adulti sani che partecipavano al test, le reazioni alle emozioni negative e i pensieri aggressivi. Non si è ancora certi che le sostanze prodotte dai batteri colpiscano direttamente il cervello: l’effetto, affermano gli scienziati, potrebbe essere dovuto a una migliorata funzione intestinale.

 

In un esperimento precedente, l’assunzione di Lactobacillus casei ha scacciato l’ansia da persone affette da sindrome da fatica cronica. Questo batterio è sempre uno di quelli che fanno parte del “microbiota”, il complesso di microorganismi che si trova nel nostro apparato digerente.

TOXOPLASMA GONDII

topi felici. Ma il campo è pionieristico, quindi gran parte degli esperimenti per ora sono stati fatti su topi. E hanno rivelato vari effetti. Per esempio i lattobacilli diminuiscono l’ansia e aumentano la memoria dei topi in un labirinto, dove invece di solito rimangono per alcuni minuti spaventati in un angolo. Persino topi con sintomi simili a una malattia molto grave nell’uomo, l’autismo, hanno migliorato il loro comportamento dopo essersi nutriti di un batterio particolare (Bacteroides fragilis) che si era notato essere più raro nei bambini autistici.

 

Alcuni studiosi pensano addirittura che certe specie di batteri siano capaci di indurci a mangiare quello che loro desiderano. I batteri del genere Prevotella crescono meglio quando sono immersi nei carboidrati, i bifidobatteri preferiscono le fibre, mentre i Bacteroidetes hanno preferenze per alcuni grassi. Secondo Joe Alcock, del dipartimento di medicina di emergenza dell’Università del New Mexico, si instaura addirittura un conflitto evolutivo tra gli ospiti e i batteri. I primi vogliono mangiare sano ed equilibrato, i secondi preferiscono cibi di un certo tipo e ci spingerebbero a ingurgitare junk food. Non è finita: le preferenze di cibo fanno anche nascere una guerra all’interno delle comunità batteriche presenti nell’apparato digerente.   

 

È forse il conflitto tra batteri che cambia il nostro comportamento. Quando nell’intestino dei bambini piccoli aumentano i proteobatteri e diminuiscono i Bacteroidetes, i neonati piangono molto di più per le coliche: in questo modo forse finiscono per ottenere più cibo, che va a finire a disposizione dei microrganismi. E sempre nei bimbi piccoli, uno studio ha mostrato che coliche e pianto diminuiscono con l’assunzione di Lactobacillus reuteri: un altro cosiddetto “probiotico”, cioè un organismo benefico per la salute, che colonizza il nostro tratto digerente.

LACTOBACILLUS CASEI SHIROTA

biodiversità interna. Non è ancora del tutto chiaro quali metodi usino i batteri per indurci a fare certe cose, ma si sa che alcuni emettono tossine che danneggiano l’epitelio intestinale (la superficie dell’intestino a contatto con il cibo), aumentando i segnali di dolore e di fame. Altri cambiano anche il funzionamento dei recettori del cibo; nei topi privi dei batteri (cresciuti in un ambiente del tutto sterile) i recettori per i cibi grassi nella lingua sono più numerosi di quelli dei topi normali. Investito da questo fiume di sostanze batteriche, il cervello risponde con altri composti che scendono fino allo stomaco, cambiando le condizioni in cui vivono i batteri.

Tutti questi segnali e controsegnali potrebbero però essere volti a nostro vantaggio. Un ecosistema con tante specie, infatti, ha equilibrio e stabilità superiori. Se invece nel nostro intestino ci sono poche forme batteriche, le dominanti usano l’energia per cambiare l’ambiente come fa più comodo a loro. Il modo migliore per avere un microbiota ricco e sano è aumentare la biodiversità con i probiotici, come i lattobacilli dei latti fermentati. In generale, in questo modo nel nostro apparato digerente si forma un sistema più completo e non dominato da pochi organismi aggressivi.

 

E, anche se gli studi sono ancora preliminari, un aumento della complessità del microbiota sembra influire sull’umore. Persone nutrite con mix di Lactobacillus helveticus e altri batteri hanno avuto benefici psicologici. «È importante però capire», mette in guardia Mayer, «che, a differenza di quanto accade in laboratorio, gli effetti dei batteri sugli uomini adulti sono molto più difficili da determinare».

LACTOBACILLUS ACIDOPHILUS

cautela. Il consiglio che danno gli studiosi quindi è di non entusiasmarsi troppo, perché resta ancora molto da chiarire. «Purtroppo capiamo solo parte della complessa ecologia del microbiota, e al momento è futile, o potrebbe essere pericoloso, tentare di cambiarlo, come propongono alcuni, con organismi geneticamente modificati», conclude Mayer.

 

Quel che è certo è che le specie che ospitiamo nell’apparato digerente non sono ospiti passivi, ma contribuiscono a modificare il nostro percorso nella vita.

08 Ottobre 2018