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Come funziona l'apparato respiratorio?

L'apparato respiratorio permette all'ossigeno atmosferico di arrivare nel sangue. Danneggiarlo, per esempio fumando, può essere letale.

L'apparato respiratorio è formato da naso, faringe, laringe, trachea, polmoni, pleura, bronchi e bronchioli. Respiriamo, in media, 15 volte al minuto, introducendo nei polmoni 9.000 litri di aria al giorno. In un anno, poi, respiriamo abbastanza da riempire una piscina olimpionica. Anche se raramente ci rendiamo conto di questa incessante attività, essa è indispensabile per consentire a tutte le nostre cellule di rifornirsi di ossigeno e di eliminare l'anidride carbonica. E a garantire che tutto ciò accada è appunto l'apparato respiratorio, un insieme di tubi e cavità attraversati continuamente dai flussi in ingresso e in uscita.

L'aria entra da bocca e narici, arriva alla faringe e si incanala attraverso due tubi di collegamento (la laringe e la trachea). Poi si indirizza nei due bronchi e infine all'albero bronchiale, struttura ramificata che fa già parte dei polmoni, il cui aspetto ricorda proprio quello delle fronde di un albero. Da lì in poi, ciascun tubo si divide in diramazioni sempre più sottili (i bronchioli) che terminano in grappoli tondeggianti chiamati alveoli, le cui pareti sono a stretto contatto con una fittissima rete di capillari.

respirando i virus nell'aria. Qui avviene lo scambio tra l'ossigeno inalato e l'anidride carbonica, che è poi espulsa con l'espirazione. A diretto contatto con l'aria esterna, che può essere sporca o contaminata da patogeni che attaccano le vie respiratorie, a cominciare dai virus dell'influenza e, naturalmente, da quello della covid che si trasmettono con le goccioline di saliva emesse ad esempio con il respiro, con la tosse e gli starnuti -, il sistema respiratorio sembra molto vulnerabile. È però dotato di una serie di meccanismi di difesa, che consentono di purificare almeno in parte il flusso. 

Già i peli del naso, per esempio, trattengono le particelle più grosse, mentre la trachea e i bronchi sono ricoperti da muco e tappezzati di cellule dotate di moltissimi prolungamenti, che muovendosi in sincrono filtrano eventuali particelle presenti e le spingono verso l'esterno. 

polmoni in fumo. Il fumo di sigaretta danneggia questo meccanismo di difesa ed è anche all'origine di moltissime malattie respiratorie, come quella da coronavirus. Il fumo, infatti, contiene centinaia di molecole tossiche, e i primi tessuti a risentirne sono proprio quelli deputati alla respirazione. I polmoni di un forte fumatore, col tempo, diventano neri, perché sono pieni di catrame.

Per chi smette di fumare i benefici iniziano da subito. Dopo 8 ore dall'ultima sigaretta già calano i livelli di monossido di carbonio nel sangue (che crea affaticamento) e il giorno dopo inizia a ridursi il rischio di infarto. Nei 3-5 giorni seguenti, migliorano il gusto e la respirazione e dopo 2-12 settimane la pelle diviene più luminosa. Passati 3-9 mesi dall'ultimo "tiro", si attenua la tosse e migliorano la respirazione e la funzione polmonare. Dopo un anno si riduce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari e dopo cinque si dimezza anche quello per il cancro al polmone. Dieci anni dopo aver smesso, la probabilità di morire per un tumore legato al fumo è pari a quella di un non fumatore.

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Tratto da Focus Extra, Il nostro corpo, disponibile solo in versione digitale. Leggi il nuovo Focus in edicola!

12 gennaio 2022
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