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Che cos'è la sindrome di Kawasaki?

Quello che sappiamo sulla sindrome di Kawasaki, una rara malattia vascolare che colpisce i bambini e che potrebbe essere collegata alla COVID-19.

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La prevenzione contro COVID-19 deve riguardare anche i bambini, benché finora si siano dimostrati protetti dai sintomi più gravi dell'infezione. | Shutterstock

La sindrome di Kawasaki è una rara malattia vascolare pediatrica, caratterizzata da un'infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni in tutto l'organismo. Negli ultimi giorni se ne è parlato molto per un aumento anomalo dei casi di questa malattia in diversi Paesi d'Europa, apparentemente collegato alla pandemia di COVID-19.

 

Caratteristiche e origine. La malattia che prende il nome dal suo scopritore - il pediatra giapponese Tomisaku Kawasaki - interessa soprattutto i neonati e i bambini fino agli 8 anni di età. I sintomi più comuni sono febbre prolungata, occhi arrossati senza secrezioni, labbra secche e arrossate e lingua "a fragola", linfonodi ingrossati, eruzioni cutanee, gonfiore e desquamazione di mani e piedi. In alcuni casi è accompagnata da problemi gastrointestinali come mal di pancia o diarrea. 

 

Le complicanze più gravi che insorgono se la sindrome di Kawasaki non viene riconosciuta e trattata includono problemi cardiovascolari, il più grave dei quali è la dilatazione della parete coronarica (aneurisma) che può degenerare in un infarto miocardico. Le cause della malattia non sono note, ma la sindrome di Kawasaki potrebbe essere connessa a un'infezione che genera una risposta autoimmune in chi è geneticamente predisposto.

Un legame sospetto. Con un trattamento tempestivo quasi tutti i bambini guariscono entro 8 settimane dall'inizio dei sintomi. La sindrome di Kawasaki è anche molto rara: si pensa colpisca, a seconda dell'area geografica, tra gli 8 e i 67 bambini ogni 100 mila. Tuttavia, nelle ultime settimane i pediatri di varie parti d'Europa (Lombardia, Piemonte e Liguria ma anche Regno Unito e Portogallo) hanno segnalato un aumento di casi della malattia, o di una patologia sistemica che la ricorda, tra bambini che vivono nelle aree colpite da COVID-19. A Bergamo, in un mese il numero di casi ha eguagliato quelli dei tre anni precedenti: ecco perché si pensa ci sia un legame, non ancora chiaro, con il SARS-CoV-2, evidenziato anche da tamponi e test sierologici nei piccoli pazienti. Occorre però sottolineare che non tutti i bambini colpiti da questa sindrome sono positivi alla COVID-19.

 

Poco frequente. Il rapporto tra sindrome di Kawasaki e COVID-19 andrà studiato, in vista dell'imminente "fase 2". Tuttavia, i pediatri invitano ad evitare allarmismi: meno dell'1% dei bambini colpiti da COVID-19 sviluppa questa malattia. Oltretutto, sappiamo che i bambini sono per ragioni ignote più protetti dalle forme più gravi di infezione da Sars-CoV-2. Come scrive il virologo Guido Silvestri su Facebook: «In totale, in America sono morti, nel 2020, 5.330 bambini sotto i 14 anni di cui OTTO (0.15%) per COVID-19 e 5.322 per altre cause (nell'ordine: incidenti stradali, incidenti domestici, neoplasie, omicidi, avvelenamenti, annegamento, malattie congenite, malattie cardiovascolari, infezioni, ed incidenti sul lavoro). Nessuno di questi otto bambini era senza patologie pregresse. La morte di ogni bambino sotto i 14 anni è una enorme tragedia, e questo vale sia per lo 0.15% di morti causate da COVID-19 che per il restante 99.85%».

29 aprile 2020 | Elisabetta Intini