Celiachia, in futuro la diagnosi sarà più semplice

Tra qualche anno potrebbe bastare un semplice esame del sangue per diagnosticare, in sole 24 ore, l'intolleranza permanente al glutine. Un esame che ad oggi rimane lungo e invasivo.

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Il glutine è contenuto nelle farine più comunemente usate per impastare pane e pasta. Photo: © Beisch, Leigh/the food passionates/Corbis

Un gruppo di ricercatori americani e australiani sta mettendo a punto un test che in futuro potrebbe rendere più immediate e meno invasive le procedure per la diagnosi della celiachia, l'intolleranza permanente al glutine che colpisce, in Italia, una persona su 100.

Rapido e non invasivo
Gli scienziati dell'azienda di biotecnologie ImmusanT di Boston e quelli del Walter and Eliza Hall Institute di Melbourne hanno sviluppato un test che, attraverso un semplice esame del sangue, è in grado di diagnosticare la celiachia in sole 24 ore, senza costringere i pazienti a una preliminare e prolungata assunzione di glutine.

Il nuovo esame è stato testato preliminarmente su 48 soggetti, ma ulteriori studi serviranno per provare la sua effettiva infallibilità. I risultati dello studio pilota confermerebbero comunque che il test è efficace dopo solo 3 giorni di reintroduzione del glutine nell'alimentazione dei pazienti che sospettano di essere celiaci.

Il "colpevole" e i danni all'intestino
Il glutine è una sostanza proteica presente in molti cereali, come il frumento, il farro, la segale, il kamut e l'orzo. Chi è celiaco sviluppa, quando assume glutine con l'alimentazione, una violenta reazione infiammatoria che comporta sintomi come nausea, diarrea, mal di testa, perdita di peso, stanchezza cronica, anemia, e il mancato assorbimento delle sostanze nutritive assunte con il cibo dovuto al danneggiamento (una sorta di appiattimento detto "atrofia") dei villi che ricoprono l'intestino tenue (Per approfondire: che cos'è la celiachia).

Oggi la tecnica per diagnosticare la celiachia è complessa e prevede che i pazienti, sospettando la malattia, smettano di assumere cibo contenente glutine e poi lo reintroducano per alcune settimane prima di sottoporsi a una serie di esami del sangue e a una biopsia intestinale che accerti una volta per tutte, tramite il prelievo di campioni di tessuto, lo stadio della malattia. Una pratica invasiva che comporta, per i pazienti, anche il disagio di assumere alimenti dalle conseguenze dannose per il proprio organismo.

Un iter più breve
«Le nostre ricerche rivelano che il nuovo esame del sangue è accurato già dopo tre giorni di consumo di glutine, non dopo le settimane o i mesi tradizionalmente necessari per la diagnosi attraverso biopsia intestinale» commenta Jason Tye-Din, gastroenterologo dell'Istituto di Melbourne coinvolto nello studio. «Questo test misura il rilascio di citochine, ossia la risposta delle cellule (immunitarie) T al glutine dopo tre giorni di consumo, e una risposta positiva è altamente predittiva della malattia celiaca».

Lo studio preliminare ha mostrato un aumento anormale di citochine (molecole prodotte durante una risposta immunitaria) in pazienti con celiachia conclamata; il test si è dimostrato invece negativo nei soggetti non celiaci, anche se avevano seguito una dieta priva di glutine, perché pensavano che fosse proprio il glutine la causa dei loro sintomi.

Se la (ri)conosci, lo eviti
Serviranno anni prima che il test passi tutti i trial del caso e sia disponibile al grande pubblico. Ma se dovesse accadere semplificherebbe le procedure diagnostiche e permetterebbe di smascherare molti casi di celiachia ancora nascosti: si calcola che in Italia i soggetti colpiti da questa malattia siano circa 600 mila, ma che solo a uno su 6 sia stata ufficialmente diagnosticata.

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20 Gennaio 2014 | Elisabetta Intini